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il vescovo Tardelli non ha dubbi su Medjugorie

«sacrosanti quei dubbi

le veggenti? fanatismo»

il vescovo di Pistoia Tardelli ha adottato la linea dura nei confronti di Medjugorje

«niente incontri pubblici nè immagini di quella Madonna nelle nostre chiese»

 Mons. Fausto Tardelli, 64 anni, lucchese, da pochi mesi vescovo di Pistoia, dopo essere stato per dieci anni alla guida della diocesi di San Miniato, giudica «sacrosante» le parole del papa, mette in guardia dal rischio del business che può annidarsi nel «fenomeno» di Medjugorje. Ma nel contempo invita a cogliere anche «le cose buone» che, a suo giudizio, ci sono nell’esperienza di preghiera che si fa a Medjugorje. Ecco l’intervista che il vescovo di Pistoia ha concesso al Tirreno.

Cosa ne pensa delle parole del papa sulle apparizioni della Madonna?

«Doveroso premettere alcune precisazioni. In realtà il Papa non si è espresso sulle apparizioni della Madonna. Sull’aereo ha detto che presto saranno date indicazioni su Medjugorje mentre alla messa l’altra mattina ha criticato l’atteggiamento di chi ha sempre bisogno di novità dell’identità cristiana e invece che ritrovarla nel fondamento che è Gesù Cristo, va in cerca di veggenti per farsi dare lettere e messaggi della Madonna. Precisata la questione, mi pare che Papa Francesco abbia detto cose più che sacrosante».

Medjugorje: un miracolo della fede o il rischio del business?

« Aldilà del fatto tutto da dimostrare del carattere soprannaturale delle presunte apparizioni e del deleterio fanatismo nei confronti dei cosidetti veggenti, ritengo però che nel fenomeno Medjugorje ci siano anche cose buone. Per tanti ha significato un riavvicinamento sincero al Signore, alla preghiera, alla pratica della vita cristiana. Il rischio del business c’è, eccome. E’ un rischio sempre presente, al quale occorre fare particolarissima attenzione».

A Pisa il vescovo due anni fa redarguì Brosio. Nella sua diocesi quale è la sua linea riguardo ai devoti di Medjugorje?

«Seguo una linea chiara, che poi è quella della chiesa. Non approvo incontri pubblici con i cosiddetti veggenti né che si espongano in chiesa immagini o la statue della Madonna di Medjugorje, né che si facciano pellegrinaggi “ufficiali” da parte della diocesi, delle parrocchie o gruppi ecclesiali. In forma privata singola o collettiva, non ho niente in contrario. La ragione è semplice. Come dicevo, sono convinto che per molte persone non in cerca di veggenti, ma di una ricarica spirituale, Medjugorje come luogo di preghiera e di partecipazione ai sacramenti della Riconciliazione e della Eucaristia, rappresenti una buona occasione».

Lei c’è mai stato in pellegrinaggio a Medjugorje?

«No. Per gli stessi motivi che ho detto, fino ad oggi non sono andato e non ho intenzione di andare. Anche io sto aspettando le decisioni che sulla vicenda assumerà il Santo Padre».

Perché nelle parrocchie tanti gruppi dediti a quel santo o a quella Madonna, e non c’è invece la centralità di Gesù e del Vangelo?.

«Il vero culto della Madonna e dei santi li onora come testimoni di Gesù Cristo. Sennò perché onorarli? Ci devono portare a Cristo, perché solo Lui è la pietra angolare, la via, la verità e la vita. Se si dimentica questa centralità si squalifica ogni “devozione”».

Non sempre è così, ammetterà.

«E’ vero. Il problema è che spesso manca una formazione biblica e liturgica adeguata senza la quale la devozione alla Madonna e ai santi non porta al centro dell’esperienza cristiana, cioè a Cristo». (m.l.)