un’altra difesa è possibile – un nuovo modello di difesa
«civile, non armata e nonviolenta»:
la proposta di un nuovo modello di
difesa
di Redazione
in “il manifesto” del 17 marzo 2026
È stata depositata ieri in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare «Un’altra difesa è
possibile», promossa dalla Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc), Rete italiana
pace e disarmo e Sbilanciamoci.
Il testo, nato dall’aggiornamento di una precedente versione già depositata nel 2015, mira alla
costituzione di un «Dipartimento per la difesa civile, non armata e non violenta» presso Palazzo
Chigi. Il compito del Dipartimento sarebbe quello di attuare le politiche pubbliche del settore
avvalendosi dei Corpi civili di pace e di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, finanziato
attraverso il Fondo nazionale per la difesa civile.
L’obiettivo è quello di «aprire un dibattito serio sulla difesa, che non riguarda esclusivamente le
Forze armate» spiega Mao Valpiana, presidente del Movimento non violento. «Tutti devono
contribuire alla pace, non solo le Forze armate in modo esclusivo: l’art. 11 della Costituzione
sancisce il ripudio della guerra mentre l’art. 52 affida infatti a tutti i cittadini la difesa della patria.
Vogliamo valorizzare tutti gli strumenti non militari e nonviolenti già presenti nel nostro
ordinamento» conclude. Tra gli obiettivi del Dipartimento figurerebbero la promozione dei diritti
fondamentali e la tutela delle istituzioni democratiche; l’aggiornamento dei programmi di difesa
civile; la promozione di iniziative di mediazione in particolare nelle aree di crisi.
«Il ‘si vis pace para bellum’ rilanciato dal governo Meloni dispiace perché quando sono state messe
in campo azioni di dialogo vero, la guerra è stata scongiurata. Non è utopia, ma realismo, per
garantire un futuro sostenibile alle future generazioni» aggiunge Giulio Marcon di Sbilanciamoci. Il
Fondo per la difesa civile verrebbe alimentato da risorse ordinarie stanziate in legge di bilancio e da
una nuova forma di «opzione fiscale», ovvero la possibilità di destinare il 6×1000 del proprio Irpef
al Fondo stesso. Uno strumento che, secondo i promotori, richiama all’obiezione di coscienza al
servizio militare, permettendo di scegliere a quale modello di difesa e sicurezza affidarsi.
Il testo dovrà raggiungere le 50mila firme necessarie per potere essere depositato in Parlamento.
«Questa è una proposta di iniziativa popolare, se i partiti vorranno sostenerla, ben venga» conclude
Francesco Vignarca della Rete pace e disarmo.
Il testo della proposta di legge e la raccolta firme sono disponibili sul sito dell’iniziativ
un’altra difesa è possibile
di Tonio Dell’Olio
in “www.mosaicodipace.it” del 17 marzo 2026
Con l’aria che tira sembrava un controsenso, un’iniziativa anacronistica, un paradosso… Questo è il tempo della retorica bellica in cui, come dice Papa Leone, “la guerra torna di moda”. Eppure c’è una proposta che prova a cambiare prospettiva: non negare la difesa, ma ridefinirla affiancando
quella armata. Ieri le reti della campagna “Un’altra difesa è possibile” hanno depositato in
Cassazione la proposta di legge per l’istituzione del Dipartimento della difesa civile, non armata e
nonviolenta. Il cuore del progetto è chiaro: riconoscere la difesa civile come componente del
sistema nazionale, dotarla di un dipartimento dedicato e di risorse proprie, anche attraverso un
innovativo meccanismo di partecipazione come il 6xmille. Non si tratta di un’utopia, ma di un
valore cucito a ricamo nel dettato costituzionale: l’articolo 11 ripudia la guerra, mentre l’articolo 52
affida a tutti i cittadini la difesa della patria. La proposta si inserisce in un percorso lungo oltre un
decennio, fatto di raccolte firme, mobilitazioni e interlocuzioni istituzionali mai interrotte. Oggi – si
capisce! – torna con rinnovata urgenza. E proprio per questo acquista valore: perché indica una via
alternativa, fondata sulla prevenzione, sulla partecipazione e sulla tutela dei diritti. In nome delle
vittime di tutte le guerre
