‘autobusseparazione’ o ‘autobusapartheid’

 

Borgaro: autobus separati italiani/rom, proposta della giunta di sinistra

18343Due autobus per uno stesso percorso
Uno – il 69 – che dalla torinese Piazza Stampalia esce dalla città e fa capolinea a Borgaro Torinese, senza fermarsi davanti al “campo rom”. L’altro che fa da navetta tra il “campo” e il capolinea, ossia la piazza del capoluogo piemontese. E’ la proposta che il sindaco di Borgaro Torinese ha avanzato alla ditta di trasporti Atm.
“Così si risolverà il problema”
“Non mi chiamate razzista”

Claudio Gambino, sindaco Pd di Borgaro Torinese, cittadina da 15mila abitanti nell’hinterland del capoluogo piemontese, ha annunciato che chiederà l’istituzione di una linea separata di bus per i residenti del campo nomadi alle porte del comune. Il motivo? “Una ragazza di 13 anni è stata aggredita da due ragazze rom mentre andava a scuola”, spiega il sindaco. Per i residenti del campo, la possibilità di un mezzo di trasporto separato è solo l’ennesimo segno dell’apartheid in cui vivono. “Se succede qualcosa è sempre colpa dello zingaro”, si sfoga un giovane rom che cita un recente caso di cronaca: l’allarme scattato per il presunto rapimento di una bambina e le accuse che erano subito cadute su due nomadi. “La piccola non era stata rapita -c ontinua il ragazzo – il padre si era inventato tutto. Noi ci siamo integrati nella società italiana, ma continuano a non accettarci”

“Non è razzismo, è soltanto un modo per risolvere un problema che va avanti da troppo tempo”,

fa eco al sindaco Luigi Spinelli, assessore ai trasporti di Sel e membro della stessa lista civica. I problemi a cui fanno riferimento sono i furti, le molestie, le intimidazioni che i cittadini subirebbero da parte dei rom. Una situazione che le persone lamentano da tempo, e che ha portato l’amministrazione a sperimentare per un tempo limitato – e senza miglioramenti – l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus.
“La proposta è giunta in seguito alle lamentele dei passeggeri del 69, scocciati dal comportamento spesso aggressivo di alcuni ragazzini rom, che infastidivano i passeggeri tanto da richiedere l’intervento dei vigili urbani a bordo dell’autobus”, spiega l’associazione AIZO in un comunicato stampa (link).
Non è dato sapere esattamente in che cosa i comportamenti aggressivi sarebbero consistiti. In ogni caso, si risolveranno con una separazione che ricorda troppo da vicino altri tempi?

“Quando si tratta di politiche sociali non bisogna nascondere il problema o accantonarlo, dando così luogo a situazioni di segregazione che non fanno altro che aumentare il conflitto tra la comunità rom e gagè – affermano i membri di AIZO – ma è necessario cercare di risolverlo lavorando sul senso di appartenenza e sul rispetto reciproco, tramite l’applicazione della legge e non attraverso misure punitive e razziste”. Secondo l’associazione, provvedimenti come quello proposto a Borgaro creano una diffidenza sempre maggiore verso persone già separate dal resto della comunità e contro i quali la stigmatizzazione è ampiamente presente: “Ricordo che poco tempo fa un uomo di Borgaro ha accusato i rom di avergli rapito il figlio, notizia che si è poi rivelata essere una bufala”(ne abbiamo parlato qui), evidenzia Carla Osella, presidente di A.I.Z.O.
Le scelte politiche, locali come nazionali, tendono spesso ad acuire il senso di fragilità e di non appartenenza dei rom: si pensi, ad esempio, alla creazione dei “campi”, luoghi recintati e sorvegliati previsti esclusivamente per i cittadini rom (per un’analisi si veda il rapporto Segregare costa). Misure che contrastano con quanto sarebbe in realtà necessario, ossia dialogo, confronto e percorsi di inserimento socio-lavorativo, come sottolineato da Osella: “Credo che la soluzione più efficace al problema debba essere la costruzione di un ponte di mediazione tra l’amministrazione comunale di Borgaro e le famiglie rom di strada Aeroporto”.
 
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