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“siamo credenti!” : p. Pagola commenta il vangelo di domani

anemoni

il commento del teologo biblico Pagola sul vengelo di domani 7 ottobre, 27a domenica del tempo ordinario
Lc 17, 5 – 10

SIAMO CREDENTI?

Gesù aveva ripetuto loro in diverse occasioni: “Che piccola è la vostra fede!”. I discepoli non protestano. Sanno che ha ragione. Sono oramai gia da molto tempo con lui. Lo vedono dedito totalmente al Progetto di Dio; egli pensa solamente di fare il bene; egli vive solamente per fare la vita di tutti più degna e più umana. Lo potranno seguire fino alla fine?

Secondo Luca, in un determinato momento, i discepoli chiedono a Gesù: “Aumenta” la nostra fede. Sentono che la loro fede è piccola e debole. Devono fidarsi più di Dio e credere più in Gesù. Non lo capiscono molto bene, ma non discutono. Fanno secondo loro la cosa più importante: gli chiedono aiuto affinché faccia crescere la loro fede.

La crisi religiosa dei nostri giorni non rispetta gli apprendisti. Noi parliamo di credenti e non credenti, come se fossero due gruppi ben definiti: alcuni hanno fede, altri no. In realtà, non è così. Quasi sempre, nel cuore umano c’è, contemporaneamente, un credente ed un non credente. Per questo motivo, anche per noi che ci definiamo “cristiani” dobbiamo porci questa domanda: Siamo realmente credenti? Chi è Dio per noi? L’amiamo? È egli che dirige la nostra vita?

La fede può debilitarsi in noi senza che ci abbia assaltato mai un dubbio. Se non la curiamo, essa può diluirsi a poco a poco semplicemente nel nostro interiore per rimanere ridotta ad un’abitudine che non osiamo abbandonare. Distratti da mille cose, non cerchiamo oramai più di comunicare con Dio. Viviamo praticamente senza lui.

Che cosa possiamo fare? In realtà, non c’è bisogno di grandi cose. È inutile che ci facciamo propositi straordinari perché sicuramente non li compiremo. La cosa prima è pregare come quello sconosciuto che un giorno si avvicinò a Gesù e gli disse: “Credo, Signore, vieni in aiuto nella mia incredulità”. È buono ripeterlo con cuore semplice. Dio ci capisce. Egli sveglierà la nostra fede.

Non dobbiamo parlare con Dio come se stesse fuori di noi. Egli sta dentro. La cosa migliore è chiudere gli occhi e rimaner in silenzio per sentire ed accogliere la sua Presenza. Neanche dobbiamo intrattenerci in pensare a lui, come se fosse solo nella nostra testa. Egli è nella cosa intima del nostro essere. Dobbiamo cercarlo nel nostro cuore.

La cosa importante è insistere fino ad avere una prima esperienza, benché sia piccola, benché solo duri alcuni istanti. Se un giorno percepiamo che non siamo soli nella vita, se captiamo che siamo amati da Dio senza meritarlo, tutto cambierà. Non importa che abbiamo vissuto dimenticandoci di lui. Credere in Dio, è, prima che niente, fidarsi dell’amore che egli ha per noi.

José Antonio Pagola