la chiesa che sogna papa Francesco

 

 

pellerossa

la chiesa che ha in mente papa Francesco non è affatto la chiesa dalle grandi strutture e che si impone per la sua solennità ieratica ma lontana dai problemi della gente

delinea con chiarezza una ‘chiesa di strada’ che si fa prossima ai poveri e ai lontani: “i ‘vip’ da invitare in parrocchia sono i poveri e i lontani”

così a Rio de Janeiro in occasione della giornata  mondiale della gioventù:

 

 La cattedrale è a forma di piramide Maya, una struttura grandiosa di 80 metri, ma celebrando davanti a un migliaio di vescovi da tutto il mondo il Papa afferma che i veri «vip» da invitare in parrocchia sono «i poveri e i lontani». Nel Teatro municipale davanti a politici, diplomatici, imprenditori e intellettuali chiede una «visione umanistica dell’economia e una politica che realizzi partecipazione», contro gli elitarismi, e per «sradicare la povertà».

Tra gli orgogli architettonici della Chiesa e della società brasiliane papa Francesco propone la sua visione della convivenza sociale che non escluda nessuno. Ma è poche ore dopo, durante il pranzo nel palazzo arcivescovile Sao Joaquin con i cardinali del Brasile, la presidenza della Conferenza episcopale e i vescovi della regione, che traccia il suo sogno di una «chiesa di strada» in grado di fronteggiare il «lato oscuro della globalizzazione» e di tornare a parlare a quelli che si sono allontanati.

Molti di quanti hanno lasciato la Chiesa cattolica brasiliana sono confluiti nelle sette e movimenti pentecostali: in Brasile i cattolici praticanti sono oggi attorno al 64 per cento, 8 anni fa, in occasione della visita di Benedetto XVI, le statistiche li davano a più dell’80 per cento. Ma papa Bergoglio non nomina le sette nè cita le statistiche. Piuttosto offre una riflessione molto articolata, innervata nel documento di Aparecida, la V assemblea di tutti i vescovi latinoamericani, alla cui stesura ha collaborato da cardinale, nel 2007.

È il suo sogno di una chiesa aperta, che vada verso le periferie, agli «incroci», «una Chiesa di ‘riconciliazione’, ‘di strada’ , non un ‘transatlantico alla deriva’, ma una ‘bussola’ per l’uomo contemporaneo, che ha «smarrito senso, non ha un nido, subisce violenze sottili e rotture interiori, solitudine e abbandono».

Papa Francesco denuncia «il mistero difficile della gente che lascia la Chiesa; di persone che – dice – dopo essersi lasciate illudere da altre proposte, ritengono che ormai la Chiesa, la loro Gerusalemme, non possa offrire più qualcosa di significativo e importante, e allora vanno per strada da soli, con la loro delusione».

Tanti se ne sono andati, ricorda, «perchè chiedono qualcosa di più alto, di più forte, di più veloce». Il Papa chiede ai vescovi di imparare dai pescatori (il miracolo di Aparecida è collegato a alcuni pescatori, ndr) e dai poveri la capacità di «parlare del mistero», di lavorare contro «muri, abissi, distanze», di ricordare che «le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate, e la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani». Questa Chiesa deve reimparare «la grammatica della semplicità».

«Priorità della formazione», «collegialità e solidarietà», «stato permanente di missione e conversione pastorale», ha detto, sono le «sfide» per la Chiesa, che deve essere «capace di riscoprire le viscere materne della misericordia». E se non vuole rischiare la «sterilità» deve smettere di «ridurre l’impegno attivo delle donne nella Chiesa, bensì promuovere il loro ruolo». Infine l’esempio della Chiesa in Amazzonia, dove non va «con la valigia in mano per andarsene dopo aver sfruttato». «Educazione, salute e pace», le «urgenze brasiliane», interpellano la Chiesa in Brasile.

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