dio e il male

crocifissoE’ Dio che vuole il male?

Il biblista Ariel Alvarez Valdés, presenta la problematica della relazione tra
Dio e il male, sfatando alcune comprensioni ed idee che purtroppo sono entrate a
far parte del sentire comune dei cristiani, ma che poco si adattano a ciò che
emerge in particolare dagli insegnamenti di Gesù di Nazareth, distorcendo
l’immagine di Dio che diviene così non più credibile nè tantomeno solidale con
l’umanità. Di seguito stralci del suo contributo.

LO SCHIAFFO DEL FILOSOFO2.300 anni fa, un filosofo greco chiamato Epicuro
passeggiava per le strade di Atene ponendo agli ateniesi un inquietante e
irrisolvibile dilemma, che ancora oggi continua a turbare le persone. Epicuro
affermava: «Di fronte al male nel mondo, vi sono solo due possibili risposte: o
Dio non può evitarlo o Dio non vuole evitarlo. Se non può, allora non è
onnipotente, e non ci è utile come Dio. Se non vuole, allora è malvagio, e non
ci conviene come Dio». Entrambe le risposte facevano a pezzi l’immagine della
divinità.Attualmente, di fronte alle disgrazie che scuotono permanentemente la
nostra società, specialmente quelle vincolate alla natura – tsunami, terremoti,
inondazioni, eruzioni vulcaniche – che distruggono intere città e provocano la
perdita di migliaia di vite, il dilemma di Epicuro continua a risuonare come uno
schiaffo alla fede di milioni di credenti, i quali continuano a chiedersi come
sia possibile che un Dio amorevole e provvido possa permettere tali avversità
nella vita degli esseri umani, senza decidersi a intervenire né ad
aiutare.Epicuro, con il suo dilemma, non pretendeva negare l’esistenza della
divinità. Richiamava solo l’attenzione sulla misteriosa presenza del male nel
mondo, come cane feroce che fa la posta acquattato nelle curve del percorso
della vita umana. Tuttavia, le sue parole hanno condotto molte persone
all’ateismo. E in effetti avrebbero dovuto far perdere la fede a tutti, dal
momento che risulta inammissibile che Dio, potendo evitare le calamità che
avvengono, non riesca a farlo o non voglia farlo.UN DIO MALEFICOÈ possibile
risolvere il bimillenario dilemma di Epicuro? Chiaro che sì. A tal fine,
dobbiamo evitare la tentazione di attribuire a Dio il male che ci circonda.
Qualcosa di assai difficile per i cristiani, dal momento che, quando guardiamo
all’Antico Testamento per quanto riguarda l’origine del male, la risposta che
otteniamo è sorprendente e persino terribile: è Dio che provoca tutti i mali che
esistono. Sono innumerevoli, infatti, gli episodi in cui Yahvé, il Dio di
Israele, appare nell’atto di punire gli esseri umani, terrorizzandoli, mandando
loro catastrofi, peste, siccità e persino spingendoli a farsi la guerra.Così,
per esempio, egli ordina il diluvio universale che annienta quasi tutta
l’umanità (Gn 6,7); distrugge la città di Sodoma, facendo piovere fuoco e zolfo
(Gn 19,24); trasforma in statua di sale la moglie di Lot, colpevole solo di
essersi guardata indietro (Gn 19,26); rende sterile Rachele, la seconda moglie
di Giacobbe (Gn 30, 1-2); fa nascere balbuziente Mosè (Es 4,10-12); uccide i
figli delle famiglie egizie (Es 12,13); provoca le sconfitte militari degli
israeliti (Gs 7,2-15; Gc 2,14-15); fa morire il figlio del re David, perché suo
padre aveva peccato (2 Sam 12,15); determina la dolorosa divisione politica del
Regno di Israele, che tante conseguenze funeste avrebbe avuto per gli ebrei (1
Re 11,9-11); condanna alla cecità l’esercito degli aramei, quando attaccano la
città di Dotan (2 Re 6,18-20).MALI CHE PROVENGONO DAL CIELODio, nella Bibbia, è
il responsabile delle malattie e delle morti, come pure dei disastri della
natura, che appaiono direttamente provocati dal suo potere infinito. Così, è
Yahvé che invia i serpenti velenosi che mordono gli israeliti nel deserto (Nm
21,6); che provoca un terremoto perché muoiano tutti coloro che si erano
sollevati contro Mosè (Nm 16,31-32); che punisce con la lebbra la sorella di
Mosè (Dt 24,9); che manda la peste a Israele, a causa della quale muoiono 70.000
persone (2 Sam 24,15); che produce la siccità per tre anni in tutto il Paese (1
Re 17,1).
