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il noto teologo Giuliano Ferrara segue Magdi Allam e critica Francesco per la debole condanna dell’attentato in Pakistan

 

Giuliano Ferrara critica papa Francesco per la sua debole condanna dell’attentato di Lahore in Pakistan sul “Foglio” di martedì 29 marzo 2016. Ecco le parole del pontefice pronunciate dopo il Regina Coeli pronunciate per la Pasqua. 

Ferrara

“Ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale. Desidero manifestare la mia vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo crimine vile e insensato – ha sottolineato Bergoglio- e invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari. Preghiamo tutti per i morti di questo attentato, per i famigliari, per le minoranze cristiane e etniche di questa nazione”.

L’ex direttore del Foglio è stato pronto a condannare la condanna del papa, aggrappandosi all’aggettivo “insensato” rimarcato da Bergoglio. “Se invece la dichiarazione di insensatezza diventa una regola di prudenza legata allo spirito inter religioso del dialogo, se il retropensiero è che il cristianesimo con lo spirito dominante dell’occidente e in quanto tale condannato a morte (la principale ragione della persecuzione anticristiana secondo lo storico e vaticanista John Allen), allora le cose cambiano e emerge una reticenza ideologica e pericolosa”. Ferrara conclude rimarcando come Lahore sia più vicina a Ratisbona di quanto si pensi, evidenziando ancora una volta il suo rimpianto per Benedetto XVI.

Magdi Allam Prima di lui anche un altro noto teologo come Magdi Allam aveva criticato la debolezza di Francesco nella condanna di un attentato efferato come quello compiuto in Pakistan. Benché il dogma dell’infallibilità papale non riguardi ogni pensiero espresso dal pontefice, stupisce ogni volta come una declinazione moderata del cattolicesimo sia ogni volta denunciata come sintomo di chissà quale pericolo dagli autoproclamati difensori dell’Occidente. Un po’ come per gli Stati Uniti, per Ferrara l’appoggio incondizionato alla Chiesa vale solo se  prevale una linea, molto ben definita e piuttosto stretta, a lui affine. Come se il mondo si fosse fermato ai tempi delle guerre di Busch, rimpiante solo dal direttore del “Foglio” e pochi altri, come dimostrano con plastica evidenza perfino le primarie repubblicane.

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