Pax Christi si ribella di fronte a scelte che minano la dignità umana

“noi non ci stiamo” 

comunicato di Pax Christi

Pax christi

E’ durante il tempo dell’alluvione che bisogna mettere in salvo la semente”

Sollecitati da queste parole che abbiamo evocato attorno alla tomba di don Tonino Bello,

profeta di pace e di accoglienza dei nostri giorni, anche noi sentiamo di non poter tacere di fronte ad affermazioni e scelte che minano le fondamenta della dignità umana e della convivenza civile.
Insieme ad altre voci che in queste ore si sono levate vogliamo anche noi esprimere la nostra indignazione perché in pochi giorni alcuni Ministri di questo governo hanno provocato un’alluvione di paure, risentimenti, odii e violenze che rischia di travolgere le coscienze di tutti noi:

– la contrapposizione tra poveri italiani e stranieri, come falsa soluzione di fronte al fenomeno della povertà;
– la chiusura dei porti come scelta ipocrita di fronte al dramma di tante persone;
– il linguaggio violento e mistificatorio (è finita la pacchia…) che alimenta un clima di crescente intolleranza e suscita comportamenti violenti, xenofobi, razzisti e omofobi;
– il censimento dei rom, pratica incostituzionale che evoca tragicamente le leggi razziali di 80 anni fa;
– la richiesta alla Nato per una alleanza difensiva nel Mediterraneo;
– la vergognosa riduzione ad un problema meramente familiare dell’omicidio di Giulio Regeni, per privilegiare le convenienze economiche nei rapporti con l’Egitto;
– la falsa illusione che la sicurezza personale sia legata sempre più al possesso ed all’uso senza regole delle armi;
– la solidarietà considerata un crimine, piuttosto che un valore da promuovere.

Ci auguriamo che si alzino molte altre voci indignate in ambito ecclesiale, nella società civile e nel mondo politico.

Noi non ci stiamo

Di fronte a questa ‘alluvione’ ribadiamo e ci impegniamo a custodire e promuovere la buona semente della dignità di ogni essere umano, della tutela dei diritti umani per tutti, secondo lo spirito della Costituzione; della costruzione della pace e della nonviolenza.

Continueremo ad impegnarci in prima persona a fianco degli ultimi, dei migranti e rifugiati, che per noi sono “uomini e donne in cerca di pace.” Quotidianamente nei nostri territori e in rete con altri intensificheremo il nostro impegno per ‘disarmare’ la follia della guerra, che si annida anche nei ragionamenti, nel linguaggio e nelle relazioni personali.

Lo ribadiamo oggi e continueremo a farlo.

Alessano, 20 giugno 2018 (a due mesi dalla visita di Papa Francesco)

no armi nucleari

Papa e Pax Christi internazionale all’Onu: «Via le armi nucleari per il futuro dell'umanità»

papa Francesco e Pax Christi internazionale all’Onu

«Via le armi nucleari per il futuro dell’umanità»

da: Adista Notizie n° 14 del 08/04/2017
Mettere al bando le armi nucleari per garantire un futuro all’umanità. È l’appello che Pax Christi International rivolge ai rappresentanti degli Stati che dallo scorso 27 marzo, presso l’Assemblea generale dell’Onu, partecipano ai negoziati per «un divieto giuridicamente vincolante sulle armi nucleari».

«Riteniamo un traguardo fondamentale che le armi nucleari siano esplicitamente vietate da un trattato internazionale e consideriamo il trattato come un esercizio di valori morali e responsabilità globali necessario per costruire un mondo più sicuro e sostenibile», scrive la rete pacifista di oltre 120 realtà nazionali, fra cui Pax Christi Italia (v. Adista Notizie n. 12/17)».

