i frati cappuccini e l’emergenza profughi

Giustizia, Pace, Integrità del Creato

I cappuccini tentano di rispondere all’emergenza profughi

“Quanti pani avete?” Il Ministro Generale intitola così la lettera circolare sull’emergenza dei migranti e rifugiati in Europa. La lettera segue l’incontro svoltosi lo scorso 15-16 ottobre a Frascati. 35 frati provenienti da 17 paesi, in particolare dall’Europa, Medio Oriente e Africa sono stati introdotti all’argomento da esperti di Caritas Internationalis, del Jesuits Refugee Services e da due sorelle della UISG, competenti in materia. Hanno ascoltato testimonianze particolarmente toccanti su esperienze già in atto nell’Ordine, specialmente nei luoghi più coinvolti come il Libano, Malta, Grecia e Italia.   Qui puoi leggere tutta la lettera 

QUANTI PANI AVETE

Lettera circolare del Ministro generale

dopo l’incontro indetto a Frascati1

sui migranti e i rifugiati in Europa

1. La domanda di Gesù

“Quanti pani avete?”2 Con questa domanda Gesù si rivolge ai suoi discepoli dopo che questi avevano manifestato lo smarrimento e l’impotenza di fronte ad una folla affamata e stanca. Erano davvero in tanti, cinquemila uomini senza contare le donne e i bambini, e ciò che si poteva recuperare erano qualche pane e pochi pesciolini.

Il nostro sguardo raggiunge con altrettanto smarrimento l’incalcolabile numero di migranti e rifugiati che tentano di entrare in Europa, dopo aver attraversato il Libano, la Turchia e altri paesi e ci rendiamo conto che la situazione è drammatica. Non è solo l’Europa ad essere coinvolta in questo flusso migratorio, pensate a quella massa di gente che, in cerca di un futuro migliore, tenta di varcare i confini tra il Messico e gli Stati Uniti, e a coloro che da vari paesi africani affrontano il mare Mediterraneo. Mentre vi scrivo, le agenzie di stampa diffondono la notizia di un naufragio al largo delle coste Turche dove sono morti sei bambini. In questo momento l’attenzione è portata soprattutto sull’Europa, ma sarebbe sbagliato pensare che si tratti di una questione solo europea.

Le persone che fuggono sono tante, tantissime, molte di più di quei cinquemila che Gesù abbracciava con il suo sguardo. Incutono paura e da più parti si erigono muri per impedire il loro cammino; c’è anche chi vorrebbe ricacciarli da dove sono venuti. Coloro che sono disposti ad accogliere si chiedono cosa fare di fronte ad un’emergenza così grande. Pare quasi di sentire la stessa domanda dei discepoli a Gesù: “Come possiamo trovare nel deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”

2. Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo: la compassione.

Fratelli, vi ho richiamato il brano evangelico della moltiplicazione dei pani affinché lo sguardo sugli eventi drammatici dei migranti sia illuminato dalla fede, e questo deve suscitare i sentimenti di Gesù: “Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino.” Gesù prova “compassione”, si lascia toccare dal loro stomaco vuoto, dalla loro sofferenza, a tal punto che chiama a sé i discepoli: bisogna fare qualcosa! Pensiamo a San Francesco che si lascia toccare dalla sofferenza dei lebbrosi e poi “fa misericordia” con loro.