Nell’Antico Testamento, insomma, tutte le disgrazie, gli incidenti, le malattie
e la stessa morte appaiono opera di Dio.Tale convinzione si trova chiaramente
espressa nel libro di Isaia, laddove Dio afferma: «Io formo la luce e creo le
tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto
questo» (Is 45,7). E nel libro di Osea, laddove il profeta esclama: «Venite,
ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha
percosso ed egli ci fascerà» (Os 6,1). Per questo il povero salmista recrimina
amaramente: «Sono infelice e morente dall’infanzia, sono sfinito, oppresso dai
tuoi terrori. Sopra di me è passata la tua ira, i tuoi spaventi mi hanno
annientato» (Sal 88,16-17).NULLA CHE LUI NON VOGLIAIn questo modo, in quasi
tutte le pagine dell’Antico Testamento si sente parlare dell’ira di Dio contro
il suo popolo. Come Israele può aver concepito un’immagine così spaventosa del
suo Dio? È facile comprenderlo. Quando è stato scritto l’Antico Testamento, le
scienze non si erano ancora sviluppate. Non si conoscevano le leggi della
natura, né le cause delle malattie, né l’origine dei fenomeni naturali. La
psicologia era piuttosto elementare, e i concetti di libertà e di responsabilità
umane erano molto poco elaborati.Così, molti dei fenomeni che oggi definiamo
naturali e che in quell’epoca non trovavano spiegazione venivano considerati
soprannaturali e pertanto provenienti direttamente da Dio. Per questo, qualunque
cosa avvenisse, buona o cattiva, bella o brutta, felice o drammatica, era opera
di Dio. Un israelita non avrebbe mai potuto immaginare che in questo mondo
potesse succedere qualcosa senza che Dio lo volesse o lo provocasse. Egli era
il signore di tutto e pertanto l’autore di tutto.CHE NESSUNO RESTI INFERMO!
Quando Gesù di Nazareth iniziò la sua predicazione, la situazione non era
cambiata molto. Le scienze erano ancora in una fase primitiva e si continuava ad
ignorare le cause naturali dei fenomeni che accadevano. Ma Gesù comunicò un’idea
mai sentita fino a quel momento, insegnando che Dio non provoca il male di
nessuno, né dei giusti né dei peccatori. Che vuole solo il bene.Per dimostrarlo,
adottò una metodologia sommamente efficace. Iniziò a curare, nel nome di Dio,
tutti gli infermi che gli venivano portati, annunciando in tal modo la buona
notizia che le malattie non erano opera di Dio e che, se qualcuno si ammalava,
non era con il suo permesso. Stesso atteggiamento assunse di fronte alla morte.
