papa Francesco è il papa che Lutero avrebbe voluto 500 anni fa

 

Lettera a papa Francesco. Il papa che Lutero avrebbe voluto

lettera a papa Francesco

il papa che Lutero avrebbe voluto

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 35 del 14/10/2017

Caro papa Francesco

lo sai, il 2017 è un anno importante per i luterani. In molti siamo elettrizzati nel commemorare l’audacia di un monaco agostiniano del XVI secolo, che il 31 ottobre 1517 affisse le sue 95 tesi al portone della cattedrale di Wittemberg. Le dita volano sulla tastiera per celebrare o discutere in modo febbrile contributi e punti deboli di Martin Lutero. Io, però – “marinata” nel luteranesimo americano per quasi tutta la vita – mi trovo a scrivere a te, il capo della Chiesa cattolica.

Forse è un momento particolare per le lettere degli ammiratori luterani. Eppure,

da quando sei diventato vescovo di Roma nel 2013, sono sempre più convinta che sei il papa che Lutero avrebbe voluto 500 anni fa.

Ecco quattro motivi.

1. Ci aiuti a vedere Cristo nel prossimo. 

Lutero ha sempre insistito sull’“amore per il prossimo” come nodo decisivo per amare Cristo e rispondere a un mondo che fa del male. Identificava il prossimo nel sofferente, chiunque esso fosse. Inveiva contro il disprezzo del povero e dell’affamato. Invocava la creazione di una cassa comunale per l’assistenza sociale. Aborriva le pratiche dell’usura e la vendita delle indulgenze.

Una volta hai detto: «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!», e hai dato al mondo innumerevoli esempi di una Chiesa del genere. Il tuo primo viaggio pastorale fuori Roma è stato per incontrare i migranti che fuggivano dalla povertà e dalla violenza. Hai lavato i piedi a musulmani, a donne, a detenuti. Hai fatto installare bagni e docce in Vaticano per coloro che vivono per le strade di Roma. Dopo il tuo discorso storico del 2015 a una seduta congiunta del Congresso Usa, hai pranzato non con l’élite di Washington, ma con gli ospiti di un centro per senzatetto.

2. Ci aiuti a vedere Dio nella creazione.

Lutero amava la vita nelle sue forme variegate e affascinanti: le sue acque vivificanti, le sue creature, i paesaggi. Nei suoi scritti faceva continuamente riferimento alla creazione e alla vita quotidiana. Assaporava il piacere di condividere il cibo, il vino e la conversazione, connettendo questa sorta di comunione con il sacramento. In breve, Lutero individuava il divino “in, con e sotto” tutto il creato.

Tu hai scelto il nome di Francesco d’Assisi, che amava la Terra e tutte le sue creature. La tua prima enciclica, Laudato Si’, mette a nudo il fatto che il cambiamento climatico aggrava ogni altro male sociale e la crudele ironia per cui coloro che meno contribuiscono al degrado della nostra casa comune ne stanno pagando il prezzo più alto. Ci chiedi di affrontare non solo queste dure realtà del pianeta, ma anche le parti di noi che non vorremmo vedere: egoismo, indifferenza e intenzionale ignoranza.

Ma la Laudato si’ esprime anche una profonda speranza. Hai scritto: «Essendo [l’essere umano] stato creato per amare, in mezzo ai suoi limiti germogliano inevitabilmente gesti di generosità, solidarietà e cura» (n. 58). Il cuore della storia cristiana è in un richiamo profetico a una nuova vita, una resurrezione che non riguarda semplicemente la salvezza delle anime, ma atti concreti che restaurino e rinnovino la vita qui ed ora. Significa scongelare i nostri cuori e aprirli all’esterno in un autentico amore di sé, del prossimo, del pianeta e di Dio.

3. Coniughi umiltà e audacia.

Lutero accusava la Chiesa di papa Leone X di essere “gonfia” di superbia opulenta e di avidità. Lo faceva infuriare vedere chierici ordinati abusare della fiducia, delle risorse finanziarie, della fede e del timore del loro gregge. Voleva profondamente che i cristiani, ordinati e laici, comprendessero che siamo paradossalmente liberi in Cristo e allo stesso tempo chiamati a essere “servi di tutti”.

La tua testimonianza nel mondo è di grande umiltà, a partire dalla decisione di vivere in un semplice appartamento invece che nel palazzo apostolico. Non hai paura di chiedere scusa. Comprendi la visione di Lutero per cui l’essere umano è allo stesso tempo santo e peccatore, che ogni persona è sempre sia amata sia incompleta, capace di esprimere grazia e riconciliazione ma sempre bisognosa di riconciliazione e perdono.

Allo stesso tempo sei una rockstar. Sei apparso sulla copertina di Rolling Stone e sei stato nominato da Time “persona dell’anno”. Come Lutero, hai raggiunto la fama internazionale in una cultura dell’immagine e utilizzi strategicamente le sue tecnologie. Lutero usava Facebook e Snapchat dei suoi tempi: incisioni su legno, stampa, affissione pubblica di documenti. Attraverso interviste a braccio e conferenze stampa, Twitter e programmi di divulgazione, tu fai uso della tua posizione privilegiata per focalizzare la nostra attenzione su temi che spesso vogliamo evitare: disuguaglianza inaccettabile, fame cronica, abusi dei diritti umani, devastazioni della guerra.

4. Ispiri una speranza e un’azione creativa.

Lutero non aveva intenzione di rompere con la Chiesa cattolica, ma la sua fiera oratoria e il suo esempio audace innescarono un movimento e un rinnovamento della fede che non riuscì a anticipare pienamente né a contenere. La sua traduzione della Bibbia in tedesco la rese disponibile al pubblico per la prima volta e i suoi inni contribuirono ad accrescerne la partecipazione più piena alla liturgia. Il suo humour e la sua passione attirarono la gente in un’azione coraggiosa e in una comunità creativa.

Anche tu sei fonte di ispirazione per molti nel pianeta. Nella parola e nell’azione rendi quanto mai chiaro che ciascuno ha un contributo da offrire. Insieme, abbiamo molto da fare: scienziati, capi religiosi, manager, artisti, ingegneri, insegnanti, imprenditori, avvocati, teologi, politici. Ora è il momento per noi di essere, come direbbe Lutero, “il sacerdozio di tutti i credenti” (e, aggiungo io, dei non credenti).

Tu sei fonte di ispirazione per me, papa Francesco. Mi aiuti a trovare il coraggio di vivere con uno scopo. Quindi, con coraggio, chiudo questa lettera con una fervente richiesta: che tu preghi per gli Stati Uniti e il mondo in questi tempi tumultuosi e confusi, che troviamo la nostra strada con il minimo danno a noi stessi e agli altri. Ti chiedo di pregare senza sosta perché l’umanità si svegli ascoltando la miriade di grida della creazione per fare in tempo qualcosa di significativo.

Dio ti benedica, Santo Padre. Sappi che prego con e per te.