«Le armi nucleari sono strumenti di violenza definitiva. Nel nostro pianeta non c’è posto per armi di tale terrore e distruzione di massa», «la loro presenza in un’epoca di crescente interdipendenza è un affronto alla dignità umana», si legge nella nota. L’uso delle armi nucleari, «in qualsiasi circostanza, è ingiustificabile e impensabile». La Chiesa, ricorda Pax Christi International, si è schierata contro la natura indiscriminata delle armi nucleari, come affermato nella Costituzione pastorale Gaudium ed Spes: «Ogni atto di guerra rivolto indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni assieme ai loro abitanti è un crimine contro Dio e l’uomo stesso. Esso merita una condanna inequivocabile e senza esitazioni».

L’unica possibilità di salvezza per l’umanità e il pianeta è «un completo divieto legale delle armi nucleari che porti alla loro totale eliminazione»: «Fino a quando esisteranno armi nucleari – ammonisce il movimento pacifista –, il rischio di qualsiasi loro uso intenzionale o accidentale è reale», pertanto «l’unico modo per eliminare tale rischio è quello di eliminare tutte le armi nucleari». Ed è per questo che Pax Christi International fa appello a tutti i rappresentanti che fino al prossimo mese di luglio saranno impegnati nei negoziati a «sviluppare un robusto strumento giuridico» che «obblighi» gli Stati ad «eliminare» le armi nucleari e a vietare «l’intera gamma di attività correlate come lo sviluppo, la distribuzione, la produzione, il collaudo, lo stoccaggio, il trasferimento» delle stesse.

Che il tema sia di grande importanza è dimostrato dal fatto che anche papa Francesco è intervenuto, inviando una lettera a Elayne Whyte Gómez, che guida i negoziati presso le Nazioni Unite. «Se si prendono in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del XXI secolo, come, ad esempio, il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, le problematiche ambientali, la povertà, non pochi dubbi emergono circa l’inadeguatezza della deterrenza nucleare a rispondere efficacemente a tali sfide», scrive Francesco nella lettera che porta data 23 marzo. Tali preoccupazioni «assumono ancor più consistenza quando consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari con devastanti effetti indiscriminati e incontrollabili nel tempo e nello spazio. Simile motivo di preoccupazione emerge di fronte allo spreco di risorse per il nucleare a scopo militare, che potrebbero invece essere utilizzate per priorità più significative, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale».

Ci si deve inoltre chiedere «quanto sia sostenibile un equilibro basato sulla paura», che mina «le relazioni di fiducia fra i popoli», aggiunge il pontefice. «La pace e la stabilità internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. La pace deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà. In questa prospettiva, abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare: la comunità internazionale è chiamata ad adottare strategie lungimiranti per promuovere l’obiettivo della pace e della stabilità ed evitare approcci miopi ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale». Quindi «l’obiettivo finale dell’eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario», da costruirsi «attraverso un dialogo che sia sinceramente orientato verso il bene comune e non verso la tutela di interessi velati o particolari» e che includa tutti: «Stati nucleari, Paesi non possessori di armi nucleari, settore militare e quello privato, comunità religiose, società civile, Organizzazioni internazionali». Non è facile, Francesco ne è consapevole, ma non è un motivo per non camminare in direzione del disarmo nucleare: «Sebbene questo sia un obiettivo di lungo periodo estremamente complesso, non è al di fuori della nostra portata».

 