Quando venivano a parlargli di qualcuno che stava morendo, non diceva mai di
lasciarlo morire perché quella era la volontà di Dio. Al contrario, lo rianimava
immediatamente, per mostrare come Dio non mandasse né volesse la morte.Nei suoi
insegnamenti trasmetteva questo stesso messaggio ai suoi ascoltatori. Un giorno
i suoi discepoli videro un cieco dalla nascita e chiesero a Gesù: «Rabbì, chi ha
peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» (Gv 9,1-3). E Gesù
spiegò loro che le malattie non sono mai un castigo per i peccati, né sono
inviate da Dio. In un’altra occasione, a proposito delle 18 persone rimaste
schiacciate dal crollo della torre di Siloe, chiarì che l’incidente non era
stato voluto da Dio, né rappresentava un castigo per la presunta malvagità di
queste persone, ma che tutti siamo esposti agli incidenti e che per questo
dobbiamo essere pronti (Lc 13,4-5).IL PASSERO CHE CADE
Gesù, pertanto, insegnò chiaramente che Dio non vuole né permette le malattie. E
neppure provoca la morte, né gli incidenti, né causa direttamente i fenomeni
della natura in cui tanti esseri umani perdono la vita. Che da Dio procede solo
il bene che c’è nella vita, non il male, perché Dio ama profondamente l’essere
umano e non può mandargli nulla che lo faccia soffrire (Gv 3,16-17).Per quanto
non abbia spiegato da dove vengono le disgrazie di questo mondo, Gesù ha
lasciato ben chiaro da dove non vengono: da Dio. Tuttavia, c’è una frase nel
Vangelo che ha creato confusione in molte persone. Parlando della fiducia in
Dio, Gesù dichiara: «Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure
neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia» (Mt
10,29). Da qui molti hanno dedotto che, se un passero cade a terra (cioè soffre
una qualche disgrazia o un incidente), è perché Dio lo ha permesso. Che se una
persona vive una disgrazia è perché Dio lo ha consentito.In realtà si tratta di
una cattiva traduzione del testo biblico. Il passaggio dell’originale greco dice
solo che neppure un passero cade a terra «senza il Padre», non «senza che lo
permetta il Padre». Ma i traduttori della Bibbia pensarono che Matteo aveva
dimenticato il verbo e decisero di aggiungerne uno loro, finendo così per
attribuire a Dio le disgrazie. L’evangelista, però, dicendo che il passero non
cade «senza il Padre», ha voluto dir questo: che non cade senza Dio al suo
fianco, senza che Dio cada insieme a lui e lo accompagni. Ossia, che Dio è
vicino a chi soffre, non che Dio abbia permesso la sua sofferenza.
QUANDO DIO MANDA MALATTIE E MORTEMalgrado ciò, molti cristiani continuano a
pensare come gli israeliti del passato, mantenendo radicata nel loro inconscio
l’immagine di un Dio responsabile di tutti i mali della società. E per quanto
Gesù ci abbia già spiegato che Dio non vuole il nostro dolore, vi sono ancora
molti credenti che pensano che sia Dio a inviarci le sofferenze. È comune, per
esempio, rendendo visita a un infermo, sentire gli amici dire, rispetto alla sua
malattia: «Devi accettare ciò che Dio dispone», come se fosse stato Dio a
disporre che si ammalasse. O, partecipando a un funerale, sentire la famosa
frase di consolazione: «Bisogna accettare la volontà di Dio». Come può essere
volontà di Dio che qualcuno muoia? Dio è un Dio della vita e non della morte,
diceva Gesù (Mc 12,27). Dio manda la vita, in nessun caso la toglie. Già il
libro della Sapienza dice espressamente: «Dio non ha creato la morte e non gode
per la rovina dei viventi» (Sap 1,13). Come possiamo incolparlo della scomparsa
di qualcuno quando, secondo i Vangeli, lo stesso Gesù, in nome di Dio, ha
restituito la vita a persone che erano morte? Pensare che gli incidenti
avvengano per la sua volontà è una mancanza di rispetto verso Dio e una grave
offesa al suo amore e alla sua bontà.PREME MA NON SOFFOCA?Alcuni, per
giustificare Dio, affermano che «Dio fa soffrire coloro che ama». Ma se ci ama
perché ci fa soffrire? Altri spiegano devotamente: «Dio preme ma non soffoca».
