tutti all’inferno appassionatamente
di Michele Serra
in “la Repubblica” del 18 marzo 2026
L’inferno esiste solo per chi ne ha paura, cantava De André. Lettura poetica e profonda non
dell’inferno, che non esiste se non come luogo immaginario e letterario, ma degli uomini: che
esistono eccome, e l’inferno se lo somministrano l’uno con l’altro nel corso della vita (a volte anche
il paradiso, ma sono momenti molto più rari).
Ecco dunque il ministro israeliano Katz annunciare ufficialmente che gli ulteriori leader iraniani
uccisi dagli attacchi dell’Idf sono finalmente stati spediti «nel profondo dell’inferno». Il pensiero è
identico a quello degli uccisi, che uguale destinazione amano augurare agli «infedeli»: a conferma
del fatto che questa è anche una guerra di religione, o quantomeno di religiosi, con i reverendi
americani benedicenti Trump, gli invasati biblici al governo di Israele, gli islamisti fanatici che
hanno messo in catene l’Iran. E tutti che tirano in ballo Dio per ogni loro nefandezza, per ogni loro
delitto contro la vita, per ogni loro anatema contro chi non recita i loro stessi salmi, versetti,
giaculatorie.
Katz si rassegni. Si capisce che essere semplicemente un assassino di assassini non gratifica quanto
essere un esecutore della volontà divina. Ma i suoi nemici, esattamente come capiterà a lui e a
ciascuno di noi, non sono all’inferno. Più semplicemente sono morti, scomparsi per sempre,
condizione che da sé sola basterebbe a dire l’enormità della fine e a sconsigliare di affrontare quella
enormità con le turpi piccolezze del fanatismo religioso. Chi non rispetta la morte non rispetta la
vita, questa forse la può capire perfino Katz.


