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il commento al vangelo della domenica

CHI DI VOI E’ SENZA PECCATO, GETTI PER PRIMO LA PRIETRA CONTRO DI LEI 

commento al vangelo della quinta domenica di quaresima (13 marzo 2016) di p. Alberto Maggi: 

p. Maggi

Gv  8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Nel vangelo di Luca ci sono undici versetti che, per molto tempo, nessuna comunità cristiana voleva al suo interno. Ai primi tempi i vangeli non erano riuniti. Ogni comunità aveva il suo vangelo e lo trasmetteva alle altre comunità. Ebbene, quando in una comunità arrivava il vangelo di Luca venivano tolti questi undici versetti.
Sono i versetti che poi hanno trovato alloggio e ospitalità nel vangelo di Giovanni, al capitolo otto, dal primo versetto all’undicesimo. In realtà se togliessimo questo brano dal vangelo di Giovanni e lo inserissimo al suo posto originario, nel capitolo 21 dopo il versetto 38 del vangelo di Luca, vedremmo che era quello il suo contesto.
Ma come mai nessuna comunità ha voluto questo brano, addirittura per un secolo, e per cinque secoli questo brano di vangelo non è apparso nella liturgia e fino al 900, quindi sono passati tanti anni, non è stato commentato dai padri di lingua greca? Ebbene, abbiamo la testimonianza preziosa di S. Agostino, quindi nel IV secolo che scrive: Per timore di concedere alle loro mogli l’impunità di peccare, tolgono (i componenti delle comunità cristiane) dai loro codici (cioè il testo del vangelo) il gesto di indulgenza che il Signore compì verso l’adultera, come se colui che disse “d’ora in poi non peccare più” avesse concesso il permesso di peccare.
Quindi erano gli uomini, i mariti, che non volevano questo brano, perché l’indulgenza di Gesù verso la donna adultera sembrava mettesse in pericolo la loro famiglia, la loro unità coniugale.
Ma leggiamo questo brano importante che, ripeto, anche se oggi si trova nel vangelo di Giovanni, in realtà è di Luca, il linguaggio è di Luca.
Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino.., letteralmente all’alba. E’ importante quest’indicazione temporale… si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ormai l’abbiamo visto, ogni volta che il popolo va verso Gesù e Gesù tenta di liberare, di far crescere, di far maturare il popolo, ecco subito la reazione delle autorità religiose.
Loro vogliono sottomettere il popolo, non renderlo indipendente. Infatti gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio. Sappiamo che è l’alba quindi probabilmente avevano spiato questa situazione.
La posero in mezzo e gli dissero: «Maestro…” E questa è l’ipocrisia delle persone religiose, non vogliono apprendere da Gesù, vogliono solo ingannarlo, vogliono condannarlo.
“questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.” Notiamo il disprezzo per questa creatura.
“Tu che ne dici?». Dal fatto che la pena richiesta sia la lapidazione, si comprende che questa donna è nella prima fase del matrimonio. Il matrimonio in Israele avveniva in due tempi. Il primo quando la ragazza aveva dodici anni e il maschio diciotto, c’era la fase chiamata lo sposalizio, un anno dopo cominciava la convivenza e questa seconda fase erano le nozze.
Se la donna commetteva adulterio nella prima fase, quella dello sposalizio, veniva lapidata. Se, al contrario, l’adulterio era commesso nella seconda fase, veniva strozzata. Il fatto che chiedono per questa ragazza, per questa ragazzina, la lapidazione, significa che è una ragazzina tra i dodici e i tredici anni.
“Tu che ne dici?» E’ una trappola. Gesù comunque risponda si dà la zappa sui piedi. Perché se dice: “Bene ubbidiamo alla legge divina”, tutto questo popolo che ha seguito Gesù perché ha sentito in lui un afflato diverso, ha sentito l’eco dell’amore e della misericordia di Dio, rimane deluso e lo lascia. Se al contrario Gesù dice: “No, non lapidiamola”, siamo nel tempio, c’è la polizia, e Gesù può essere arrestato perché contravviene la legge divina, la legge di Mosè.
Infatti l’evangelista commenta: Dicevano questo per metterlo alla prova … letteralmente “tentarlo”, è il verbo è che l’evangelista adopera per il diavolo, quindi questi zelanti difensori della tradizione e dell’ortodossia in realtà per l’evangelista non sono altro che strumenti del diavolo. E per avere motivo  di accusarlo.  L’evangelista è feroce: le autorità religiose svolgono l’azione del diavolo. Chi è il diavolo? Colui che tenta, colui che accusa.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Quale può essere il significato di questo silenzio di Gesù e l’azione di scrivere? E’ probabilmente un rimando al profeta Geremia, capitolo 17, versetto 13 dove si legge: “Saranno scritti nella terra, nella polvere, quanti hanno abbandonato il Signore”. E’ la denuncia di Gesù: questi zelanti difensori dell’ortodossia, della tradizione, queste persone tanto religiose, in realtà hanno abbandonato il Signore perché covano sentimenti di odio, covano sentimenti di morte.
Nella prima lettera di Giovanni si dirà poi bene: “Chi non ama rimane nella morte”.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo una pietra contro di lei». Non si tratta, come a volte vediamo nelle immagini o nei film la gente che prende la pietra e la lancia. La prima pietra era quella che lanciavano i testimoni dell’accusa, era un masso che doveva pesare circa 50 Kg, e veniva gettato sulla donna che era stata calata in una fossa, e in pratica era la pietra che la uccideva. Quindi Gesù dice “Chi è senza peccato esegua la sentenza di morte”.
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.  Il termine adoperato dall’evangelista non vuole indicare tanto “i vecchi, gli anziani”, ma il termine greco è “presbitero”, che sono i componenti del sinedrio, quelli che giudicavano. Il sinedrio era il massimo organo giuridico di Israele, composto dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dai presbiteri. Sono quelli che giudicavano, sono questi che se ne vanno.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Il finale è carico di grande tenerezza.
Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù si rivolge con grande rispetto a questa donna. E Gesù disse … Gesù è l’unico in cui non c’è peccato, l’unico che poteva condannarla, scagliare la prima pietra e poteva rimproverarla, ma Gesù non rimprovera e dice: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Gesù non perdona la donna, perché la donna è già perdonata da Dio, ma le comunica la forza per tornare a vivere. Gesù non scaglia su questa donna la pietra che la schiaccia, ma le offre la sua parola che l’aiuti a continuare a vivere.