‘normali’ o ‘supervisori’ dell’ordine mondiale?

due

gli Stati Uniti accetteranno mai di essere una nazione ‘normale’ che non viva il suo rapporto col mondo, come una specie di ‘supervisione’ continua che la autorizza ad usare le armi ogniqualvolta ha la sensazione che il proprio ordine sia stato turbato?

su questo, una graffiante puntualizzazione di M. Serra su l’ ‘amaca’ odierna:

 

Molti, nel mondo, avevano sperato che con Obama gli Stati Uniti accettassero di essere una Nazione “normale”, potente ma normale, autorevole ma normale; ovvero una Nazione tra altre Nazioni, in grado di guardare agli altri popoli percependone varietà e complicazione, e persino considerando l’esistenza dell’Onu non come un fastidio burocratico, ma come un’occasione politica, un luogo nel quale confrontarsi e dal quale ricevere (o non ricevere) mandati un poco più collegiali di quanto viene deciso dalla sola Casa Bianca o dal Congresso americano. E lo storico discorso di Obama al Cairo nel 2009 («la democrazia non si può imporre») aveva confermato questa speranza.
Ma evidentemente avevamo capito male. Chiunque governi gli Stati Uniti si sente investito, prima o poi, di una sorta di supervisione planetaria, che lo autorizza a intervenire con le armi (con l’inglesino di turno al seguito) per ristabilire ordine o punire crimini (come in Siria). I risultati sono in genere catastrofici sotto il profilo politico e anche sotto quello umanitario, vedi l’Iraq dopo Saddam, terra di sangue e di caos. Ma deve scattare qualcosa di pavloviano, e di irresistibilmente
megalomane, quando ci si siede su quella poltrona.

Da La Repubblica del 04/09/2013.

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