* Aana Marie Vigen è membro della Chiesa evangelica luterana in america, è docente associata di Etica sociale cristiana presso la Loyola University Chicago. Articolo apparso su “America magazine” (19/9). Testo originale: https://www.americamagazine.org/faith/2017/09/19/lutherans-love-letter-pope-francis

 

i 500 anni della ‘riforma’ di Lutero meritano una preparazione adeguata

I 5 ‘SOLA’ della RIFORMA



Conferenze sui ‘CiNQUE SOLA’ in vista del 500° anniversario della Riforma


Sabato 5 marzo 2016 ore 17,30: ►SOLA SCRITTURA
Relatore prof Paolo Ricca, docente emerito di storia del cristianesimo alla Facolta’ valdese

Venerdì 22 aprile 2016 ore 17,30: SOLA GRAZIA
Relatore prof Fulvio Ferrario, docente di teologia sistematica alla Facolta’ valdese


Venerdì 24 giugno 2016 ore 18,00: SOLA FEDE
Relatore past William Jourdan responsabile della chiesa metodista di Vicenza


Giovedì 3 novembre 2016 
ore 17,30: ►SOLO CRISTO
Relatore dott Pawel Gajewski professore incaricato alla Facolta’ valdese


Venerdì 2 dicembre 2016 ore 17.30: SOLI DEO GLORIA
Relatore past Paolo Ribet della chiesa valdese di Torino


Fonte: Piacenzachiesavaldese 

la conferenza di Paolo Ricca anche su youtube

papa Francesco dice grazie a Lutero – una piccola rassegna stampa

 

 
 

ECCO PERCHÈ DOVREMMO DIRE GRAZIE A MARTIN LUTERO

 
papa Francesco vola in Svezia per l’apertura delle celebrazioni del 500° anniversario della Riforma. L’analisi di Giovanni Ferrò sulle pagine di Jesus:
 
A cinquecento anni di distanza dall’affissione delle 95 tesi di Lutero sul portone della chiesa del castello di Wittenberg, ci sono molti motivi per i quali l’intera ecumene cristiana dovrebbe non soltanto riconciliarsi con la memoria degli eventi che portarono alla nascita delle Chiese protestanti, ma anche ringraziare i padri della Riforma per ciò che, con il loro insegnamento, hanno ricordato a tutti i cristiani. Senza la Riforma, ad esempio, probabilmente i cattolici non avrebbero re-imparato ad amare e studiare la Parola di Dio; il ruolo dei laici, forse, non sarebbe stato valorizzato; e chissà se il fondamento stesso della nostra fede, Gesù Cristo crocifisso, sarebbe stato ripulito da tante incrostazioni devozionali accumulatesi nel tempo.
 
In fondo, il fatto che papa Francesco abbia accettato volentieri l’invito a celebrare ecumenicamente quell’anniversario il 31 ottobre prossimo a Lund, in Svezia, implica anche questo riconoscimento: che Lutero, Calvino e gli altri non erano poi «cinghiali» che devastavano «la vigna del Signore», come scriveva papa Alessandro VI nella bolla di scomunica contro il monaco tedesco, ma credenti appassionati del Vangelo, che denunciavano corruzione ed esasperazioni dogmatiche nella Chiesa del tempo. 
 
Nonostante il cammino sia ancora lungo, oggi viviamo un tempo propizio per una nuova comprensione reciproca e una sincera fraternità ecumenica. Ma che farne di questo momento di grazia? Ho l’impressione che abbracci ecclesiastici e intese tra teologi non possano più bastare. In un mondo post-secolare, in cui a contendersi lo scenario pubblico sono una visione totalmente areligiosa del mondo e una opposta di tipo integralista, i credenti che si richiamano al Vangelo di Gesù Cristo saranno sempre più una piccola minoranza. Il rischio è che il timore di perdere influenza o di scomparire terrorizzi le comunità cristiane, spingendole verso forme di neoidentitarismo aggressivo. Lo spirito di amicizia e l’ascolto delle ragioni dell’altro, allora, possono servire anche a questo: apprendere, gli uni dagli altri, i modi nuovi per vivere felicemente il comandamento della nuda testimonianza cristiana anche in un tempo di evangelica fragilità.

una essenziale rassegna stampa di questo evento di carattere storico

(con l’aiuto  preziosissimo di ‘finesettimana’):

 

Lutero, le 95 tesi e il Pontefice latino che oggi cancella secoli di conflitti di Lucetta Scaraffia in Corriere della Sera del 1 novembre 2016

Ci voleva un papa, insomma, sottratto ai duri condizionamenti storici della vecchia Europa, un papa come Francesco che ha incontrato un protestantesimo più vivo di quello europeo, attento come i cattolici, e talvolta accanto ai cattolici, … per fare un gesto di pace così clamorosamente concreto come quello odierno.
«Ora abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi». Francesco alza lo sguardo, «Gesù ci incoraggia a purificare il nostro passato»,
«Penso che il prossimo punto da sciogliere sia quello del riconoscimento da parte cattolica delle Chiese riformate come vere e proprie chiese di Cristo ».
«L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio». A Lund, in Svezia, all’interno dell’antica cattedrale dove è stata fondata la Federazione luterana mondiale, Francesco usa parole non formali
Una lucida analisi della novità del gesto di papa Francesco. “Nel rendere omaggio al valore dell’originario intento di rinnovamento che ispirò Lutero, papa Francesco ha sintetizzato quella che è la sua convinzione più profonda: Ecclesia est semper renovanda.”
“Francesco entra lentamente nella cattedrale romanica di Lund… Pochi passi accorciano enormi distanze… «Attraverso il dialogo e la comune testimonianza non siamo più estranei. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere lo straniero… per difendere i diritti dei rifugiati e di coloro che cercano asilo»”
“Nella Malmö Arena, al termine dell’evento ecumenico, è stata siglata una dichiarazione di intenti tra Michel Roy, di Caritas Internationalis, e da Maria Immonen, direttore del World Service della Federazione Luterana mondiale. Per rafforzare l’impegno comune in favore dei poveri, dei rifugiati e per lo sviluppo sostenibile”
“«Rimanete in me e io in voi». Con queste parole pronunciate da Gesù nell’ultima cena Papa Francesco ha iniziato la sua omelia a Lund, in Svezia… «possiamo sentire» il cuore di Cristo, «i battiti di amore per noi e il suo desiderio di unità per tutti coloro che credono in lui»”
“Francesco ha partecipato al grande incontro ecumenico nella Malmö arena… Hanno preso la parola quattro testimoni. Pranita Biswasi, donna indiana di 26 anni dello stato dell’Odisha… monsignor Hector Gaviria, direttore di Caritas Colombia… Rose Lokonyen, giovane rifugiata di 23 anni, fuggita dal Sud Sudan… Munib Younan, vescovo palestinese, presidente della Federazione Luterana mondiale
Un viaggio profondamente “ecumenico”: offre la sua chiesa “in uscita” non solo per superare le lontane spaccature, ma anche per – come recita il documento comune – esprimere gratitudine per «i doni spirituali e teologici» della Riforma di 500 anni fa
Cinque secoli dopo nel quartier generale dei luterani si diffonde urbi et orbi il mea culpa di un Papa. Su Martin Lutero e, soprattutto, sulla sua Riforma, Roma si è sbagliata. Ha preso un abbaglio. «Dobbiamo guardare con onestà e amore il nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono». Francesco riconosce persino «i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma».
la decisione di andare a Lund può essere interpretata come l’ennesima conferma del carattere inclusivo del papato di Francesco. Il pontefice non esclude nessuno dal suo abbraccio misericordioso, cerca sempre di trovare e valorizzare quel che unisce e di porlo sopra a quello che divide
Con una affermazione scultorea – ringraziando Dio “per i doni venuti alla Chiesa attraverso la Riforma” – papa Francesco ieri qui in Svezia ha demolito secoli di polemiche tra cattolici e luterani e aperto un tempo nuovo che dovrebbe vedere gli antagonisti di un tempo collaborare per la giustizia e la pace nel mondo, sperando così di avvicinare la possibilità, oggi da Roma proibita, dell’Eucaristia compartecipata
Non c’è stata la ricomposizione dell’unità o l’annullamento delle differenze che da cinquecento anni dividono cattolici e luterani, ma è stato mosso un nuovo passo del cammino ecumenico che le due Chiese percorrono da cinquant’anni, alla ricerca di una comunione che oggi pare potersi fondare non tanto su «tavoli teologici» quanto su un impegno di solidarietà verso gli esseri umani sofferenti, in particolare i rifugiati.
 

