anche la chiesa alla scuola della misericordia secondo il segretario dei vescovi italiani

la chiesa impari di più la misericordia

di Nunzio Galantino

in “Il Sole 24 Ore” del 30 dicembre 2017

“da troppi pulpiti viene diffuso il timore che l’accoglienza metta a rischio la nostra tenuta sociale, e si propone come rimedio la logica dei muri, per elevare da ogni parte divisori invalicabili, per tenere lontano chi è più povero e ciò che è diverso, cioè quanto potrebbe scomodarci o metterci in discussione. Non va forse in questa direzione la mancata approvazione in Senato all’antivigilia di Natale della legge sul diritto di cittadinanza? Una volta di più la miopia e il calcolo impediscono alla politica di muoversi secondo giustizia, di vedere l’instabilità di un mondo abitato da evidenti disuguaglianze e di non comprendere quanto sia precario un benessere non condiviso”

Non sono uso a guardare indietro né faccio troppi calcoli sul domani: piuttosto che soppesare e prevedere preferisco, quando e come mi riesce, l’impegno concreto e appassionato di ogni giorno. Detto questo, il passaggio al nuovo anno rappresenta comunque per tutti un momento di bilancio e di rilancio. Qui cerco di farlo gettando uno sguardo al recente cammino della Chiesa italiana, cercando di intravedere gli orizzonti che la attendono e gli obiettivi da raggiungere, a partire dalle sfide che la storia ci presenta. Negli ultimi anni, la vita della Chiesa è stata positivamente sconvolta dall’elezione di Papa Francesco, della quale sta per compiersi il quinto anniversario. Siamo riconoscenti anzitutto a lui, che con il suo progetto di riforma ha spinto a rimescolare le carte della Chiesa italiana, esortandola a ripensare sempre di più ai motivi che la spingono e le coordinate del suo vivere. Sulla scia del Concilio, ci ha indicato con forza la via della solidarietà con gli ultimi e della condivisione delle vicende umane, per far sì che la testimonianza evangelica sia autentica e non solo di facciata. Lo scossone è stato e rimane forte, diciamoci la verità. Francesco costringe la Chiesa, nella sua azione pastorale, ad assumere una prospettiva ampia, che la porti a guardare sempre più fuori di se stessa, verso il mondo e i poveri, per mantenere viva la sua identità profonda, segno di quell’amore di Dio per gli uomini che abbiamo appena celebrato nel Natale. È un impegno che – se la Chiesa italiana fa suo nella vita quotidiana delle comunità – è stato messo nuovamente a fuoco in occasione della Settimana sociale dei cattolici italiani, dedicata quest’anno al tema cruciale del lavoro. Perché non resti un convegno fine a se stesso occorre davvero che tale impegno divenga ogni giorno più pressante e spinga a una revisione delle attività e delle strutture ecclesiali, nell’ottica della missione e della carità. La Chiesa, del resto, non rimane se stessa se non si immerge nelle pieghe della storia, se non condivide con i poveri e non opera in ogni modo per favorire e costruire il bene comune. In quest’ottica, non è un caso che la pace sia l’obiettivo che ci poniamo fin dal primo giorno dell’anno con la Giornata mondiale, dedicata quest’anno ai migranti e ai rifugiati, cioè a tutti coloro che “fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, povertà e degrado ambientale” (dal Messaggio di Papa Francesco). Qualcuno storcerà il naso, poi, nel vedere pochi giorni dopo – precisamente il 14 gennaio – la Chiesa celebrare anche la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato”, per rafforzare il nostro impegno nel tendere la mano a chi lascia la propria terra in cerca di una condizione più stabile, dignitosa e umana. Da troppi pulpiti viene diffuso il timore che l’accoglienza metta a rischio la nostra tenuta sociale, e si propone come rimedio la logica dei muri, per elevare da ogni parte divisori invalicabili, per tenere lontano chi è più povero e ciò che è diverso, cioè quanto potrebbe scomodarci o metterci in discussione. Non va forse in questa direzione la mancata approvazione in Senato all’antivigilia di Natale della legge sul diritto di cittadinanza? Una volta di più la miopia e il calcolo impediscono alla politica di muoversi secondo giustizia, di vedere l’instabilità di un mondo abitato da evidenti disuguaglianze e di non comprendere quanto sia precario un benessere non condiviso. La Chiesa non rimane alla finestra. Consapevole del suo dovere di solidarietà, e del fatto che senza inclusione non può darsi la pace, anche grazie ai fondi dell’otto per mille ha approntato anche quest’anno numerosi progetti, sia a sostegno di Paesi poveri e zone bisognose, sia al fine di realizzare una maggiore inclusione degli indigenti italiani e di quanti giungono in Italia fuggendo dalla miseria e dalla guerra. Le comunità e le associazioni sono impegnate su tutto il territorio in una quotidiana opera di assistenza, che muove migliaia di volontari e richiede mezzi ingenti. C’è da augurarsi e da lavorare perché il nuovo anno veda ridursi le chiusure egoistiche e porti un maggiore coinvolgimento da parte di tutti.
Un ultimo tema, tra i tanti che mi scorrono davanti, è quello dei giovani. Su iniziativa di Papa Francesco, l’anno che sta per iniziare vedrà impegnata la Chiesa anche in un Sinodo dedicato proprio a loro. Non si tratterà di un convegno realizzato da alcuni esperti né di un momento isolato, ma di un cammino che compiremo per i giovani e insieme ai giovani, per sintonizzarci insieme e comprendere il modo di rendere la Chiesa e la società più aperte. Attraverso queste e altre tappe, la Chiesa italiana si propone nel 2018 di crescere nella via del Vangelo e nella fedeltà alla storia. Si propone in altri termini di imparare sempre di più la misericordia, che non è un semplice sentimento, ma coinvolgimento nella sorte dell’altro, uscita da se stessi e impegno solidale. Sono queste le vie che ci proponiamo di percorrere insieme a tutta la società, in uno stile di confronto e collaborazione che ci ricordi la natura del bene comune, il quale come la tematica ambientale e gli stessi dati economici non mancano di ricordarci – non può essere raggiunto dagli uni a scapito di altri, ma nello spirito di chi cammina in cordata e avanza avendo cura di procedere insieme.

 Nunzio Galantino

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