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p. Maggi commenta il vangelo

p. Maggi

PARLAVA DEL TEMPIO DEL SUO CORPO 

Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi nella DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE – 9 novembre 2014

 
Gv 2,13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.  Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

La nuova relazione proposta da Gesù tra Dio e gli uomini comporta la scomparsa delle istituzioni dell’antica alleanza e, tra queste, la prima che Giovanni ci presenta nel suo vangelo è il tempio. Mentre i profeti denunciavano un culto ipocrita e auspicavano una purificazione del tempio, Gesù va al di là, Gesù lo abolisce.
E’ quanto leggiamo nel capitolo 2 di Giovanni, dal versetto 13 al 22. Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei. L’evangelista è polemico, perché la Pasqua nell’Antico Testamento viene sempre definita come “la Pasqua del Signore”, ma per Giovanni la Pasqua è dei Giudei. Con “giudei” in questo vangelo non si intende tanto il popolo giudaico, ma le autorità, i capi religiosi.
Non è più una festa di liberazione del popolo, ma è la festa dei dominatori di questo popolo. E Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio … nel tempio non trova gente che prega, ma trova commercio, trova affari. Trovò nel tempio venditori di buoi, pecore, colombe e là seduti, cioè installati, i cambiavalute. Il vero Dio del tempio è il denaro.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio. Il messia veniva raffigurato con una frusta, il flagello, con la quale doveva scacciare via gli esclusi dal tempio, i peccatori. Qui invece Gesù prende la frusta ma scaccia via quelli che sono l’anima del tempio.
Scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore. Per prima cosa le pecore, che è immagine del popolo, che è il vero animale sacrificale. Le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi; Gesù non accetta un culto a Dio legato all’interesse. E ai venditori di colombe disse … E’ strano che Gesù se la prenda proprio con i venditori di colombe, non con quelli di buoi. Disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”
Perché Gesù se la prende proprio con i venditori di colombe? Perché era l’animale che potevano offrire i poveri. Gesù non tollera che i poveri vengano sfruttati in nome di Dio. E, citando il profeta Zaccaria, dice che la casa del Padre suo non può essere un luogo di interessi o di affari.
I suoi discepoli fraintendono il gesto di Gesù e pensano che Gesù sia una sorta di Elia, il profeta che col suo zelo violento doveva preparare la strada al messia; infatti i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”. Allora i Giudei, cioè i capi, reagirono e gli dissero: “Quale segno”, cioè “quale autorità”, “ci mostri per fare queste cose?”
Rispose loro Gesù… E per comprendere la risposta di Gesù occorre distinguere i due termini differenti che l’evangelista adopera. Un termine greco ieros, tempio, che significa tutta l’area sacra, ma l’altro nella risposta di Gesù è naos, che significa il santuario di questo tempio, cioè il luogo che indicava la presenza e la residenza di Dio in questo tempio.
Ed è questo secondo che compare nella risposta di Gesù. “Distruggete questo santuario e in tre giorni lo farò risorgere”. Per Gesù la morte sarà la massima manifestazione di Dio. I Giudei, i capi non comprendono. “Questo santuario è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?” Ma egli parlava del santuario del suo corpo.
Con Gesù cambia la relazione con Dio. Con Gesù il vero dal quale Dio manifesta e irradia la sua misericordia, la sua compassione, non è un santuario costruito da mani di uomo, dove le persone devono andare portando le offerte, ma l’unico vero santuario sarà la persona di Gesù e quanti lo accoglieranno come modello di vita, un santuario che non attenderà le persone, ma andrà incontro alle persone. Incontro a chi? Agli esclusi dal tempio, agli emarginati dalla religione.
Questo nuovo santuario non chiederà offerte, ma sarà lui che offrirà il suo amore a tutti gli uomini.