Il papa e lo stop alle armi nucleari

di Luigi Sandri
in “Trentino” del 3 aprile 2017

La distanza tra l’utopia e la “realpolitik” pone anche il papato, come i governanti delle nazioni, di fronte a un’ardua sfida quando si tratti di proporre lo sradicamento dell’arma nucleare che, usata nel 1945 ad Hiroshima, ha mostrato al mondo la sua tremenda efficacia. In un messaggio inviato a fine marzo alla “Conferenza delle Nazioni Unite finalizzata a negoziare uno strumento legalmente vincolante per proibire le armi nucleari, che conduca verso la loro totale eliminazione”, papa Francesco, dopo aver sottolineato il grave pericolo costituito da quegli armamenti, ha scritto: “Abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare: la comunità internazionale è chiamata ad adottare strategie lungimiranti per promuovere l’obiettivo della pace e della stabilità ed evitare approcci miopi ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale”. La “deterrenza” è un equilibro delle forze che spinge le “nazioni nucleari” a cercare di avere una potenza simile a quella dei paesi nucleari considerati nemici, al fine di scoraggiare un’eventuale aggressione. È, in sostanza, un “equilibrio del terrore”, quello che dal dopoguerra ha retto il confronto tra il blocco sovietico e il mondo occidentale, tra la Nato e il Patto di Varsavia. Un equilibrio che ha consigliato alle due Parti di evitare conflitti che sarebbero stati disastrosi per tutti. Perciò, in piena “guerra fredda”, Giovanni Paolo II in un messaggio ad una sessione dell’Onu sul disarmo, aveva scritto, il 7 giugno 1982: “Nelle attuali condizioni, una dissuasione (deterrenza) basata sull’equilibrio, non certamente come un fine in sé ma come una tappa sulla via di un disarmo progressivo, può ancora essere giudicata come moralmente accettabile”. Di fatto, dopo una corsa sfrenata agli armamenti nucleari, con una serie di accordi l’Unione sovietica e gli Stati Uniti d’America negli anni Ottanta del secolo scorso decisero di ridurre i loro arsenali. Oggi, dalle 65mila testate atomiche di allora, gli attuali nove Paesi nucleari (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, India, Pakistan, Israele, Corea del nord – e quest’ultima guidata da Kim Jong-un che minaccia di colpire Corea del Sud, Giappone e Usa con i suoi missili) ne posseggono, insieme, affermano stime di esperti, 15.350. Vi è poi da aggiungere che alcuni paesi della Nato, Italia inclusa, hanno basi con bombe nucleari statunitensi. Seppur diminuite rispetto a trent’anni fa, le testate nucleari esistenti, se usate, distruggerebbero più e più volte il pianeta. Da qui l’appello di Francesco all’Onu: “Sebbene il vostro obiettivo (la totale eliminazione delle armi nucleari) sia di lungo periodo ed estremamente complesso, non è al di fuori della nostra portata”. Corea del Nord esclusa, oggi non vi è paese dei “nove” che minacci apertamente di colpire altri con bombe nucleari. E, tuttavia, nessun paese propone una contestuale e verificabile distruzione di quelle armi. Liberare il mondo dal “fungo” atomico appare, dunque, una meta lontana.

il coraggio e la lucidità di ‘Pax Christi Internazionale’

lettera ai governi degli USA e della Gran Bretagna per porre fine al coinvolgimento (attraverso la vendita di armi all’Arabia Saudita) nel conflitto nello Yemen

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Pax Christi International, di concerto con Pax Christi USA e Pax Christi Gran Bretagna, ha inviato una lettera al presidente Obama e al Primo Ministro May, in cui esprime preoccupazione per il protrarsi del conflitto nello Yemen, tra il governo, sostenuto dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, e la fazione Houthi, come pure per il coinvolgimento degli USA e della Gran Bretagna nell’esportazione di armi all’Arabia Saudita

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Un trattato firmato e ratificato da USA e Gran Bretagna vieta l’esportazione di armi quando vi sia un rischio molto probabile che il loro uso minacci la pace e la sicurezza e faciliti le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.
Nella lettera ai capi di stato vengono sollecitati entrambi i governi a sospendere le vendite di armi all’Arabia Saudita, a contribuire invece al ristabilimento dei negoziati di pace, che in atto sono stati sospesi, e a sostenere le azioni civili locali per la prevenzione dei conflitti e per la pace.

