il commento al vangelo della domenica

Cristo Re dell’universo – regnavit a ligno Deus

il commento di Bernard al vangelo della trentaquattresima domenica del tempo ordinario

Luca 23,35-43

Quando guardo a Gesù sulla croce,
vedo la sofferenza umana
in tutta la sua profondità.
Ma se guardo più a fondo,
con sguardo consapevole,
posso vedere anche l’amore.
La croce stessa,
non è solo il luogo del dolore:
è il punto in cui la coscienza umana
incontra la sua ombra.
Il palo verticale è il movimento dello Spirito
che discende nell’umano;
il palo orizzontale è il respiro dell’umanità nel tempo.
Gesù è nel punto centrale:
il luogo in cui l’eterno tocca l’attimo.

Molti deridono Gesù: i potenti, i soldati,
perfino uno dei condannati.
Talvolta quando una persona soffre,
può perdere contatto con la propria bontà.
Chi insulta, chi deride, chi umilia,
in quel momento, è dominato dalla propria paura,
dalla propria ignoranza, dalla propria ferita.
Non sono persone cattive
ma esseri che non sono consapevoli del proprio sentire
e quindi rimangono catturati dalla propria stessa sofferenza.

Quelle voci non sono solo uomini
ma l’eco dell’anima del mondo:
l’umanità che teme ciò che non può controllare.
È la stessa energia che si solleva in me
quando mi sento incompreso, ferito o giudicato
e non sono in grado di amare e accogliere le mie ferite.

Gesù rimane radicato nella compassione.
Più aumenta la violenza attorno a lui,
più la sua mente rimane libera.
La sua compassione non è un’emozione:
è una vibrazione stabile,
la vibrazione di un campo di coscienza stabile,
centrata nell’amore ed emanante Amore,
che trascende l’umano sentire.
Questa libertà interiore
nessuna prigione gliela può togliere.

Il buon ladrone rappresenta
l’attimo in cui posso risvegliarmi.
Anche tu, amica cara, puoi,
nella tua sofferenza, riconoscere
la tua innocenza più profonda;
vedere la tua verità nel momento presente,
assumere la tua responsabilità senza giudicarti,
aprire il cuore.
Quell’attimo di chiarezza è il vero miracolo.
Non è importante ciò che sei stata
ma il tuo risveglio adesso.

Il Paradiso è promesso anche a te da Gesù:
non è solo un luogo “dopo la morte”
ma uno stato di pace
che nasce nel momento in cui smetti di combattere
la realtà e torni nella tua buona natura.
“Oggi sarai con me in paradiso”:
l’oggi non è un giorno.
È la qualità della presenza.
“Con me” non indica uno spazio,
ma una relazione, una vibrazione di unità.
Quando sei presente,
il Paradiso non è altrove:
si apre in te.

Ti auguro di non rispondere
alla violenza con violenza.
Quando gli altri ti criticano o ti feriscono,
tu possa rimanere libera dentro, come Gesù.
Puoi respirare e scegliere la compassione.

Ti auguro che ogni tua sofferenza
sia un ritorno verso il centro della croce:
quel punto in cui non sei più distratta
dal passato o dal futuro,
ma radicata nell’adesso.
Anche se talvolta hai sbagliato,
come il buon ladrone,
basta un istante di lucidità
per trasformare la tua vita.
Un solo respiro consapevole
può aprirti il Paradiso.

La vera salvezza è la consapevolezza:
Gesù non salva il buon ladrone
liberandolo dalla croce,
ma liberandolo dalla paura.
L’unica cosa che veramente muore sulla croce
è l’illusione di essere separati da Lui.
E quando l’illusione cade,
la coscienza torna a casa.

“Salva te stesso…” è la voce dell’ego,
non dello Spirito.
L’ego interpreta la salvezza come controllo,
difesa, fuga dal dolore, salvaguardia del proprio mondo egoista.

Quando il buon ladrone riconosce
la sua condizione e quella del Cristo,
apertura del cuore:
una breccia da cui entra la luce.
Per questo Gesù parla di “oggi”:
ogni risveglio avviene solo nel presente.

Non si tratta nemmeno di “salvare me stesso”.
Non c’è nulla da salvare:
c’è solo l’essere da riconoscere.
Il Paradiso non è un premio
ma la vibrazione dell’essenza riconosciuta.
Più che salvarmi, devo risvegliarmi.

Ti auguro questo risveglio:
la chiarezza di vedere ciò che sei,
distinguendo l’ego (illusione),
l’individualità (strumento)
e la coscienza (essenza).
La tua individualità non è più prigione ma danza,
una forma attraverso cui l’essere si esprime.

Cara anima, come mi scrisse un’amica:
“E noi siamo già da adesso in paradiso,
che, come dice Faggin, è il Bene,
conoscere sé stessi profondamente,
significato, amore, beatitudine…
Solo un cambiamento di prospettiva…
il paradiso è qui ed ora o mai più…”

Il Paradiso non è luogo
ma qualità della percezione.
Quando vedi con gli occhi della coscienza,
il mondo è trasfigurato.
Quando guardi con gli occhi dell’ego,
il mondo sembra croce.
La croce è reale.
Il Paradiso è reale.
Dipende da quale “sé” che guarda.

Ti auguro di scoprire
che non c’è nessun sé da salvare:
solo una realtà da riconoscere.
E allora potrai accedere finalmente alla libertà.
La libertà è il Paradiso.
E questa libertà ti è sempre disponibile, nell’adesso.
Nell’oggi del Cristo,
ti abbraccio
Bernard

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