‘morto il re dei rom’?

 

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così, non appena è uscita la notizia sui mass media, Marcello Palagi ha tenuto a precisare:

La notizia che riporto qui sotto da euronews è una cazzata o, meglio, un insieme di cazzate.

«La comunità rom saluta il suo ‘re’, funerali solenni per Florin Cioaba
euronews
venerdì 23 agosto 2013 07:55 GMT
Funerali da capo di Stato per Florin Cioaba, l’autoproclamato re dei rom.
58 anni, romeno, Cioaba è morto di infarto in Turchia ed è stato seppellito a Sibiu, sua città d’origine. Nel 2003, fece molto discutere la sua decisione di concedere in sposa la figlia di 12 anni.
Il nuovo re della comunità, che conta oltre 600mila persone, sarà il figlio Dorin.
Copyright © 2013 euronews»

I rom e i sinti non hanno re o regine. La loro è una società nata senza capi, egualitaria, solidale, nomade. Chi vive per la strada, all’interno di una società altra, ben più potente, deve poter accedere all’aiuto e alla solidarietà di chi ha gli stessi modi di vivere, senza la mediazione di strutture di potere. Il potere diversifica e divide, burocratizza e complica i rapporti, crea conflitti, invidie, odi, ingiustizie, sfruttamento. Per secoli la società stanziale, specie nell’Europa dell’est, sperando di poter controllare, regolamentare, sottomettere, “normalizzare” e assimilare i rom e i sinti ha tentato, tra il molto altro, tra esclusione, reclusione e inclusione, anche la via dell’imposizione di loro capi designati dall’esterno. Ma questi capi non hanno avuto l’approvazione dei loro sottoposti e hanno raccolto per lo più solo il loro disprezzo, sono stati cioè considerati dei traditori e dei servi.
Nonostante che gran parte dei rom e dei sinti si sia stanzializzata, sopravvive ancora in loro questa cultura del viaggio, della libertà, dell’autonomia e del rifiuto di gerarchie sia pure formalmente “democratiche” investite e inventate dall’esterno. E anche quando vengono tentate da loro stessi, forme di autoorganizzazione di più gruppi rom, in genere durano poco o restano sulla carta e non funzionano. Alcune riescono a farsi riconoscere dai gagé molto più di quanto non le riconoscano i rom e i sinti.
Si tratta dell’aggiornamento del vecchio meccanismo di controllo gagiò dei re e delle regine: si attribuisce cioè rappresentanza dall’alto, per investitura da parte dei poteri costituiti, a singoli o associazioni rom più intraprendenti,”affidabili” e conosciuti dai gagé e dalle loro organizzazioni beneficenti, sedicenti esperte del “bene degli zingari”. Designazioni dalla base, anche se formalmente vengono sbandierate, non ce ne sono.
Si arriva al limite estremo di gagè che si autoproclamano legali rappresentanti della nazione rom e l’associazionismo beneficente, qualche istituzione e molti giornalisti che non vanno a verificare niente, li accreditano come espressione di una nazione inesistente, presso l’opinione pubblica sempre facilona rispetto ai rom.
I motivi per cui sopravvive e continua a diffondersi la favola dell’esistenza dei re e delle regine rom sono complessi e non riducibili a una breve nota come questa. Basterebbe però che un giornalista si documentasse seriamente, senza limitarsi a registrare quel che gli viene detto a conferma dei suoi pregiudizi, per capire almeno che è un abbaglio grave basarsi su un funerale di lusso e spreco per ri-diffondere la bufala dell’esistenza di un re “zingaro”, sia pure “autoproclamatosi” e con erede designato, regnante su seicentomila sudditi. Senza contare che se, ogni anno, morissero re e regine rom nella percentuale registrata dai giornali, il loro sarebbe, dato il numero dei decessi, il mestiere di gran lunga più pericoloso e mortifero di qualsiasi altro al mondo.

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