il commento al angelo della domenica

“veglia e apri la porta”

Luca 12,32-48

il commento di Bernard al vangelo della diciannovesima domenica del tempo ordinario

Tre parole mi restano nel cuore:
non avere paura,
attraversare la notte,
stare nella consapevolezze del presente.

Avere la speranza dell’alba
anche quando la notte sembra infinita,
quando le paure si allungano come ombre,
quando l’immaginazione popola il buio di mostri,
quando non vedo la luce sull’orizzonte.

Le notti insonni,
i pensieri oscuri che mi abitano
e i brutti ricordi che si affollano.
Soltanto i lampi delle bombe in lontananza
di questa storia che sto attraversando:
sembra che la vita non possa fare a meno
di ritornare nel buio della guerra.

Brutta la sensazione
di dover attraversare una notte
sempre più buia.
E non riesco a capire dove sto andando,
quando non mi riconosco
e ogni sagoma pare un pericolo da cui difendersi.

E il cuore… non so da che parte stia.
Se ho ancora speranza.
Se credo ancora alla promessa.
Se c’è ancora un tesoro da custodire.

Non lasciarti ingannare dallo scoraggiamento,
né dal terrore dell’oscurità.
Non temere il volto nascosto
dietro la porta chiusa.

Questa è la notte della responsabilità:
custodire ciò che mi è stato affidato,
che non è solo la mia vita.

Viviamo in un tempo in cui molti pensano solo a sé,
abusano, dominano,
decidono del destino degli altri,
come se fossero Dio.

Non voler stare nelle verità scomode.
Bloccare gli altri nel punto buio
in cui si persiste nell’errore,
limitare la libertà altrui,
condannare gli altri a una non-vita,
soffocando le emozioni più intime.

Non temere la tua fragilità, la tua piccolezza,
non temere il futuro,
non temere di non essere abbastanza.
Lui ha già deciso di donarti il Regno,
e non è un premio lontano
ma un respiro che si compie ora,
una Presenza che ti abita,
un silenzio vivo in cui tutto si ricompone.

Ti sussurra:
e non è un invito all’ansia,
ma alla lucidità del cuore.
A non farti addormentare dall’illusione
che la vita sia solo ciò che possiedi
o ciò che temi di perdere.

Lui viene quando meno te lo aspetti
e non sarà come un ladro.
Viene nella gioia e nel dolore.
Nel volto amico e nello sguardo estraneo.
Nelle parole che scaldano
e in quelle che pungono.
Viene nei giorni limpidi
e nelle notti che non finiscono mai.
E se la tua lampada è accesa,
lo riconoscerai.

Non lasciare che l’abitudine
copra la freschezza di ogni istante.
Non anestetizzarti con il rumore
o con i rimpianti del passato,
né con le proiezioni del futuro.
Il presente è il luogo santo dell’incontro,
il tempo sacro in cui Lui ti cerca,
ti trova e ti ritrovi.

Sii consapevole della tua presenza,
conosci te stesso.
Non addormentarti tra i pensieri,
non rimandare l’abbraccio
a un domani che non esiste.
Il Regno è adesso,
in questo respiro,
in questo sguardo,
in questo istante che non tornerà.

Dov’è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore.
Se il tesoro è l’accumulo,
vivrai nella paura di perdere.
Se il tesoro è l’amore,
vivrai libera.
Il distacco non è rinuncia amara
ma spazio vuoto
che diventa grembo per il dono.

Molto ci è stato dato:
talenti, tempo, relazioni, possibilità.
E molto ci sarà chiesto:
non come peso
ma come responsabilità gioiosa.
Ogni dono che non condivido si spegne;
ogni dono condiviso si moltiplicherà.

Ti auguro di restare sveglia
quando il mondo ti vorrebbe distratta.
Perché vivere svegli non significa vivere tesi
ma vivere nella presenza.
Lascia che i pensieri passino come nuvole,
rimani ancorata alla consapevolezza
che osserva senza giudicare.
Questo è lo stato in cui Lui può trovarti pronta.

Ti auguro di essere luce,
non solo per te stessa
ma per chi cammina accanto a te nella notte.

Ti auguro di avere l’olio della sapienza
nel vaso del cuore,
perché la fiamma non si spenga
quando soffia il vento.

Ti auguro di riconoscerlo
in ogni volto,
in ogni mano che chiede,
in ogni evento che ti sorprende.

Ti auguro di non confondere Dio
con un giudice lontano, legislatore severo
ma di scoprirlo come una Presenza intima e viva,
che ti abita e ti respira dentro.

Ti auguro di vivere senza paura,
libera dall’ansia di trattenere,
capace di perdere per amore,
di svuotarti per accogliere,
di donarti senza calcoli.

Ti auguro di aprire le finestre
e lasciar entrare la luce,
di guardare le stelle
e sentirle vibrare in te.
Di tenere in mano la tua lampada
e camminare nella notte senza tremare.

Ti auguro di aprire la porta
quando sentirai bussare,
e scoprire che Lui era già lì, dentro:
nei tuoi occhi limpidi,
nella pace ritrovata,
nella gioia semplice di essere qui.

E quando Lui arriverà,
si cingerà le vesti,
ti farà sedere,
e passerà a servirti.
E tu saprai, senza bisogno di parole:
il Regno era qui,
da sempre.
Come un abbraccio che ti ricompone.
Bernard

image_pdfimage_print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.