Cattolici e luterani si lasciano alle spalle 500 anni di separazione alla vigilia del viaggio del papa in Svezia di Christopher Lamb in www.thetablet.co.uk del 30 ottobre 2016

“La visita del papa lunedì e martedì sarà una convalida delle iniziative ecumeniche in Svezia, ma non basterà per nascondere le grandi differenze che rimangono tra cattolici e luterani: in particolare sull’ordinazione delle donne e sugli omosessuali”
“In questo feudo della Riforma ormai secolarizzato, non sembra ci sia grande attesa per la la venuta di papa Francesco… «Il posto delle donne nella Chiesa e il celibato sono i punti che ci separano ancora. E resta doloroso il fatto di non poter celebrare l’eucaristia insieme»”
 

il coraggio di riconoscere che “abbiamo sbagliato”

papa Francesco in Svezia chiede perdono per la scomunica a Martin Lutero

«abbiamo sbagliato»

di Franca Giansoldati

“Sarà un viaggio molto importante per l’unità dei cristiani” ha detto il Papa in aereo, non appena partito per Lund, città chiave della realtà luterana, dove è andato per celebrare in modo congiunto i 500 anni dell’affissione sul duomo di Wittenberg delle 94 tesi di Martin Lutero. Una cerimonia commemorativa densa di elementi simbolici perché mai prima d’ora un pontefice aveva sdoganato la Riforma in modo tanto esplicito e intenso.

“Lutero ha messo la Parola di Dio nelle mani del popolo”.

Papa Bergoglio viene accolto dalla arcivescova che guida la Chiesa luterana, Antje Jackelen, sorridente, vestita di nero, con una gonna longuette e un bel crocifisso d’oro bene in vista sulla giacca. Davanti a lei e a tutti i vertici delle chiese protestanti Papa Francesco pronuncia parole importanti. Un vero mea culpa.

“Anche noi dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono. Dio solo è giudice”.

E ancora

“Si deve riconoscere con la stessa onestà che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetrata da uomini di potere di questo mondo più che per volontà del popolo fedele”.

Come dire che aveva ragione Lutero e non Papa Leone X che poi lo ha scomunicato. Oggi, a distanza di 500 anni, le scomuniche non ci sono più, quelle sono morte con la scomparsa del riformatore tedesco anche se restano però tante incomprensioni e diffidenze da stemperare con una buona dose di pazienza. Intanto Francesco e i luterani si incontrano sul terreno della concretezza, presentando una road map di obiettivi comuni che include la lotta contro la violenza, la sfida climatica, la povertà, la questione della pace, il tema del conflitto mediorientale. Una piattaforma impegnativa che il monaco agostiniano certamente avrebbe apprezzato.  
Papa Bergoglio arriva in sordina nel Paese europeo più scristianizzato di tutti, dove esistono persino i cimiteri per gli atei (privi di qualsiasi segno distintivo), dove Dio sopravvive a fatica tra i giovani e dove una chiesa ammette senza problemi vescovi dichiaratamente gay, vescove lesbiche, il matrimonio tra coppie omosessuali. L’evento ecumenico di Lund è a dir poco eccezionale se si guarda alla storia europea degli ultimi cinque secoli. In particolare ai conflitti, ma anche ai tentativi di unità falliti nel corso della storia del cristianesimo europeo. Fino al Vaticano II la figura di Lutero era per i cattolici negativa (salvo rare eccezioni tra qualche teologo cattolico). Dopo il Concilio le cose sono lentamente cambiate. E il cammino ecumenico ha fatto grandi progressi. Lund può segnare davvero una svolta positiva per le Chiese cristiane. A elogiare il tentativo del monaco ribelle di riformare la Chiesa del suo tempo, era stato, una decina d’anni fa, Benedetto XVI il quale aveva promosso a Castel Gandolfo un summit a porte chiuse tra i suoi ex allievi teologi. “Tutta l’idea di Lutero era cristocentrica”. Cosa che ha ripetuto anche durante un viaggio in Germania, a Erfurt, la cittadina in cui Luterò visse e studiò teologia. “Lutero non si dava pace sulla questione di Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. Come posso avere un Dio misericordioso?” Questa domanda, spiegò Ratzinger, penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore.  Il viaggio di Francesco nelle terre del mondo luterano sembrano portare a compimento un lungo tragitto di ricerca comune. “Come cristiani saremo testimonianza credibile della misericordia, nella misura in cui il perdono, il rinnovamento e la riconciliazione saranno una esperienza quotidiana tra noi”.

l’incontro storico di papa Francesco coi luterani in Svezia a 500 anni dalle ‘tesi’ diLutero

il papa dai luterani in Svezia


Riccardo Maccioni

piccola guida al viaggio «ecumenico» di Francesco, in programma il 31 ottobre e il 1° novembre

cosa significa? È davvero una visita storica?

una riflessione di E. Bianchi

Ritratto di Martin Lutero di Lucas Cranach (1529)

ritratto di Martin Lutero di Lucas Cranach (1529)

Perché il Papa va in Svezia?
La visita di Francesco nel Paese scandinavo sarà molto breve, un giorno e mezzo appena. Toccherà due località, peraltro molto vicine l’una all’altra, cioè Lund e Malmö. A Lund in particolare il Papa parteciperà a una commemorazione “ecumenica” congiunta per l’avvio delle celebrazioni per il 500° anniversario, che cadrà nel 2017, della Riforma di Lutero. La principale ragione del suo viaggio è proprio questa.il papa

Perché la data del 31 ottobre?
Il 31 ottobre è un giorno che simbolicamente ogni anno richiama la nascita della Riforma, l’avvio dello strappo di Lutero. Si ricorda infatti il 31 ottobre 1517 quando il monaco agostiniano affisse le famose 95 Tesi sul portale della chiesa del castello di Wittenberg, in Germania. In realtà non è certo che i fatti siano andati esattamente così. Molti storici ritengono infatti che Lutero abbia mandato le sue Tesi al vescovo locale e che la sua pubblicazione fosse stata pensata per avviare una discussione.

