un nome nuovo per Dio

preghiera contemplativa

il nome nuovo

Nella preghiera penetriamo il mistero di Dio, scoprendone il volto autentico di Compassione e di Misericordia.

Signore, oggi, vogliamo pregarti così: dandoti un nome nuovo

Dio della seconda possibilità. Noi ti preghiamo.
Dio dello sguardo. Noi ti preghiamo.
Dio della tenerezza. Noi ti preghiamo.
Dio degli orizzonti infiniti. Noi ti preghiamo.
Dio dell’alternativa. Noi ti preghiamo.

Dio della radicalità. Noi ti preghiamo.

Dio dell’inaudito, dell’inatteso, dell’inimmaginabile. Noi ti preghiamo.
Dio dell’assurdo e del paradosso. Noi ti preghiamo.
Dio della creatività. Noi ti preghiamo.

Dio della condivisione. Noi ti preghiamo.

Dio degli oppressi e dei reietti. Noi ti preghiamo.
Dio degli imperfetti e dei fragili. Noi ti preghiamo.
Dio della prospettiva orizzontale e dal basso. Noi ti preghiamo.
Dio del riscatto. Noi ti preghiamo.
Dio della relazione. Noi ti preghiamo.
Dio dell’autenticità. Noi ti preghiamo.
Dio della ricerca e del cammino. Noi ti preghiamo.
Dio della memoria. Noi ti preghiamo.
Dio del sorriso. Noi ti preghiamo.

Dio della libertà e della liberazione. Noi ti preghiamo.

Ed infine:
Dio della gratuità, perdonaci.
Dio della profondità, ascoltaci.
Dio della guarigione, abbi misericordia di noi.
Amen.
da Altranarrazione

“siamo quelli della via”

quelli della via

cammini di condivisione

Cammino di condivisione con i poveri secondo la logica del Vangelo e in ascolto dello Spirito.
da Altranarrazione

Abbandoniamo le riunioni di programmazione, riponiamo negli appositi scaffali i libri di testo, rinunciamo all’efficacia operativa delle strutture.

Ci rifiutiamo di compilare i report delle iniziative.

Usciamo, per metterci in ascolto dello Spirito che parla al cuore e nella storia.

Scegliamo la polvere della strada che conosce i passi dell’uomo, rispetto a quella delle sacrestie e degli uffici che rende l’aria viziata.

Scegliamo la scuola dei poveri che smaschera gli idoli e guida alla salvezza, rispetto a quella delle cattedre che definendo, catalogando, elencando, confonde le convinzioni degli intellettuali con la meravigliosa drammaticità del mistero di Dio.

Lasciamo a casa i ruoli dell’insegnante/catechista/animatore ed indossiamo solo la nostra umanità fragile, infedele ma amata da Dio.

Non cerchiamo giovani, fidanzati, coppie ed utenti vari, ma fratelli con i quali camminare.

Nessuno conosce il tragitto che dovremo percorrere. Nessuno può dare indicazioni. La nostra responsabilità consiste in questo: condividere e sostenersi.

Capiterà probabilmente di perdersi, ma non temiamo. Resteremo in attesa di Colui che ha promesso di venirci a prendere caricandoci sulle sue spalle (1). 

Ci disponiamo in mezzo al popolo, non abbiamo nessuno davanti. Ci facciamo condurre solo dalla preghiera e dalla compassione.

Siamo quelli della via.
Potremmo incontrare il deserto, la sete e la morte. Potremmo fallire, essere derisi e presto dimenticati. Ne sarà comunque valsa la pena, perché preferiamo l’utopia del giardino di Dio alla certezza dell’inferno, costruito dall’Iniquità delle classi sociali dominanti, con il supporto delle burocrazie religiose.
(1) Cfr. Vangelo di Luca 15,4-7