Di seguito il testo della lettera, tradotta in Italiano, e poi in originale per l’eventuale uso di Pax Christi Italia, indirizzata al nostro Primo Ministro Matteo Renzi, e con riferimento alle armi italiane esportate in Arabia Sauditayemen2

Onorevole Barack Obama
La Casa Bianca
1600 Pennsylvania Avenue
NW Washington, DC 20500
E-mail : president@whitehouse.gov

Bruxelles, 31 ago 2016
Oggetto: Lettera al Presidente Obama sulla situazione in Yemen e sulle vendite di armi all’Arabia Saudita

Caro Presidente Obama,

Pax Christi International e Pax Christi USA desiderano esprimere la loro profonda preoccupazione per il protrarsi del conflitto nello Yemen tra il governo – sostenuto dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita – e gli Houthi , così come per il coinvolgimento degli Stati Uniti con le esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita.
Secondo il rapporto della scorsa settimana dell’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, tra il marzo 2015 e il 23 agosto 2016, si stima che siano stati uccisi 3.799 civili e che altri 6.711 siano rimasti feriti. Almeno 7,6 milioni di persone, di cui 3 milioni di donne e bambini, soffrono attualmente di malnutrizione, e almeno 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case.yemen

Due settimane fa Medici Senza Frontiere (MSF) è stato costretto a evacuare il personale dagli ospedali a causa dei bombardamenti indiscriminati e delle inaffidabili rassicurazioni della coalizione guidata dai Sauditi. Il nostro movimento condanna fermamente gli attacchi agli ospedali e al personale medico perché sono protetti dal diritto internazionale e dai diritti umani. Siamo sempre più preoccupati che questo sia un esempio di come la campagna di bombardamenti della coalizione saudita si sia ulteriormente intensificata e come abbia avuto un impatto sui civili dopo la sospensione dei colloqui di pace.

Considerando le questioni di cui sopra, Pax Christi International ritiene inaccettabile che gli Stati Uniti esportino armi in Arabia Saudita, tanto più che la coalizione guidata da questo Paese ha preso di mira i civili. Alla seconda conferenza annuale degli Stati firmatari del Trattato sul Commercio delle Armi, che ha avuto luogo dal 22 al 26 agosto, la continua fornitura di armi all’Arabia Saudita attraverso esportazioni di armi americane è stata oggetto di una seria discussione. Ai sensi dell’articolo 7 del citato trattato – che gli Stati Uniti hanno firmato – non si devono esportare armi in presenza di un forte rischio che il loro uso minacci la pace e la sicurezza e faciliti le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

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Esortiamo il governo degli Stati Uniti a porre fine all’esportazione di armi all’Arabia Saudita, che hanno permesso alla coalizione saudita di intensificare ulteriormente la campagna di bombardamenti in Yemen che ha causato vittime civili. L’esportazione di armi – pari a una vendita di armi per 1,5 miliardi di dollari, che è in attesa di approvazione da parte del Congresso e che includerebbe fino a 153 carri armati, centinaia di mitragliatrici, munizioni e altre attrezzature – dovrebbe essere immediatamente fermata; non solo è devastante per lo Yemen, ma comprometterà anche la sicurezza dell’intera Penisola Arabica e alimenterà le reti globali del terrorismo. Esortiamo invece il governo degli Stati Uniti a contribuire a ripristinare i colloqui di pace e ad approfondire l’impegno a sostegno di azioni civili locali volte alla prevenzione e mitigazione dei conflitti, alla costruzione della pace e al buon governo.

Distinti saluti,

Sr. Patricia Chappell, SNDdeN
Direttore Esecutivo Pax Christi USA

Marie Dennis
Co-presidente Pax Christi International

Vescovo Kevin Dowling, C.SS.R.
Co-Presidente

testo della lettera originale:

The Honorable Barack Obama
The White House
1600 Pennsylvania Avenue NW
Washington, DC 20500
Email: president@whitehouse.gov

Brussels, August 31, 2016

Re: Letter to President Obama on the Situation in Yemen and U.S.-Saudi Arms Deals

Dear President Obama,

Pax Christi International and Pax Christi USA wish to express their profound concerns about the continuing conflict in Yemen between the government—supported by the Saudi-led coalition—and the Houthis, as well as U.S. involvement with arms exports to Saudi Arabia. According to last week’s report of the United Nations Human Rights Office, between March 2015 and August 23, 2016, an estimated 3,799 civilians have been killed and 6,711 injured. At least 7.6 million people, including 3 million women and children, are currently suffering from malnutrition, and at least 3 million people
have been forced to flee their homes.