Cari fratelli Cappuccini, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo, non fingiamo di non vedere, di passare oltre, di erigere i muri della paura e dell’ipocrisia benpensante. La sofferenza vissuta da questa gente, la disperazione che sta scritta sui loro volti, possano davvero muoverci a compassione interpellando la nostra carità e la nostra minorità. Non cadiamo nei luoghi comuni che generano l’indifferenza, oppure fanno affiorare sulle labbra espressioni tipo: “perché non sono rimasti a casa loro?” La nostra vocazione alla sequela di Gesù Cristo, sostenuta dal carisma di Francesco d’Assisi, ci chiede di immedesimarci nel cuore compassionevole di Gesù. Lui, il Signore, ci chiederebbe oggi come allora: “Quanti pani avete?”. La domanda attualizzata oggi potrebbe essere “Quanti posti e quanti spazi inutilizzati avete? Quanti mezzi e quanto denaro potete mettere a disposizione?” La nostra risposta non sarà molto diversa da quella dei discepoli: “Abbiamo un convento vuoto e abbiamo qualche spazio inutilizzato nelle case dove abitiamo attualmente, ma che cosa è questo per un’emergenza così grande? Siamo già coinvolti in tante attività e ora arriva anche questa urgenza da affrontare!” Gesù avrebbe detto: “Fateli sedere”, “fateli entrare!” La condivisione porterà un’altra volta a compiere un miracolo!

Il nostro sguardo di fede, il nostro desiderio di fare qualcosa, spesso deve fare i conti con le normative e le leggi delle autorità dei singoli Stati. Allora potrà accadere che per un semplice difetto strutturale, per esempio, a motivo delle prese dell’energia elettrica poste troppo in basso sul muro, le autorità competenti per l’accoglienza dei migranti rifiutino l’offerta di un convento che ha tutte le qualità essenziali per accogliere. Nonostante gli imprevisti e le sorprese burocratiche, credo sia profondamente evangelico osare con insistenza a porre dei segni e usare tutte le occasioni a nostra disposizione per creare una mentalità accogliente nei confronti dei migranti e dei rifugiati.

3. L’incontro di Frascati

Tutto ciò che ho descritto fino ad ora mi ha provocato a convocare un incontro a Frascati per ragionare, condividere e ipotizzare scelte per il futuro. L’incontro si è tenuto nei giorni 15-16 ottobre u.s. e ha riunito 35 frati provenienti da 17 paesi, in particolare dall’Europa, Medio Oriente e Africa. I frati presenti sono stati introdotti all’argomento da esperti di Caritas Internationalis, del Jesuits Refugee Services e da due sorelle della UISG, competenti in materia.

Abbiamo ascoltato testimonianze particolarmente toccanti su esperienze già in atto nell’Ordine, specialmente nei luoghi più coinvolti come il Libano, Malta, Grecia e Italia. Fr. Abdallah della Custodia del Libano ha riferito che il suo Paese accoglie 1,2 milioni di rifugiati siriani, i quali costituiscono il 25% della popolazione del paese. Ciò indubbiamente pone problematiche notevoli per il Paese, sia di tipo economico come la penuria di cibo, che di tipo sociale quale la competizione per garantirsi a qualsiasi costo un posto di lavoro. I nostri frati, grazie anche ai contributi giunti dalla Curia generale, hanno iniziato ad accogliere alcune famiglie, a provvedere alla scolarizzazione dei bambini cristiani e a garantire un supporto sanitario.

Fra Gianfranco Palmisani, Ministro provinciale della Provincia Romana, Italia, ci ha raccontato come la sua Provincia abbia messo a disposizione dei rifugiati più di un convento vuoto e lo abbia fatto in stretta collaborazione con le autorità competenti. Fra Gianfranco ha anche parlato del caso da lui affrontato in cui a fronte dell’offerta di un nostro immobile, l’autorità competente ha rifiutato la disponibilità a motivo della concentrazione troppo alta di rifugiati in una determinata zona.

4. Cosa possiamo fare?

L’emergenza continua e il nostro impegno non deve mancare. Gli organi di comunicazioni denunciano che non pochi Stati hanno fatto grandi proclami di accoglienza, che però, per ragioni di convenienza e di opportunità politica, tardano a concretizzarsi. È nostro compito stare vicino ai migranti e ai rifugiati; al fumo delle grandi parole e dichiarazioni occorre rispondere con la concretezza evangelica capace di sviluppare progetti di solidarietà. Inoltre usiamo le nostre energie per diffondere una mentalità che sia rispettosa della dignità di ogni persona, indipendentemente dalla religione e dalla razza. Favoriamo iniziative e luoghi, dove i residenti dei singoli Stati possono conoscere i rifugiati, per creare relazioni di amicizia e di sostegno.