Ma perché Dio vuole premere, potendo fare le cose con amore e tenerezza?Tale
tortuosa mentalità ha condotto molti ad arrabbiarsi con questo Essere che,
invece di rendere felici le persone, le riempie di disgrazie. E hanno ragione ad
arrabbiarsi e ad allontanarsi. Chi ha voglia di pregare o di parlare a colui che
gli ha mandato un terribile incidente o una malattia o che gli ha portato via
una persona cara? Più che un Dio, questo è un mostro.L’ORIGINE DEL MALEDa dove
vengono allora tante malattie e disgrazie impreviste? Assai spesso, dal cattivo
uso della libertà umana. Siamo noi che contaminiamo l’acqua che beviamo, l’aria
che respiriamo, gli alimenti che ingeriamo, la terra in cui viviamo, producendo
in tal modo gravi scombussolamenti negli esseri umani, compresi i bambini in
gestazione. Eppure la mentalità primitiva che ancora conserviamo, propria
dell’Antico Testamento, ci porta ad attribuire la responsabilità a Dio.Oggi
sappiamo, per esempio, che circa 250.000 persone ogni anno muoiono a causa di
malattie (come la malaria, il paludismo, la febbre tifoidea, il colera)
provocate dalla contaminazione delle acque da parte dello stesso essere umano.
Ma sicuramente le famiglie di molti di loro penseranno: «Dobbiamo accettare la
volontà di Dio». (…).STATISTICHE UMANE, COLPE DIVINEGli studi medici assicurano
che il 75 % dei casi di cancro registrati nel mondo avrebbero potuto essere
evitati in maniera semplice. E tuttavia molti moriranno chiedendosi: «Perché Dio
mi ha mandato questo?». (…).Nel mondo, migliaia di bambini nascono con
malformazioni, cecità, handicap, a causa di problemi sociali come la
denutrizione, l’alcolismo cronico dei genitori o la mancanza di vitamine. E
migliaia di genitori si domanderanno: «Perché Dio lo ha voluto?».La terra
produce attualmente un 10% in più degli alimenti di cui ci sarebbe bisogno. Ma a
causa dell’egoismo dei Paesi ricchi, della negligenza, della cattiva
amministrazione e degli interessi meschini di alcuni governi, più di 500 milioni
di persone soffrono di fame sul pianeta. E, naturalmente, non mancano quelli che
dicono: «Come posso credere in Dio, quando tanta gente muore di fame?», come se
Dio fosse responsabile dei nostri errori.EDIFICI CHE FANNO AMMALAREAncora:
recentemente un gruppo di specialisti si è occupato della cosiddetta “Sindrome
dell’edificio infermo”, che colpisce milioni di persone. Perché in molti edifici
si utilizzano materiali che rilasciano sostanze tossiche e cancerogene, senza
avvertire la gente di questi pericoli. (…).Le grandi inondazioni, che sembrano
fenomeni capricciosi e incontrollabili, presentano anch’esse un certo grado di
responsabilità umana. (…). E persino gli uragani e i cicloni, che devastano
migliaia di vite, sono spesso provocati dall’irresponsabile comportamento degli
esseri umani.UN MONDO SENZA MALATTIEL’umanità è riuscita a sconfiggere il vaiolo
e la poliomielite. Quante altre malattie potrebbe essere eliminate o controllate
se, invece di spendere denaro in armi, in bombe atomiche e in guerre, lo
impiegassimo nella ricerca? (…).Qualcuno penserà: ma Dio non ci ha creato
mortali? Non è allora il responsabile della nostra morte? Siamo mortali, ma il
“quando” lo fissiamo noi, con i nostri comportamenti di amore o odio, di
responsabilità o di negligenza. Dio non ha fissato il giorno della nostra morte,
come pensano alcuni. In essa interviene una serie di fattori tra i quali va
segnalata la responsabilità umana. Per non averlo compreso, molti se la prendono
con Dio, accusandolo delle proprie disgrazie, o lo bandiscono dalla propria
vita. Dio vuole il bene, ama il bene e assiste quanti lavorano per il bene. E il
nostro compito è collaborare con Dio perché vi sia sempre più bene intorno a
noi, anziché rimproverargli l’esistenza del male. Rispondendo così a chi ci
chiede se preghiamo Dio e cosa gli chiediamo: «Non chiedo nulla: poiché so che
dà sempre il meglio, semplicemente gli chiedo in cosa posso aiutarlo».

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