Leggi il PROGRAMMA del viaggio

Cosa voleva Lutero?
Alla base della sua decisione c’era la critica verso una Curia Romana ritenuta corrotta e troppo legata ai beni materiali. L’occasione dello strappo, il “casus belli” si potrebbe dire, fu il cosiddetto “commercio” delle indulgenze. Ai fedeli veniva infatti assicurato che, grazie a una donazione in denaro o in un’opera religiosa, si potesse ottenere la remissione parziale o totale delle “pene temporali” per i peccati «già rimessi quanto alla colpa», vale a dire confessati. Lutero vedeva in questo un mercanteggiamento della grazia di Dio, la diffusione dell’idea che fosse possibile “comprarsi la salvezza”, e per dir di più a buon mercato.

La Riforma è nata in Germania, perché il Papa va a Lund?
Perché la Federazione luterana mondiale, che riunisce la maggior parte delle Chiese luterane, quelle che si ispirano direttamente a Lutero, fu fondata settant’anni fa proprio a Lund. La “scelta svedese” vuol essere anche il segno, il riconoscimento che la ricerca di unità tra le diverse confessioni cristiane non è legata solo a un passato da riconciliare ma guarda avanti. La scelta di Lund dimostra che la Chiesa luterana non esiste solo in Germania ma è una realtà globale.

Il Papa in Svezia vedrà anche i cattolici?
Certamente, e non potrebbe essere altrimenti. L’attenzione alla piccola comunità cattolica locale sarà un elemento costante della visita in terra scandinava. In particolare, Francesco, che è il secondo Papa a visitare la Svezia dopo Giovanni Paolo II nel 1989, il 1° novembre celebrerà la Messa nello Swedbank Stadion di Malmö.

La scelta del Papa di andare in Svezia è un evento isolato?
Molti, luterani e non solo, hanno visto nella decisione di Francesco un gesto profetico. Tuttavia pur essendo estremamente coraggioso e significativo, questo viaggio non sarebbe stato possibile, senza un lungo cammino di riavvicinamento tra cattolici e luterani. Un itinerario di riconciliazione che ha avuto il suo momento centrale nella firma, era il 1999, della Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione. È datato invece 2013 il documento, anche questo preparato insieme, “Dal conflitto alla comunione”. Durante la celebrazione ecumenica svedese inoltre, i partecipanti seguiranno la “Common prayer” (“Preghiera comune”), una guida liturgica cattolico-luterana di recente pubblicazione.

Il viaggio del Papa è definito ecumenico. Cosa significa?
Con il termine ecumenismo, da cui “ecumenico”, si intenda la ricerca di unità tra chi, pur professando la comune fede in Cristo, appartiene a confessioni e Chiese differenti. Diversità che in alcuni casi significano posizioni dottrinali anche molto distanti tra loro. Comunemente si data l’avvio dell’impegno ecumenico, e fu in ambito protestante, all’inizio del XX secolo, nel 1910. La Chiesa cattolica ha fatto il suo ingresso ufficiale nel movimento ecumenico con il Concilio Vaticano II. In particolare il decreto sull’ecumenismo, l’Unitatis redintegratio, è del 1964.

il viaggio di Francesco e la cultura dell’incontro

di Enzo BianchiBianchi

Cinque secoli sono passati da quel giorno in cui un monaco agostiniano affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg il suo “manifesto” che chiedeva una riforma della vita e della dottrina allora dominante nella chiesa cattolica. Iniziava in quel giorno una “protesta” che aveva come fine il ritorno al vangelo: Martin Lutero — un uomo “morsicato” da Dio e assetato di una salvezza misericordiosa — scoperto che l’amore di Dio non deve mai essere meritato, diventò la voce possente, tesa a ridare il primato alla Scrittura, alla grazia-amore gratuito di Dio e a Cristo, Signore della sua chiesa.

