assedio finito tra vaticano e teologia della liberazione?

giustizia

dopo la persecuzione subita sotto i due precedenti pontefici, sembra che tiri aria nuova sotto papa Francesco

sembra che si possa parlare di assedio finito: il dubbio e le speranze dei teologi della liberazione

qui di seguito riflessioni in questo senso tratte da Adista:

 Tra il Vaticano e la Teologia della Liberazione pare che ci sia proprio aria di pace. L’assedio implacabilmente mantenuto alla TdL sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI è sembrato allentarsi già con la nomina di Gerhard Ludwig Müller alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede: amico di uno dei fondatori della corrente teologica latinoamericana, il peruviano Gustavo Gutiérrez (la cui ortodossia è stata peraltro certificata dallo stesso Ratzinger, in seguito a un non irrilevante percorso di revisione da parte del teologo), il nuovo prefetto aveva nel suo biglietto da visita affermazioni decisamente favorevoli alla TdL, la quale, a suo giudizio, è «ortodossa perché è ortoprassica» e «ci insegna il modo giusto dell’agire cristiano, perché procede dalla vera fede».

Ci ha pensato poi papa Bergoglio, con il suo auspicio di «una Chiesa povera e per i poveri» e con il suo stile semplice e sobrio a suscitare l’entusiasmo di vari teologi della liberazione, i quali – malgrado i suoi scritti e le sue pratiche pastorali (nonché la sua condotta nei confronti delle vittime del regime militare argentino) fossero andati fino ad allora in un’altra direzione – hanno voluto cogliere nelle parole e nei gesti del nuovo papa non tanto una forma di adesione alla TdL quanto una traduzione concreta di quanto tale teologia ha sempre sostenuto. Servono tuttavia passi concreti per valutare la fondatezza o meno di tali entusiasmi, come quello che ha chiesto a papa Bergoglio mons. Pedro Casaldáliga per il tramite di Adolfo Pérez Esquivel. Come riporta infatti Religión Digital (27/6), il Premio Nobel argentino, prima della sua udienza con il papa, ha chiamato il vescovo emerito di São Felix do Araguauia, il quale ha approfittato dell’occasione per trasmettere a Bergoglio due richieste: che difenda gli indigeni e che riabiliti i teologi della liberazione perseguitati e condannati.

«È vero – ha dichiarato Pérez Esquivel dopo il suo incontro con il papa – che vi sono stati problemi con molti teologi della liberazione. Bisogna rivedere molte cose. Le teologie non sono mai definitive, sono cammini da costruire». Quanto alla risposta che darà Bergoglio, il Premio Nobel si è mantenuto prudente: «C’è tempo per tutto, sono passati appena 100 giorni dalla sua elezione. Non sono facili i cambiamenti in Vaticano. Bisogna aspettare. Non attendiamoci cambiamenti improvvisi, perché non ci saranno». Tuttavia, Pérez Esquivel si è detto convinto che il papa «promuoverà la riconciliazione con la Teologia della Liberazione. Il papa è un pastore, altri sono stati dei funzionari. Questa è la differenza».

Il tema del rapporto tra Bergoglio e la TdL continua pertanto ad essere al centro di analisi e dibattiti. «In passato – scrive per esempio il gesuita Jorge Costadoat Carrasco, professore della Pontificia Università Cattolica del Cile e direttore del Centro Teologico Manuel Larraín (Reflexión y Liberación, 24/6) – Jorge Mario Bergoglio è stato contrario alla Teologia della Liberazione? Probabilmente in più di un punto. Attualmente, papa Francesco è un avversario di questa teologia? L’impressione è che non lo sia». E il fatto che tanti teologi della liberazione si siano identificati con il nuovo papa, vedendo in lui «qualcuno che punta sui poveri», è, secondo il gesuita, sicuramente un segnale di grande importanza.

Ma c’è anche chi ritiene che lo stile di papa Bergoglio richiami una prospettiva completamente distinta dall’approccio antisistemico della TdL. Secondo Maciek Wisniewski (La Jornada, 21/6), per esempio, la cifra dell’austerità del papa riflette «una critica “morale”» agli «“eccessi” di imprese, banche e mercati» che finisce per rivelarsi completamente innocua rispetto alla necessità di «una soluzione politica alla crisi»: «Papa Francesco – afferma – critica il culto del denaro (“vitello d’oro”), ma non mette in discussione la nostra fede nel capitalismo».Sui segnali di un diverso atteggiamento in Vaticano rispetto alla Teologia della Liberazione e sulla loro reale consistenza si sofferma anche il teologo colombiano Héctor Alfonso Torres Rojas, il quale, tra l’altro, interpreta come un segno del favore papale verso la TdL la scelta di fare dono alle autorità latinoamericane ricevute in udienza del documento della V Conferenza dell’episcopato latinoamericano, svoltasi ad Aparecida nel 2007 (che tuttavia, al di là del recupero formale di alcuni elementi chiave, riflette una prospettiva ecclesiocentrica e autoreferenziale quanto mai distante dal regnocentrismo su cui pone l’accento la Teologia della Liberazione). Di seguito il suo articolo (Redes Cristianas, 30/6), in una nostra traduzione dallo spagnolo. (claudia fanti)

Non è mai troppo tardi

di Héctor Alfonso Torres Rojas

Recentemente, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio o Inquisizione), il cardinale tedesco Gerard Müller, ha dichiarato che la Teologia della Liberazione non confligge con la teologia cattolica: «Il movimento ecclesiale e teologico dell’America Latina, noto come “Teologia della Liberazione”, che dopo il Vaticano II ha trovato un’eco mondiale, è da annoverare, a mio giudizio, tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo». Müller ricopre questa carica dall’anno scorso, per volontà di Benedetto XVI. Mi ha sorpreso che, fin dall’inizio, sia stato presentato come grande amico e ammiratore di Gustavo Gutiérrez, “padre” della Teologia della Liberazione.