Two weeks ago Doctors Without Borders (MSF) was forced to pull out its staff from hospitals due to indiscriminate bombing and unreliable reassurances from the Saudi-led coalition force. Our movement strongly condemns the attacking of hospitals and medical personnel as they are protected under international human rights and humanitarian law. We are increasingly concerned that this is an example of how the bombing campaign of the Saudi-led coalition has further intensified and how it has impacted civilians following the suspension of the peace talks.

Considering the above issues, Pax Christi International finds it unacceptable that the United States has been exporting arms to Saudi Arabia, especially as the coalition led by the country has been targeting civilians. At the second annual Conference of States Parties to the Arms Trade Treaty that took place from the 22nd through the 26th of August, the continued arming of Saudi Arabia through U.S. arms deals was a matter of serious discussion. According to article 7 of the aforementioned treaty—which the U.S. has signed—arms should not be exported when there is an overriding risk that they would undermine peace and security and facilitate violations of international human rights and humanitarian law.

We urge the U.S. government to end arms deals with Saudi Arabia which have enabled the Saudiled coalition to further intensify the bombing campaign in Yemen which has victimized civilians. The export of arms—such as the $1.15 billion arms sale that is pending approval by Congress and would include up to 153 tanks, hundreds of machines guns, ammunition and other equipment—should be immediately stopped; it is not only devastating for Yemen, but it will also undermine the security of the entire Arabian Peninsula as well as feeding global terrorism networks. Instead we urge the U.S.
government to contribute to restoring peace talks and to deepen engagement in support of locallyand civilian-led conflict prevention, mitigation, peacebuilding and good governance.

Yours sincerely,

Sr. Patricia Chappell, SNDdeN
Executive Director Pax Christi USA

Marie Dennis
Co-president Pax Christi International

Bishop Kevin Dowling, C.SS.R.
Co-President

i bassi interessi dell’azione militare in Libia

comunicato stampa Pax Christipax christi2

i potenti delle guerre

 Firenze, 13 agosto 2016 pax christi1

Pace è forza della verità, vera e grande politica.

La spedizione militare in Libia, in atto da anni, non ha come obiettivo primario l’espulsione dell’Isis da Sirte ma la spartizione di risorse (petrolio, gas, acqua fossile, fondi sovrani libici confiscati nel 2011) e il controllo di territori ritenuti fondamentali per gli interessi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia assieme a Turchia, Egitto, paesi arabi e altre potenze.
L’azione bellica, preparata da tempo con insediamenti europei in Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, è animata da logiche neocoloniali che sfruttano il caos geopolitico con rischi altissimi per la Libia, il nord Africa, il Medio Oriente, l’Italia. Costituisce un regalo al demonizzato Califfo e alla proliferazione del terrorismo. Aggrava i mali da contrastare. Prepara ulteriori divisioni e dolore.
Occorre rilanciare un’offensiva diplomatica per l’unità della Libia (dirigenti dell’ENI hanno dichiarato al “Corriere della sera” che occorre “farla finita con la finzione libica”) con il protagonismo di forze locali  libere da alleanze ambigue, mutevoli e interessate, con l’accordo tra città e tribù  (usate ora da questa o quella potenza), con la presenza attiva dell’ONU  coerente con la sua Carta fondativa  (che prevede forme di “polizia internazionale” o di interposizione molto diverse dalla guerra), con un serio lavoro di intelligence, con pratiche di riconciliazione, con esperienze di dialogo interreligioso.
Pace è grande e vera politica, è forza della verità (la gandhiana satyagraha), è capacità di trasformazione costruttiva dei conflitti, è creazione delle condizioni di pace per un futuro libero dalla forza ingannatrice e ipocrita della violenza armata a servizio di pochi potenti pronti a destabilizzare per stabilizzare a loro favore.