Il bisogno di una riforma della vita della chiesa romana era da decenni avvertito con dolore e manifestato anche da alti rappresentanti della curia romana — quali i cardinali Chieregati, Pole e Contarini — oltre che da molti umanisti come Erasmo e altri testimoni presenti nelle diverse aree europee, tuttavia avevano sempre prevalso una sordità e una mancanza di volontà nel mutare atteggiamenti e costumi, soprattutto nella vita dei prelati e del clero. E così, a poco a poco, accadde l’irreparabile: lo scisma della cristianità occidentale tra cattolici e protestanti, il dramma più lacerante nella storia della cristianità occidentale perché ben presto la chiesa cattolica si vide privata di molte membra nel Nord Europa. Lutero non prevedeva né voleva quella frattura, ma la sordità di Roma e soprattutto gli interessi della politica dei regnanti portarono in modo accelerato all’elaborazione di due vie cristiane diverse, non nella confessione battesimale trinitaria di Cristo Signore, ma nella forma della chiesa. Sono passati cinque secoli e non possiamo tacere la tragedia, fatta non solo di scomuniche reciproche, ma anche di guerre, di roghi e di torture che manifestarono come quelle chiese, pur di difendere la propria verità, facessero ricorso a mezzi in contraddizione radicale con quel vangelo che ciascuna di esse professava di voler difendere e conservare puro. Cinque secoli di cammino percorso gli uni senza gli altri, con sviluppi teologici e anche violenze concrete gli uni contro gli altri, con concorrenza missionaria e permanente ostilità, sicché il cristianesimo in Occidente appare da allora irrimediabilmente lacerato. Solo all’inizio del secolo scorso, a motivo degli ostacoli incontrati nella missione delle chiese nei Paesi coloniali, dovuti alla divisione, si è cominciato a percepirne lo scandalo. Da allora si è intrapreso un lungo cammino, accelerato per i cattolici dal concilio Vaticano II. E oggi, a che punto siamo nei rapporti tra i cattolici e i “protestanti”, cioè i cristiani nati dalla riforma e distinti in chiese e comunità ecclesiali? Va riconosciuto che papa Francesco, proprio nei confronti dei protestanti, ha segnato un atteggiamento nuovo anche rispetto alle proprie posizioni del passato, un atteggiamento peraltro non condiviso da una parte dei cattolici stessi. Non a caso la sua partecipazione alla “commemorazione” della riforma ha posto e pone dei problemi. Se infatti la celebrazione era prevista da anni nel mondo protestante ed è stata preparata anche da un documento redatto da una commissione teologica bilaterale cattolico-luterana che invita a passare “Dal conflitto alla comunione”, ci si è tuttavia interrogati fino allo scorso anno sulla possibilità e l’opportunità che anche la chiesa cattolica partecipasse a tale evento. È infatti pensiero consolidato nel mondo cattolico che i protestanti hanno abbandonato la chiesa cattolica per altre vie e che, di conseguenza, non hanno conservato la tradizione della chiesa universale. Si può festeggiare insieme un evento che è stato inimicizia tra fratelli, rottura, divisione, contraddizione alla volontà dell’unico Signore? Ma papa Francesco, con la sua capacità di porre gesti profetici, ha manifestato la volontà di prendere parte oggi alla memoria celebrata a Lund in Svezia dove cinquant’anni fa iniziarono i dialoghi di riconciliazione tra chiesa luterana e chiesa cattolica. Alla sua audacia ha risposto l’altrettanto sofferta e coraggiosa decisione della Federazione luterana mondiale di accogliere l’inattesa richiesta e invitare formalmente il papa. E così l’apparentemente impossibile, con papa Francesco è diventato possibile: cattolici e protestanti possono stare insieme davanti al Signore, confessare la fede nella sua qualità di Risorto vivente e salvatore del mondo, ringraziarlo perché ha
dato oggi ai suoi discepoli di comprendere insieme che il vangelo ha il primato nella vita di ogni cristiano e che la chiesa abbisogna sempre di essere riformata per essere il corpo di Cristo nella storia. Le divisioni per ora permangono e paiono lontane dalla ricomposizione, anche perché nel frattempo cattolici e protestanti hanno elaborato aspettative e forme diverse dell’unità ricercata. Se molti protestanti pensano alla comunione tra le chiese come diversità che si accettano reciprocamente, la chiesa cattolica e la chiesa ortodossa conservano dell’unità il concetto tradizionale: unità non solo nel battesimo, ma anche nella fede e nella celebrazione eucaristica, unità sinfonica plurale sì, ma compaginata dai vescovi successori degli apostoli e presieduta nella carità dal vescovo di Roma, successore di Pietro. Oggi siamo tutti convinti che l’elemento decisivo resta il battesimo, la vita di fede conforme al vangelo: e questo lo possiamo affermare insieme. Le diffidenze reciproche ancora esistono e sono sovente alimentate ed espresse soprattutto dove e quando si accende un conflitto di etiche. Per molti aspetti, infatti, il fossato tra cattolici e protestanti si è fatto più profondo in questi anni, proprio sui temi della morale sessuale. Ma nell’approfondimento della fede ci sono stati passi significativi di profonda convergenza su alcune verità, come la giustificazione attraverso la fede, cioè il riconoscimento che Dio rende giusto il peccatore gratuitamente, per l’abbondanza del suo amore che non va mai meritato. Questo, unitamente alla forza dirompente dell’“ecumenismo del sangue”, cioè la testimonianza offerta dai martiri di ogni chiesa, ha reso possibile ciò che fino a pochi decenni fa pareva utopia: il volto di Dio testimoniato insieme dai cristiani risplende di luce evangelica, meno deformato dalle antiche rivalità tra confessioni contrapposte. In ogni caso papa Francesco pratica testardamente la cultura dell’incontro, del dialogo, della vicinanza concreta all’altro e li rinnova ogni giorno in questo mondo sempre più segnato da scontri, distanze, innalzamenti di muri, esclusione del diverso.

il prossimo sarà un anno importantissimo per la cristianità

1517-2017

500 anni dopo Lutero

Lutero

intervista a Bernard Sesboüé*

“la chiesa cattolica ai tempi di Lutero era in uno stato pietoso … “

a cura di Francesco Strazzari
in“Settimana-News” – www.settimananews.it – del 29 aprile 2016
Padre Sesboüé, che cosa è avvenuto nel 1517? Quella data ci riguarda ancora oggi?

Prendiamo gli avvenimenti così come si sono svolti e tentiamo di coglierne la portata storica. Chiediamoci: la Chiesa cattolica come era all’inizio del XVI secolo? Era in uno stato pietoso, tanto che si parlava, già da lungo tempo, della necessità di una riforma, che continuava ad arenarsi. Alcuni anni prima, nel 1510, il V Concilio del Laterano si era concluso senza avere prodotto niente di serio. Ma dal punto di vista romano il concilio era fatto e non era proprio il caso di ricominciare. Gli abusi erano numerosi e palesi: corruzione, immoralità del clero, da cui il proverbio napoletano: «Se vuoi andare all’inferno, fatti prete!», gerarchia episcopale e romana assai poco edificante ecc. La questione più sensibile per il popolo cristiano era la grande campagna per le indulgenze: il papa Leone X, figlio di Lorenzo de Medici, Lorenzo il Magnifico, vuole ricostruire in maniera splendida la basilica di San Pietro di Roma, quella che conosciamo oggi. Per questo ha bisogno di molto denaro. Lancia quindi in Europa, e particolarmente in Germania, una grande campagna che concede generosamente delle “indulgenze”, mediante elemosine che ci si attende generose. La predicazione si sposta allora dalle grandi verità della fede ai benefici spirituali delle indulgenze. I predicatori arrivano ad argomenti di bassa lega che fanno della salvezza cristiana una sorta di baratto finanziario. Un grande predicatore domenicano delle indulgenze, il p. Teztel, ha persino volgarizzato questo ritornello: «Quando il soldo nella cassetta canta, l’anima fuori dal purgatorio salta».

Sesboué
Da dove vengono quindi queste indulgenze?

Provengono dalla pratica antica della penitenza pubblica. Al tempo dei Padri della Chiesa, il fedele era sottoposto al sacramento della penitenza solo per peccati molto gravi: apostasia, crimine, adulterio… Queste colpe esigevano una penitenza pesante e pubblica e comprendevano osservanze diverse, tra cui l’esclusione dalla comunione eucaristica. Questa penitenza si estendeva nel tempo e poteva durare parecchi anni. Evidentemente, i penitenti desideravano che la penitenza potesse essere abbreviata il più possibile. Si poteva farlo mediante buone opere e in particolare un’elemosina. Quando la penitenza è diventata privata, nel Medio Evo, si considerò che il peccato, anche se perdonato, comportasse delle conseguenze, che domandavano una purificazione nell’al di là. Si sono così trasferiti elementi di disciplina terrestre al mistero trascendente del purgatorio, apportandovi indicazioni di giorni e durata. Nel XVI sec. la teologia che sottostava alla pratica delle indulgenze era particolarmente degradata. Le indulgenze erano diventate l’oggetto di un vero traffico. Il dibattito invade l’Europa. I media del tempo se ne impadroniscono, cioè la stampa, e la questione si diffonde.