È meritevole che Müller riconosca le carenze e/o gli errori della CdF, soprattutto considerando il fatto che egli collaborò personalmente alla redazione delle due istruzioni su e contro la TdL nel 1984 e nel 1986.Vi sono state diverse manifestazioni di consenso rispetto alla dichiarazione del cardinale. Bene. Però… a cosa si deve?

Penso a due possibili ragioni.

La prima: alcuni segnali di papa Francesco? Ho letto da qualche parte che il papa sta facendo dono alle autorità latinoamericane che si recano a visitarlo del testo della V Conferenza dell’episcopato latinoamericano, svoltasi ad Aparecida nel 2007, della cui redazione l’allora card. Bergoglio è stato uno dei protagonisti. E ad Aparecida si è respirata Teologia della Liberazione.

La seconda: un passo significativo verso un’autentica o relativa libertà di ricerca e di espressione di idee teologiche, senza timori e tremori? E quale migliore simbolo che la riabilitazione della TdL?Qualche mese fa un teologo ipotizzava che una delle ragioni dell’abdicazione di Benedetto XVI potesse essere la constatazione del fallimento ecclesiale della teologia, la “sua teologia”, che aveva cercato di imporre a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II. Come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger ha condannato circa 200 teologi e teologhe di tutti i continenti e di diverse culture. Che ne era allora dell’inculturazione della fede?Questa sistematica condanna di altre teologie non solo ha portato discredito al Vaticano ma ha condotto anche all’enorme crisi che attraversa la Chiesa-Popolo di Dio.Se le domande che formulo sono valide, benvenuto sia il nuovo atteggiamento vaticano, così atteso e necessario. Di più: estremamente urgente.

Tuttavia ho alcuni però…

Primo però. Affinché questo nuovo atteggiamento sia oggi più credibile, il contesto dei Diritti umani esige da tutte le autorità Verità, Giustizia e Riparazione. E, ancor di più, dichiarazione e/o convinzione di non reiterazione.Diciamo, per meglio comprenderci, che il primo principio, la Verità, si sta realizzando. La TdL presenta più verità che errori.Mancano però la giustizia e la riparazione verso i teologi e le teologhe che sono stati così maltrattati, e persino umiliati. Verso gli uni e le altre si sono applicati, in modo arrogante, giudizi affrettati che hanno condotto ad un’ingiusta applicazione del Codice di Diritto Canonico.

Non ha rappresentato un’umiliazione e un’evidente violazione dei diritti umani il fatto di aver obbligato Leonardo Boff a un anno di silenzio assoluto? È necessario andare a leggersi e a rileggersi il racconto di Leonardo Boff, seduto sul banco degli imputati di fronte al card. Ratzinger. Non ha rappresentato un’umiliazione il silenzio imposto alla religiosa e teologa Ivone Gebara, obbligata a lasciare il Brasile? Se non mi sbaglio, sono stati i casi più estremi… Ma per l’Inquisizione sono passati Gustavo Gutiérrez, Jon Sobrino…

Il card. Gerard Müller, in consonanza con le dichiarazioni di papa Francesco sulla Chiesa dei Poveri, ha l’obbligo evangelico ed etico di chiedere perdono alla Chiesa dei Poveri latinoamericana per i soprusi commessi contro le sue pratiche pastorali e contro i teologi e le teologhe dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Come pure per i soprusi da parte di altre istanze vaticane contro sacerdoti e vescovi (Romero, Méndez Arceo, Proaño…), contro la Clar (Confederazione latinoamericana e caraibica dei religiosi e delle religiose, alla quale, negli anni Ottanta fu proibito di sviluppare e portare avanti una proposta di lettura e rilettura biblica, cioè di Nuova Evangelizzazione), le Comunità ecclesiali di Base (CEBs), differenti movimenti laicali…

Secondo però. Per rendere credibili i venti di rinnovamento vaticani, è necessario chiudere i processi condotti dalla CdF contro latinoamericani e latinoamericane.

Terzo però. Il riconoscimento della TdL dovrà estendersi alle teologie progressiste dell’Europa, alle teologie africane e asiatiche…

Quarto però. Nei processi portati avanti dalla CdF sono state scomunicate diverse persone. A partire dalla prassi di Gesù di Nazareth estranea a qualsiasi scomunica, a partire dal Vangelo della Fraternità nella Comunità, a partire dalla logica della Chiesa dei Poveri, a partire dalle esigenze dei diritti umani, tali scomuniche devono essere riviste e analizzate con una nuova prospettiva.

Quinto però. L’ultimo ma più grande e importante. Come cambiare la teologia che domina oggi varie generazioni di vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche? Una teologia che è molto lontana dallo spirito e dalla logica della teologia del Concilio Vaticano II, delle teologie progressiste condannate e non insegnate e ancor più della Teologia della Liberazione e dei suoi sviluppi.

La maggior parte dei vescovi, dei sacerdoti, delle religiose e dei religiosi, dei laici e della laiche è stata formata nell’ambito di una teologia e di una pastorale che dà molta più importanza alle pratiche religiose che al Vangelo come Forza di Liberazione. Vescovi e sacerdoti che «non odorano di pecora» ma di incensi e rituali perché, come ha affermato varie volte papa Francesco, si sono convertiti in una “Chiesa autoreferenziale”, chiusa in se stessa e nella sacrestia, che non si avventura nelle “periferie”.

La speranza è che le parole e i gesti di papa Francesco siano resi credibili da una prassi abbondante.

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