Smoke billows as Libyan rebels progress westward from the town of Bin Jawad towards Moamer Kadhafi's home town of Sirte on March 28, 2011 as NATO finally agreed to take over full command of military operations to enforce a no-fly zone in Libya from a US-led coalition. AFP PHOTO/ARIS MESSINIS (Photo credit should read ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Nei giorni in cui la liturgia ci offre nel Magnificat (15 agosto) l’immagine della caduta dei potenti dai loro troni, condividiamo le parole del papa dello scorso 7 agosto, riguardanti i prezzi dei conflitti armati in Siria, ma anche Iraq, Sud Sudan e in molti altri Paesi a noi vicini o lontani, soprattutto il prezzo della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti”.

Pax Christi Italia

Quando capiremo davvero la follia della guerra?

Da Alqosh a Hiroshima, passando per Aleppo

di Renato Sacco

(coordinatore nazionale di Pax Christi)Aleppo1

Nel dubbio, ci ha pensato il profeta Naum, con il testo letto ieri nella liturgia. Senza entrare nei dettagli di una esegesi profonda, la lettura di questo profeta mi ha riportato subito alla mente la sua tomba, che si trova ad Alqosh, nel nord dell’Iraq. L’ho visitata diverse volte in questi anni. E ieri il suo nome è risuonato quasi come un monito a non dimenticare chi vive oggi ad Alqosh e in quella terra. Due anni fa, nella notte tra il 6 e il 7 agosto, il ‘grande esodo’: circa 100.000 persone, la maggior parte cristiani e yazidi, in fuga nel cuore della notte per salvarsi dalla furia dell’Isis che stava arrivando, scappati in pigiama, in ciabatte o a piedi nudi. Una fuga di diverse ore con un caldo pesante. Ho ascoltato racconti di persone che avevano in casa malati, anziani, invalidi. Storie atroci di bambine e donne fatte prigioniere e messe in gruppi diversi per poi essere vendute al mercato. E tanta morte, nel corpo e nello spirito. Il tutto – se penso a quella mattina del 7 agosto 2014 – abbastanza nell’indifferenza dei mass media… Era l’inizio di una nuova tragedia per centinaia di migliaia di profughi. Con negli occhi e nel cuore il dolore per le tante violenze e uccisioni che avevano visto. E, ieri, diceva il profeta Naum: “Guai alla città sanguinaria, piena di menzogne,colma di rapine, che non cessa di depredare!… feriti in quantità, cumuli di morti, cadaveri senza fine, s’inciampa nei cadaveri.«Ti getterò addosso immondizie, ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio. Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da tee dirà: “Ninive è distrutta! Chi la compiangerà? Dove cercherò chi la consoli?”».

Aleppo Sembra descrivere la realtà di oggi: di Mosul (l’antica Ninive), dell’Iraq, ma anche di Aleppo, della Siria e di tanti altri luoghi di dolore e morte, dalla Palestina al Sud Sudan, all’ Afghanistan, … Per non dire poi che il 6 agosto è anche l’anniversario di Hiroshima. Quando capiremo davvero la follia della guerra? Quando smetteremo (Italia in prima fila) di vendere armi a mezzo mondo, compresi quegli Stati che, si sa, sono i principali sostenitori dell’Isis: Arabia Saudita e Qatar.  Quando? Ce lo chiedono in tanti che vivono in quella terra: chiudete i rubinetti delle armi! Oggi il pensiero va alle tante famiglie di Mosul, Alqosh, Karamles, Batnaia, Kirkuk… che mi hanno accolto come un fratello, ai tanti amici Iracheni e Siriani: dal Patriarca di Baghdad Sako, al Vescovo di Aleppo Audo, da p. Paolo Dall’Oglio a p. Ziad e p. Mourad SJ di Aleppo. Ma, a quanto pare, c’è chi pensa che una nuova guerra in Libia sia una buona soluzione.. Ha ragione papa Francesco: “Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?” (5 luglio 2016). Ma, oggi, è anche la festa della Trasfigurazione, c’è una Luce! Una Luce di vita per ogni