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Lutero si trova nel pieno del traffico. Il monaco agostiniano Martin Lutero, giovane professore alla Facoltà di teologia di Wittenberg, trova tutto questo scandaloso. Non solamente la Germania è messa a dura prova da questa nuova imposta, ma anche le coscienze si deformano nell’illusione che la salvezza cristiana non sia una questione di fede, ma la si possa acquistare con buone opere e principalmente con l’elemosina. Ora questa concezione è all’opposto dell’itinerario spirituale di Lutero. Questi, uomo inquieto e torturato dalle tentazioni, ha provato tutte le forme di ascesi per liberarsi e senza risultato. Si sentiva quindi condannato dalla giustizia di Dio, nella quale vedeva solo l’aspetto punitivo. Ma un bel giorno, il professore di sacra Scrittura fa nella Lettera ai Romani di san Paolo una scoperta, che egli  trova essere in pieno accordo con l’interpretazione di sant’Agostino, la quale trasforma la sua vita. Davanti all’universalità del peccato nell’umanità, la giustizia di Dio è rivelata dalla fede in Gesù Cristo: «Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge» (Rm 3,28). Prende come esempio il caso di Abramo che «credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia» (Rm 4,3). La giustizia che possiamo ricevere da Dio non è quindi per niente il frutto delle nostre buone opere: è un dono gratuito della misericordia e della giustizia con la quale ci rende giusti. La giustificazione per la grazia di Dio mediante la nostra fede sarà per Lutero l’articolo centrale del mistero cristiano, quello che fa tenere o cadere la Chiesa. In questo egli inaugura una figura nuova della fede, del tutto differente da quella del Medio Evo. Non si tratta più di obbedire a ciò che dice il prete e partecipare a tutto ciò che fa la comunità parrocchiale. Si tratta di essere intimamente convinto che la grazia di Dio mi raggiunge nella mia miseria e in ragione della mia fede mi considera ormai come suo amico. Il ruolo della coscienza personale è formalmente messo in primo piano.

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Come nasce e si sviluppa la questione? Che fa allora Lutero?

Scrive il 31 ottobre ad Alberto di Brandeburgo, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e denuncia nel contempo la pratica delle indulgenze e la teologia sottostante. Pone dunque sia un problema di gestione pratica sia un problema dottrinale. Alla sua lettera allega 95 tesi sulle indulgenze per proporre un dibattito teologico, di tipo accademico, su una questione i cui fondamenti non sono affatto chiari. Queste tesi, certamente taglienti, non sono per nulla proposizioni definitive, hanno per scopo di far reagire e di far giungere più tardi a conclusioni mature. Ciò che Lutero ignora disgraziatamente è che l’arcivescovo ha un contratto con Roma, che aspetta il più presto possibile del denaro fresco, e che lui stesso si trattiene una percentuale delle somme raccolte. Mettere pubblicamente in questione la pratica delle indulgenze porterebbe a prosciugare la fonte dei profitti e a mettere in pericolo le sue stesse finanze. Lutero non riceverà risposta.

Queste tesi sono state affisse alle porte della chiesa del castello di Wittenberg?

Se ne discute ancora oggi. In ogni caso giungono a conoscenza del pubblico e sfuggono ormai a ogni gestione da parte del suo autore. Egli voleva un dibattito nell’ambito della sua università e il dibattito invade l’Europa intera. I “media” del tempo, cioè la stampa, se ne appropriano e l’affare si espande. Lo scandalo scoppia quindi davanti a un’opinione pubblica esasperata dalle indulgenze e l’elaborazione di questa nuova figura della fede che è un primo segno dell’emergere dei tempi moderni. Il successo rapido di Lutero non si spiega se non con l’incontro tra la coscienza di un uomo e la coscienza di un popolo. La questione diventa dunque politica ed ecclesiale. Viene interpretata spontaneamente come una rivolta contro l’autorità del papa. Il ritorno del teologo alle Scritture e ai Padri della Chiesa è ugualmente inteso come una sospettosa distanza nei confronti della teologia scolastica contemporanea. Ed è anche l’oggetto di una grande ostilità da parte dell’apparato ecclesiastico. In questa situazione imprevista, ma inquietante per lui, Lutero scrive nel maggio 1518 al papa una lettera molto rispettosa, nella quale tenta di giustificare la sua condotta e spiega che elabora delle «soluzioni» per far capire le sue tesi. Termina così: «Prostrato ai vostri piedi, Padre santissimo, mi offro a voi con tutto ciò che sono e tutto ciò che possiedo». Ma è già troppo tardi. Leone X ha ordinato l’apertura di un processo contro di lui. Lutero viene già accusato di eresia nel senso ampio che si dava a questa parola in quell’epoca. Si intima a Lutero di presentarsi davanti a un tribunale romano entro due mesi. Ma un simile viaggio sarebbe assai pericoloso per lui: rischia di venire ucciso o almeno di finire in prigione. Anche i protettori di Lutero in Germania, in particolare il principe Federico il Saggio, elettore della Sassonia, domandano il trasferimento del processo in Germania. Il cardinale Gaetano, domenicano, grande interprete di san Tommaso, legato del papa in Germania, fa sapere che la domanda di trasferimento è accordata e che Roma gli affida il regolamento della questione. L’audizione di Lutero avrà luogo ad Augusta. Il dibattito prende fin dall’inizio una cattiva piega e non affronta le questioni di fondo. Il Gaetano domanda soprattutto a  Lutero di ritrattare i suoi errori. Quali?, ribatte l’accusato. «Tu neghi che il tesoro delle indulgenze sia costituito dai meriti del Cristo e dei santi. Ora il papa Clemente VI ha definito questa dottrina comune di fede. Del resto, tu insegni che è la fede, non il sacramento, che giustifica. Questo è nuovo e falso». Lutero rifiuterà ogni ritrattazione. È pronto a tutto salvo che a ritrattare, a meno che gli venga dimostrato che contraddice la Scrittura. L’anno seguente, nel giugno-luglio 1519, un grande dibattito, veramente teologico questa volta, si tiene a Lipsia con Giovanni Eck, vice cancelliere dell’Università di Ingolstadt, ma non fa che peggiorare le cose. I riferimenti degli uni e degli altri sono diventati formalmente differenti: la Scrittura santa per Lutero, le grandi decisioni conciliari e pontificie per i teologi. Eck misconosceva completamente il terreno dottrinale sul quale si muove Lutero. Le questioni vengono affrontate nell’ottica della disobbedienza e l’accusa di eresia è sempre sul tappeto. Lutero viene accusato di ostilità nei confronti del papato e di riprendere aspetti dell’eresia di Giovanni Hus del secolo precedente. Il dilemma Scrittura o Chiesa si formalizza progressivamente. Da parte sua, Lutero radicalizza sempre più le sue proposizioni. Il dibattito si appesantisce sul piano dottrinale con la dottrina dei sacramenti messi in questione. Lutero è in qualche modo caduto nella trappola tesa da Eck ed esce dalla disputa più condannabile di quando vi era entrato. Eck è diventato il suo nemico e contribuirà da vicino alla sua condanna da parte del papa. Nel frattempo, scrive diversi opuscoli contro la teologia di Lutero. Nel 1520 Lutero pubblica a sua volta i suoi grandi manifesti, tra i quali il celebre scritto Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca. Egli vi fa appello al concilio, risvegliando così i cattivi ricordi delle assemblee conciliariste del XV secolo. La prima questione riguardo a Lutero si chiude in quattro anni. Nel 1521 Lutero viene condannato e scomunicato con la Bolla Exsurge Domine, che si permette di bruciare pubblicamente, anziché ritrattare entro i sessanta giorni. Rinuncia quindi a ogni speranza di riconciliazione. Compare davanti alla Dieta di Worms e fa davanti ad essa la celebre proclamazione: «A meno di essere convinto dalla testimonianza della Scrittura e dalle ragioni dell’evidenza, poiché io non credo né all’infallibilità del papa né a quella dei concili, perché è stabilito che spesso essi si sono sbagliati e contraddetti, mi attengo ai testi biblici che ho citato. Fin tanto che la mia coscienza è afferrata dalla parola di Dio, non posso e non voglio ritrattare nulla, perché non è né sicuro né salutare agire contro la propria coscienza». Viene allora messo al bando dell’impero dalla Dieta di Worms. La rottura con la Chiesa di Roma è consumata. Ma Lutero gode del favore di una larga parte del popolo cristiano. Non si tratta di un caso personale, ma di uno scisma grave e duraturo nella Chiesa d’Occidente. Fermiamo qui la lettura degli avvenimenti. È sufficiente per riflettere sulla posta in gioco.

