Gutierrez a Mantova

Rizzi

aiutati da A. Rizzi a comprendere la teologia della liberazione:

La teologia della liberazione fa pensare all’America latina, ai preti che lottavano contro la povertà, e il papa che temeva quella lettura «estremista» del Vangelo. A inventare nel 1971 il termine “teologia della liberazione” che poi si diffuse nel mondo intero fu Gustavo Gutiérrez, un teologo peruviano, che nel 1984 fu chiamato a Roma e rischiò la scomunica. Gutiérrez verrà a Mantova domenica al Festivaletteratura (evento 225, ore 16, basilica di Santa Barbara) per confrontarsi con Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto dell’ex Sant’Uffizio, successore di Ratzinger, il maggior oppositore di Gutiérrez. Sarà un incontro di enorme atualità ora che c’è papa Francesco. Nella nostra città vive Armido Rizzi, un teologo gesuita che ha lasciò il sacerdozio perché credeva in una nuova teologia, poi si è sposato con una mantovana, dal 1980 al 2007 è stato animatore del Centro Sant’Apollinare (Fiesole), promuovendo la divulgazione teologica. A Mantova continua la ricerca, incrociando il religioso, l’etico e il politico. Armido Rizzi ricorda bene quando in Italia, la Queriniana di Brescia pubblicò, quasi subito “La teologia della liberazione”. E lui stesso andò in Perù dove visse per vari mesi. Non si poteva tacere lo sfruttamento di quel Paese, dove «l’1% della popolazione riceve il 30% del reddito nazionale, e il 30% più povero solo il 5%» e il resto del Sudamerica aveva situazioni simili. Come potevano i cristiani non interrogarsi? «La riflessione teologica – scriveva Gutiérrez – fa parte del diritto di pensare di un popolo sfruttato e cristiano. E’ la fede del povero nel Dio liberatore». E Armido Rizzi, nel suo “L’oro dl Perù: la solidarietà dei poveri”del 1984, cita questa frase e si chiede anche perché «fa paura Gutiérrez». Cristo ha promesso il paradiso ai poveri, ma qui sulla terra? E’ una domanda che in tanti sacerdoti si facevano, ma che le gerarchie temevano sfociasse nel marxismo. Finchè Ratzinger bocciò la teologia della liberazione. Rizzi ricorda Oscar Romero, assassinato sull’altare in Salvador ed è in contatto con l’unico che si salvò di una strage precedente di sacerdoti. Romero inizialmente non vedeva bene la teologia della liberazione, ma poi era cambiato. Finì ucciso da sicari dei servizi segreti, «deviati» diremmo in Italia. Mentre Gutiérrez rifletteva, la democrazia cilena finiva con il golpe e la morte di Allende, l’11 settembre del 1973, esattamente 40 anni fa. «Sono temi attualissimi – spiega Rizzi -. Allora c’era la teoria del “desarrolismo”: con lo sviluppo in 30-40 anni i paesi poveri sarebbero diventati ricchi, ma non è stato così. Negli Usa invece si faceva strada la teoria neomarxista della dipendenza: i paesi poveri sarebbero rimasti tali perché dipendenti dai paesi ricchi, costretti a produrre e vendere ciò che impongono le multinazionali e ai loro prezzi». Gutiérrez ha incontrato Rizzi a Firenze nel 2001. E gli si è rivolto così: «Noi siamo amici!». Poi, alla domanda: «La teologia della liberazione sta morendo?», ha risposto: «Si è allargata: è la teologia di tutte le religioni».

Maria Antonietta Filippini

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