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la lotta che rende umani

  

Quando è la lotta a renderci umani. La vita di un vescovo in difesa dell’Amazzonia

quando è la lotta a renderci umani

la vita di un vescovo in difesa dell’Amazzonia

tratto da: Adista Documenti n° 26 del 18/07/2015
 

 Nei suoi 50 anni vissuti nell’Amazzonia brasiliana, dom Erwin Kräutler, vescovo (dal 1981) della prelatura dello Xingu – una diocesi più estesa dell’Italia – e presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi), ha assistito a una rapida, tragica trasformazione: la foresta tropicale che, al suo arrivo, si stendeva dinanzi ai suoi occhi fitta, impenetrabile, lussureggiante, è ora solo un ricordo. Intorno ad Altamira (sede della prelatura), lungo l’autostrada Transamazzonica, «ci sono municipi – ci spiega il vescovo di origini austriache durante una sua rapida visita nel nostro Paese – che conservano appena il 10% della vegetazione originaria»: «Può capitarti di percorrere 200 chilometri senza incontrare l’ombra». Un’aggressione, quella contro la foresta e contro i popoli che la abitano, che dom Erwin ha instancabilmente contrastato, come racconta nel libro appena uscito in Italia, edito dalla Emi, Ho udito il grido dell’Amazzonia. Diritti umani e creato. La mia lotta di vescovo (pp. 286, euro 16, tel. 051/326027, www.emi.it). Un libro che racconta la sua vita «sempre in viaggio e di passaggio», come scrive nell’Introduzione il missionario di origine tedesche Paulo Suess, assistente teologico del Cimi, trascorsa a visitare quello che Kräutler definisce l’«umile, amorevole» popolo di Dio dello Xingu «lungo i fiumi e i canali, lungo le strade e i sentieri fino agli angoli più sperduti dell’Alto e del Basso Xingu», sulla Transamazzonica (durante la cui costruzione, nel tratto distante tre chilometri dal villaggio degli indigeni Arara, «gli indios furono persino cacciati con i cani») e le altre autostrade che tagliano le foreste dell’Amazzonia. Un libro che ci parla delle sue battaglie, dalla lotta, al tempo della Costituente, per l’inserimento nella Carta Costituzionale brasiliana della difesa dei diritti dei popoli indigeni, a quella di oggi contro la centrale idroelettrica di Belo Monte; delle sue denunce contro la distruzione dell’ambiente, contro il saccheggio delle ricchezze naturali, contro gli infiniti rinvii della riforma agraria, contro un modello di sviluppo al servizio degli «interessi di una potente oligarchia a caccia di guadagni immediati e favolosi»; della sua azione pastorale in difesa dell’Amazzonia e dei diritti dei popoli indigeni, quelli che nella Prefazione l’ecoteologo Leonardo Boff descrive come «i veri custodi di questa incommensurabile ricchezza che Dio ha dato al pianeta e specificamente al Brasile», amministratori sapienti e tutt’altro che genuinamente naturali, in quanto «gli indios e la foresta si sono condizionati a vicenda» attraverso relazioni prettamente culturali, in «una rete intricata di reciprocità» in cui la natura è vista e sentita come «soggetto vivo e con una propria intenzionalità», non «qualcosa di oggettuale, muto e senza spirito come per noi moderni».

Una lotta, quella del vescovo, pagata con calunnie, diffamazioni e minacce di morte – le armi utilizzate «nel tentativo di chiudere la bocca a chi alza la voce contro le aggressioni alla dignità umana» – e, il 16 ottobre 1987, persino con un attentato (in un incidente automobilistico doloso), che quasi gli costò la vita e in cui rimase ucciso il missionario italiano che lo accompagnava, p. Salvatore Deiana: quello «è diventato il giorno che divide la mia vita in due parti: il prima e il dopo»; «mi ripresi dalle fratture. Mai, però, mi sono ripreso nel mio intimo dallo sconvolgimento per la morte di Tore». E, quasi vent’anni dopo, nel 2006, ecco cosa scriveva l’economista Armando Soares, nel giornale di maggior diffusione in Amazzonia, O Liberal (5/6/06), a proposito dell’opposizione del vescovo al complesso idroelettrico Belo Monte, sul fiume Xingu (le cui acque, ricorda dom Erwin, «dovrebbero avere il colore del sangue a causa delle innumerevoli stragi perpetrate nel suo bacino, nel corso dei secoli»): «Altamira, per le sue ricchezze e la localizzazione strategica, è uno dei focus preferiti dai nostri nemici, località dove regna un religioso del tempo dell’Inquisizione, dittatore autocratico che si ritiene in diritto di interferire nella vita economica del Comune creando una clima di terrore e paura. (…). Insegnava il padre di Cicerone, il grande tribuno romano, che uomini iniqui devono essere eliminati  sotto la minaccia di contaminare tutta la società».

Ma dom Kräutler non si è lasciato intimidire, continuando a denunciare un «progetto megalomane» che avrà conseguenze disastrose sui popoli indigeni, favorendo ancora una volta le «multinazionali che vivono a spese del Brasile, con tutti i vantaggi fiscali e le facilitazioni energetiche». Un progetto, per di più, di cui si sono resi responsabili proprio i governi a guida Pt, il Partito dei lavoratori: «Ossessionato dall’idea di accelerare la crescita economica», scriveva il vescovo nel 2008, il presidente Lula, colui che si pensava avrebbe finalmente risolto, o almeno portato avanti in maniera energica, tanto la questione indigena quanto la riforma agraria, è giunto a definire come «ostacoli» indios, quilombolas, ambientalisti e pure la Procura della Repubblica e persino a considerare «cavilli» gli stessi articoli della legislazione ambientale.

Non sorprende, allora, che, quando chiediamo al vescovo un suo commento riguardo alla politiche dei governi del Pt, la sua delusione risulti palpabile: «Mi fa male persino parlarne», confessa. Tuttavia, un motivo di soddisfazione è ultimamente venuto da un’altra fonte, l’enciclica di papa Francesco Laudato si’, alla cui stesura il vescovo è stato chiamato a collaborare: «Vivo in Amazzonia da 50 anni e in tutti questi anni tali problemi mi hanno toccato profondamente. E ora li vedo esposti nell’enciclica di papa Francesco». Ed è proprio su questo aspetto che abbiamo iniziato la nostra conversazione con dom Erwin, nell’intervista che qui vi proponiamo.

* L’immagine ritrae uno scorcio della Foresta Amazzonica nello Stato brasiliano del Pará