È comunque ovvia la domanda: di chi sono le responsabilità?

È molto difficile esprimere un giudizio che non sia tendenzioso sulle responsabilità di questa rottura. Diciamo innanzitutto che il clima nel quale erano immersi gli uni e gli altri portava alla rottura. Nessuno voleva cedere, e la domanda fatta a Lutero di ritrattare era molto prematura, non poteva che portare al suo contrario. Non si può non approvare il Riformatore nella sua protesta contro il traffico delle indulgenze. Ma egli ha una parte di responsabilità a motivo della violenza di certe sue proposizioni, della sua intransigenza nella discussione, dei suoi rifiuti di ogni compromesso, e della sua radicalizzazione dottrinale progressiva contro l’istituzione ecclesiastica, che ha fatto di lui un rivoltoso e quindi, nella coscienza dell’epoca, un eretico, mentre non lo era per niente all’inizio. Ma si deve riconoscere che la responsabilità più grande viene dalla parte cattolica. Il sospetto nei suoi confronti, non giustificato all’inizio, ha impedito di fare della questione delle indulgenze un dibattito teologicamente fondato. I responsabili cattolici volevano molto più la ritrattazione o la condanna di Lutero che la ricerca della verità. Confondevano le loro posizioni scolastiche con l’ortodossia, che confondevano con una teologia a sua volta ancora abbastanza confusa. La figura nuova della fede, della quale Lutero era testimone, avrebbe potuto svilupparsi in maniera cattolica, come si può vedere in Seripando, redattore del decreto del Concilio di Trento
sulla giustificazione o in Ignazio di Loyola. Si imporrà del resto d’ambo le parti.
Quel che è tragico è l’Europa sotto il segno della rottura. Non v’è dubbio. La rottura viene consumata tra Lutero e la Chiesa di Roma. La protesta di Lutero sarà seguita in maniera massiccia in Germania. E dopo sorgeranno comunità luterane, che prenderanno le distanze dalle parrocchie cattoliche. La reazione seria della Chiesa cattolica davanti alla Riforma avrà un ritardo considerevole a motivo dei conflitti tra principi, l’atteggiamento per lungo tempo reticente dei papi ed esigenze sempre più grandi dei riformatori; tutte queste cause renderanno impossibile un concilio di riconciliazione. Il Concilio di Trento si aprirà nel 1545, un anno prima della morte di Lutero. Sarà tenuto sotto il segno della proroga continua e comporterà tre sessioni (1545-1549 sotto Paolo III; 1551-1552 sotto Giulio II; 1562-1563 sotto Pio IV) «Perché così tardi», si dirà, quando tutto grida: «Concilio, concilio?». In partenza, il Concilio di Trento ha circa 30 anni di ritardo; all’arrivo, ne conta 45: le comunità luterane intanto si sono stabilite in tutta Europa. La seconda generazione protestante, quella di Calvino e dei riformati, ha nel frattempo visto la luce e altri riformatori sono apparsi sulla scena. Il concilio fornirà un documento abbastanza significativo sulla giustificazione per la fede, dove la tesi paolina è perfettamente messa in luce nel quadro di una teologia cattolica. Nel XX secolo importanti teologi protestanti ne riconosceranno persino il valore. Come troppo spesso avviene nella Chiesa cattolica, era troppo tardi per un concilio di riconciliazione. Durante le prime due sessioni si sperava ancora la presenza dei protestanti; alla terza, era diventato chiaro che questo incontro fosse impossibile. Da una parte come dall’altra la preoccupazione di avere ragione ha preso il sopravvento su quella di capirsi.

Che rapporto c’è tra protestantesimo e nascita dei tempi moderni?

Non si tratta qui di fare tutta la storia del luteranesimo e ancora meno del protestantesimo. Prendiamo atto dell’immensa posta in gioco dal punto di vista storico dell’avvenimento di partenza. Ormai la Chiesa d’Occidente ha perduto la sua unità. Resterà ferita da una separazione tra cattolici e protestanti fino ad oggi. La seconda generazione protestante si svilupperà in Francia e in Svizzera con Giovanni Calvino, poi sarà la nascita della Chiesa anglicana con Enrico VIII. Non parliamo della molteplicità delle confessioni protestanti che seguiranno. L’eco politica di questa scissione provocherà innanzitutto le guerre di religione, secondo il principio che ciascuno deve praticare la religione del suo principe (cuius regio, eius religio). Nel 1598 l’editto di Nantes, promulgato da Enrico IV, tenterà di stabilire in Francia una coabitazione pacifica tra cattolici e protestanti. È in questa situazione che l’Europa assumerà l’evoluzione culturale dei tempi moderni. I differenti settori della modernità saranno affrontati e vissuti in maniera conflittuale nel corso dei quattro ultimi secoli. Si deve in effetti distinguere la modernità scientifica, che inizia con Newton e la legge della gravità universale e arriva fino ad Einstein e i suoi successori; la modernità politica, che fa passare l’umanità dalla concezione del potere carismatico del principe, investito di autorità da Dio, all’ideale della democrazia ragionevole e ragionata; la rivoluzione culturale, quella dei Lumi in Francia e dell’Aufklärung in Germania, che comporta una laicizzazione del pensiero, un oblio dell’argomento di autorità finora dominante, e una razionalizzazione dei criteri; infine la modernità industriale, e tecnologica, che fa passare dall’utensile alla macchina, poi alla macchina-utensile e alle possibilità nuove dell’elettronica. Questi quattro settori della modernità sono altrettante rivoluzioni, che hanno segnato profondamente la trasmissione della fede e la interpellano ancora oggi. La Riforma giocò anche un ruolo importante nello sviluppo della modernità europea. Gli ultimi cinquecento anni di separazione hanno contribuito ad appesantire il dossier, cosa che costituisce un appello in più a riconciliarci tra di noi.