l’iniziativa di pax christi Italia e Austria al Brennero una riflessione di p. Agostino Rota Martir

anche in Europa ponti e non muri

Pax Christi Italia e Pax Christi Austria al Brennero

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La croce di Lampedusa costruita col legno dei barconi. Un piccolo ponte ricavato da pietre di un muro distrutto. Mini colombe di filo spinato liberate da una rete metallica srotolata davanti alla Chiesa della “Madonna della strada” del Brennero.
La distribuzione di un passaporto tascabile con scritte di Alexander Langer e di papa Francesco. Il canto di Whe shall overcome sulla tomba di Alexander Langer a Vipiteno.
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Questi i gesti che hanno accompagnato, l’iniziativa ecumenica “Anche in Europa ponti e non muri” promossa da Pax Christi Italia e Austria con il Movimento nonviolento, Caritas Cnca, altre associazioni delle diocesi confinanti, la Federazione delle Chiese evangeliche, sabato 4 giugno 2016 al Brennero.
Un intreccio di simboli conviviali per affermare la necessità di interventi sociali e politici intelligenti e lungimiranti davanti ai dramma dei profughi in fuga da guerre di cui siamo corresponsabili col nostro massiccio invio di armi verso le località di conflitto e di miseria.

La riflessione comune, accompagnata da una preghiera bilingue, ha voluto testimoniare la necessità di diventare esploratori di frontiere e costruttori di ponti. Promotori di un nuovo umanesimo in nome della solidarietà responsabile per il riscatto della dignità umana.

5 giugno 2016

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contatti:
Segreteria Nazionale di Pax Christi: 055/2020375 info@paxchristi.it
Coordinatore Nazionale di Pax Christi: d. Renato Sacco 348/3035658 drenato@tin.it

 

 

la riflessione in proposito di p. Agostino Rota Martir

agostino

 

La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione. L’alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza. Abbiamo bisogno di costruttori di ponti, di saltatori di muri, di esploratori di frontiera”. (Alex Langer 23 Marzo 1994)

Pochi giorni fa al Brennero (4 Giugno) abbiamo vissuto momenti densi di ascolto, di segni carichi di profezia, di preghiera capace di abbattere muri per costruire ponti e di ricordi di chi già decenni or sono intuì la bellezza e il coraggio di pensare oltre i muri.

Il tutto ha avuto luogo nella Chiesa dedicata a Maria, Madonna della strada..la Chiesa è a poche centinaia di metri dal confine con l’Austria, titolo appropriato e più che attuale.

Di certo avrei visto volentieri che questa iniziativa osasse anche uscire dalla Chiesa, per attraversare simbolicamente la frontiera, posta a poche centinaia di metri, anche in silenzio, alzando tra la mano quel passaporto realizzato appositamente per questa iniziativa di Pax Christi, dove è stata stampata la preghiera di papa Francesco: “Sogno l’Europa”.

Sogno una Europa famiglia di popoli.. io sogno un nuovo umanesimo europeo..sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre..sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto..”

In compenso i temi trattati sono stati puntuali, coraggiosi ed esposti con passione e

da Avvenire, 05/06/2016

da Avvenire, 05/06/2016

competenza, ma anche i segni che accompagnavano la Liturgia erano tutti “parlanti”: una croce costruita con i legno di un barcone arrivato a Lampedusa, pietre utilizzate per costruire un ponte accerchiato dal filo spinato, un giubbotto salvagente usato dai migranti e da loro firmato, poi la lunga rete metallica posta davanti l’altare quasi ad impedire o isolare la Grazia dell’Eucarestia rappresentata da colombe intrappolate (mia interpretazione), ma che alla fine tre immigrati, un Siriano, un Afghano e un Africano le liberanno dalla rete nel piazzale.