Se disponiamo di strutture non usate e che sono in buono stato, non temiamo di offrirle alle autorità competenti per un servizio di accoglienza. Perché non accogliere singole persone oppure una famiglia in locali del convento non utilizzati?

Una proposta emersa durante l’incontro di Frascati è quella di costituire alcune fraternità internazionali che si pongano a servizio dei rifugiati nei luoghi di maggior passaggio come Lampedusa, la Grecia e l’Austria, solo per citarne alcuni. Questa proposta è impegnativa e molto valida ma va approfondita e elaborata ulteriormente.

Se dopo aver esaminato, pensato e operato il dovuto discernimento, giungiamo alla conclusione che non possiamo donare nulla a livello di strutture o di accoglienza concreta, ci rimane sempre ancora la possibilità di far pervenire un contributo in denaro al Fondo emergenze della Solidarietà economica del nostro Ordine o ad altre organizzazioni impegnate in questo ambito. Quando Gesù chiede ai discepoli di quanti pani dispongono, li invita a condividere non solo il superfluo, ma anche ciò che appare come strettamente necessario e indispensabile per la loro vita. Il Signore sta bussando con la stessa insistenza anche alle nostre porte! Facciamo la nostra parte e lui saprà fare la Sua. Vi chiedo di leggere, con cuore accogliente e compassionevole, il capitolo 25 del vangelo di Matteo, a partire dal versetto 31, che è il nostro vademecum per generare progetti di solidarietà; e non dimentichiamo mai, e sottolineo mai, le parole di Gesù: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.” (Mt 25,40).

5. In cammino con la nostra povertà

Fratelli carissimi camminiamo verso il Natale del Signore, facciamolo, portando ognuno la povertà di pochi pani e di qualche pesce, ma diamoli a Lui. Lo devo fare io che servo tra voi come Ministro generale, fallo tu che sei Ministro provinciale o Custode, fallo tu caro fratello in qualunque parte del mondo ti trovi a vivere e che in questo anno santo della misericordia, predicherai e testimonierai l’Amore di Dio per ogni uomo. Facciamolo insieme fratelli, per annunciare che la nostra Fraternità iniziata da San Francesco è capace di generare segni di speranza, di accoglienza, di gratuità, la stessa che Cristo ci ha usato dando la vita per noi. Facciamolo insieme testimoniando che non solo abbiamo ricevuto la Grazia di andare là dove nessuno vuole andare, ma di accogliere anche coloro che molti rifiutano. Non pochi ci insulteranno, ci diranno che portiamo pericoli, che dobbiamo difendere l’orgoglio nazionale, che questa gente ci ruba i posti di lavoro e altro ancora. La risposta a tutto questo è scritta nel Vangelo.

Vi confesso che porto nel cuore il desiderio di leggere presto che avete risposto a questo mio appello. Chiedo che questa lettera si recapitata ad ogni frate dell’Ordine.

Vi auguro un tempo colmo di misericordia donata e ricevuta. A tutti un buon e santo Natale e che l’anno 2016 vi porti il vigore e il coraggio che nascono dalla fede!

Fraternamente.

Fra Mauro Jöhri,

Ministro generale OFMCap

Dato in Roma, l’8 dicembre 2015

Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria,

Patrona del nostro Ordine

1 «Ero forestiero e mi avete accolto» (Mt 25,35) Prot. N. 00761/15

2 Mt 15, 34. Vedi complessivamente: Mt 14,22-33; 15,29-39; Mc 6,30-44; 8,1-10; Lc 9,10-17; Gv 6,1-15.

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