Come vede il luteranesimo di oggi e l’atteggiamento della Chiesa cattolica alla vigilia dei 500 anni?

Tra gli innumerevoli dialoghi condotti dalla Chiesa cattolica dai tempi del concilio Vaticano II con  le differenti comunità storicamente separate da essa, il dialogo luterano-cattolico è uno dei più seri, dei più continui e dei più fecondi. Dal 1972 ha pubblicato documenti importanti, riuniti ed editi sotto il titolo Di fronte all’Unità. Le Chiese si sono ugualmente messe d’accordo nel riconoscere che non cadono più oggi sotto le condanne reciproche promulgate nel XVI secolo. Dal 1986 il dialogo viene intensificato ulteriormente sia sul piano internazionale sia sul piano nazionale, per esempio, negli Stati Uniti, incentrandosi sulla questione decisiva della giustificazione per la fede. Numerosi documenti hanno preparato la pubblicazione della dichiarazione comune tra la Federazione luterana mondiale e la Chiesa cattolica romana: La dottrina della giustificazione (1999). Si può dire che oggi il punto maggiore che fece scoppiare la crisi è risolto. La giustificazione per la grazia mediante la fede è oggetto di una confessione comune e serena da parte dei cattolici e dei luterani, anche se resta differenziata. Un comunicato ufficiale comune delle due firmatarie è stato aggiunto in vista di alcuni chiarimenti. Questo risultato è considerevole e questo documento dovrebbe ormai appartenere ai testi confessionali dei due partner. Ma non ha le stesse conseguenze per gli uni e per gli altri: perché per i luterani la giustificazione è il “criterio decisivo” dell’autenticità della Chiesa, mentre per i cattolici essa non è che “un criterio”. Questo punto è stato lungamente dibattuto. Dà luogo oggi a una nuova tappa del lavoro tra le due confessioni, che riguarda appunto la Chiesa. Queste conversazioni sono sempre difficili, perché non si risolve in alcuni anni una questione di cinquecento anni.

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Lei ha qualche suggerimento da dare in vista delle celebrazioni dei 500 anni?

È legittimo che la Federazione luterana mondiale voglia celebrare i 500 anni della crisi del 1517 che fu il punto di partenza di tutta l’avventura della Riforma. Ma sarebbe assai dannoso che questa celebrazione consistesse in una riaffermazione un po’ trionfalistica di una identità conflittuale e comportasse una forma di processo da intentare nei confronti della Chiesa cattolica. Non dobbiamo mai dimenticare che la separazione, con conseguenze così molteplici, fu l’espressione della miseria peccatrice di tutta la Chiesa e di tutti i partner della divisione. L’anniversario non può e non deve essere che un avanzamento nuovo sulla via della riconciliazione. Spetta ai due grandi partner prendere iniziative in questo senso. In questo campo solo ciò che una Chiesa è capace di dire e di fare nei confronti di se stessa ha valore. I reciproci rimproveri si sono rivelati da troppo lungo tempo sterili. Non ho quindi da indicare alla Federazione luterana ciò che dovrebbe fare. Ma posso dare un suggerimento alla Chiesa cattolica, suggerimento del tutto realizzabile e la cui portata simbolica sarebbe grande. Se la Dichiarazione comune sulla giustificazione ha chiarito una buona volta il conflitto iniziale, una questione connessa e legata da vicino all’avvenimento della rottura resta ancora pendente. Questa questione è secondaria senza dubbio, ma ha la sua importanza. La Chiesa cattolica continua ad insegnare e a praticare la dottrina delle indulgenze. Lo fa anche in maniera festosa in occasione degli anni santi, anche quest’anno, nell’anno della misericordia. Senza dubbio, la pratica cattolica delle indulgenze non dà più luogo ad alcun abuso di tipo finanziario e la teologia delle indulgenze ha fatto considerevoli passi in avanti. Nel 1967, il papa Paolo VI ha pubblicato un documento importante, rifiutando ogni concezione “bancaria” del tesoro della Chiesa, sopprimendo ogni quantificazione e mostrando che le indulgenze sono efficaci per modum suffragii, cioè che hanno il valore della preghiera di tutta la Chiesa e della conversione della coscienza della quale sono l’occasione. Non v’è nulla che metta in questione la giustificazione per la grazia mediante la fede. Resta che la questione delle indulgenze non è mai stata il motivo di un dialogo chiarificatore. So, da numerose confidenze ricevute, quanto l’indizione periodica delle indulgenze da parte cattolica irriti le coscienze luterane e protestanti. Sono stato spesso obbligato a tornare su questo dossier per chiarire le cose. La Chiesa cattolica non ha, a mia conoscenza per lo meno, mai espresso pentimento per lo scandaloso traffico avvenuto nel XVI secolo e che non ha mai cercato un accordo dottrinale su questo punto. Sembra dimenticare che la Riforma ha preso il via a partire dallo scandalo delle indulgenze, che la Chiesa del tempo ha rifiutato di riparare. Ora questo ricordo resta terribilmente presente nelle memorie luterane.
A mio avviso, dovremmo, noi cattolici, accettare di cambiare il nome del processo penitenziale che porta alla piena liberazione delle conseguenze del peccato. Il termine “indulgenza” è troppo gravato dal peso dei conflitti storici per poter essere accettato oggi. Un altro nome, biblico e tradizionale, sarebbe del tutto possibile, come quello di benedizione, misericordia o benevolenza divina gratuita. Questo punto non è che un aspetto della teologia della grazia. Questo domanderebbe senza dubbio una revisione dei testi ufficiali che regolano la questione e l’abbandono di molte formule che hanno ancora oggi segnato l’infanzia della mia generazione. Sarebbe una bella messa in atto della Dichiarazione comune sulla giustificazione e l’ultima parola da dire sul vecchio conflitto intorno alle indulgenze.

*Bernard Sesboüé è un teologo gesuita universalmente noto. Scrittore fecondo, profondo conoscitore della storia della teologia cattolica, appassionato studioso della Riforma protestante, che nel 2017 ricorderà i 500 anni del suo inizio.