Nella “Sapienza” di Leone c’è un fronte per la pace
di Tomaso Montanari
in “il Fatto Quotidiano” del 20 maggio 2026
In un’epoca di feroce ritorno della guerra, in un Paese governato da una destra estrema
ultra-nazionalista, in un’Europa guidata da una Commissione spaventosamente guerrafondaia,
Leone torna a denunciare l’inganno del riarmo e il veleno del nazionalismo. Lo fa sposando le
parole, anche le più radicali, dei movimenti studenteschi: quelli che l’élite liquida come terroristi. E
che ora sanno di avere al loro fianco, oltre alla Costituzione, anche il papa
Le parole che papa Leone XIV ha pronunciato giovedì scorso alla Sapienza di Roma sono le più
necessarie che si potessero dire. Innanzitutto, sul ruolo stesso dell’università: così spesso negato
anche dagli stessi governi accademici. “Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un
mondo nuovo!”: ecco la cosa forse più rivoluzionaria. L’università non come un servizio che
risponda alle aspettative dei “portatori di interesse” (mercato del lavoro, imprese…), ma come una
comunità capace di costruire e condividere strumenti per desiderare e costruire un mondo diverso.
Non un’istituzione che conservi lo stato delle cose, i rapporti di forza esistenti, la mentalità corrente,
ma un laboratorio di liberazione, di rovesciamento, di insubordinazione. Un mondo nuovo.
Le ragazze e i ragazzi sono orientati dalle aspettative delle famiglie, dalla competizione troppo
spesso respirata a scuola, dai media e dal mercato: se l’università non li disorienta, se l’università
non insegna (ribaltando il motto thatcheriano del neoliberismo) che c’è sempre un’alternativa, allora
non serve a nulla. E l’alternativa passa innanzitutto dalla formazione di persone, prima che di
professionisti: “Che senso avrebbe d’altronde – si è chiesto il papa – formare un ricercatore o
professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per
ciò che non si può né si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi
lavorativi, ma a discernere chi si è”. Diciamolo con le parole della Costituzione: è il “pieno sviluppo
della persona umana” l’unico vero scopo dell’università – cioè l’esatto contrario della costruzione
di un “capitale umano”.
Leone non ha avuto paura di fare l’esempio più radicale, e più scomodo, del primato della
coscienza: il rifiuto delle armi. Innanzitutto, condannando l’alleanza tra università e industria
militare, attraverso il finanziamento alla ricerca bellica, e quindi invitando a una radicale obiezione
di coscienza (parole che avranno fatto saltare sulla sedia più di un rettore): “Quanto sta avvenendo
in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del
rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli
investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale sì alla vita! Sì alla vita innocente, sì
alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”.
Una università come quella che immaginava Virginia Woolf: capace di preparare la pace, non di
costruire la guerra. E non basta: “Nell’ultimo anno – ha aggiunto il papa – la crescita della spesa
militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che
aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia
nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Sono parole da incidere nel
marmo, parole che dovrebbero essere considerate con somma attenzione, innanzitutto dai politici
cristiani: non tanto da quelli che usano la religione, ma da coloro che lo sono davvero, a partire dal
presidente Mattarella. Perché smentiscono in modo definitivo l’idea della deterrenza, smascherando
la menzogna fatale del si vis pacem para bellum. Riarmarsi è guerra, non è difesa: e come tale è
incompatibile con la Costituzione. Il papa va ancora oltre: denunciando che il riarmo costruisce
un’economia di guerra che taglia le gambe ai diritti, e arricchisce una classe dirigente indegna e
rapace.
Sono parole che sarebbero sembrate radicali anche in bocca a papa Francesco: e che infatti il mondo
politico italiano ha fatto cadere in un gelido silenzio. Leone sa perfettamente che l’élite politica,
economica e anche accademica non è dalla sua parte. E infatti parla direttamente agli studenti, dei
quali si sente alleato, delineando il fronte della pace: composto dal papa stesso (e dai suoi
predecessori), dalla Costituzione e dalle studentesse e dagli studenti che insorgono per la pace, per
Gaza, per la Flotilla: “Il grido ‘Mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio
della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di
giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini
nazionali”. In un’epoca di feroce ritorno della guerra, in un Paese governato da una destra estrema
ultra-nazionalista, in un’Europa guidata da una Commissione spaventosamente guerrafondaia,
Leone torna a denunciare l’inganno del riarmo e il veleno del nazionalismo. Lo fa sposando le
parole, anche le più radicali, dei movimenti studenteschi: quelli che l’élite liquida come terroristi. E
che ora sanno di avere al loro fianco, oltre alla Costituzione, anche il papa


