la follia e la disumanità di distruggere campi rom pur di far voti!

Raggi a caccia di voti butta giù l’unico campo nomadi funzionante a Roma

Il Camping River era considerato un modello europeo: bambini scolarizzati, pulizia, integrazione. Per adeguarsi a Salvini, la sindaca distrugge i container comprati dal Comune: ognuno costa 20mila euro

La distruzione dei container al Camping River, foto da Facebook di Stefano Costa

La distruzione dei container al Camping River

Era uno dei pochi campi nomadi a funzionare, tra i migliori d’Europa. E si trova a Roma. Ma siccome Salvini ordina, i 5 Stelle per stare al passo (arraffare consensi) si adeguano. Così la sindaca Virginia Raggi sta smantellando, pezzo dopo pezzo, il Camping River una struttura dove non dilagava il degrado, i bambini andavano a scuola, e convivevano più etnie pacificamente. Se non bastasse c’è il costo del luddismo forsennato dei pentastellati in Campidoglio: ogni modulo abitativo distrutto costa la bellezza di 20mila euro. Sono 50 container tutti pagati dal Comune, un autogol nei conti in rosso della Capitale. Complimenti. Neppure l’idea di inviarli nelle zone terremotate. Ma no. Qui nell’Urbe devastata da scandali, dove nulla funziona, si distrugge tutto a colpi di ruspa mentre le famiglie rom urlano e piangono.
Oggi i vigili urbani sono tornati anche oggi nel campo ed hanno “liberato” altri 8 moduli abitativi. L’attività è partita nelle scorse settimane e, secondo quanto si è appreso, sono oltre 30 i moduli sgomberati finora dalla polizia locale.

Le proteste di Sant’Egidio

Le operazioni di sgombero stanno sollevando polemiche e preoccupazioni nel mondo delle associazioni. La Comunità di Sant’Egidio ha lanciato nei giorni scorsi un appello alla sindaca per fermare lo sgombero del Camping River che, a suo giudizio, mette anche a rischio la scolarizzazione dei bambini che aveva funzionato tutto l’anno. E sulla vicenda proprio ieri è intervenuto anche il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, che ha definito lo sgombero “disumano”. “Non so le motivazioni che hanno spinto all’intervento – ha affermato Feroci – ma quello che mi ha inorridito è la modalità con cui sta facendo questo sgomberi: è disumano e non conforme al principio del rispetto delle persone. I bambini guardavano le loro case distrutte e se non fossero stati rom avrebbero già attivato gli psicologici ed i medici”


La foto realizzata da Stefano Costa prima dell’intervento delle ruspe

Il racconto di Stefano, volontario

Scrive su Facebook Stefano Costa, uno dei volontari che ha lavorato nel Camping River. “Oggi la nostra Sindaca ha compiuto l’ultima azione nefanda. A Roma c’era un solo campo rom che funzionava, che non era un lager come gli altri, dove tutto era gestito bene, casette pulite con tendine e gerani, nemmeno una carta per terra, servizio d’ordine all’ingresso gestito dagli stessi rom, più etnie che convivevano pacificamente e tutti i bambini andavano ogni giorno a scuola e si erano perfettamente integrati, a conferma che se si dà loro l’occasione per emanciparsi, loro la colgono. Beh, di tutti i campi che la Raggi in campagna elettorale aveva detto che avrebbe chiuso, stessa demagogia di Salvini, perché il Rom va bene per ogni stagione, orbene, ha fatto smantellare proprio questo campo, ritenuto il migliore in Europa. E senza offrire loro nessuna, dico NESSUNA alternativa abitativa.
Avrebbe dato loro una sovvenzione se si fossero trovati una casa in affitto. Potete immaginate quanto questo possa essere semplice. Loro ci hanno anche provato, con l’inevitabile e prevedibile risultato. Conosco bene la situazione perché l’ho seguita da vicino, in particolare una donna di 37 anni che ha 10 figli di cui uno di un mese. Ora sono per strada, tutto distrutto, anni di lavoro, di riscatto, di integrazione buttati via così. Questo era il campo, ora non c’è più niente e centinaia di persone tra cui donne, anziani e tantissimi bambini buttati in strada”.

“il dolore dei poveri verifica l’umanità prima della religiosità”

il dolore dei poveri

«Il popolo crocifisso è la continuazione storica del servo di Yahvė a cui il peccato del mondo continua a togliere ogni apparenza umana e che i poteri del mondo continuano a spogliare di tutto, strappandogli persino la vita, soprattutto la vita»

Ellacuría

Il dolore dei poveri è un abisso. Di fronte a quegli sguardi senza orizzonte si ha la sensazione di sprofondare insieme a loro.

Il dolore dei poveri svuota le parole del loro contenuto invalidandone forza e senso.

Il dolore dei poveri annulla le certezze ereditate, le presunte competenze, l’ottimismo peloso costruito a tavolino e con il bancomat in tasca.

Il dolore dei poveri fornisce un’altra versione delle poesie sulla bellezza della vita, delle speranze narrate, dei romanzi a lieto fine.

Il dolore dei poveri è l’unica Verità che non può essere contraddetta e per cui vale la pena testimoniare (nel senso di dare la vita).

Il dolore dei poveri verifica l’umanità prima della religiosità.

Il dolore dei poveri è sacro perché è il dolore di Dio.

Il dolore dei poveri giudicherà il mondo.

Il dolore dei poveri annebbia gli sforzi volontaristici e lascia vivere solo la compassione.

Il dolore dei poveri manda in crisi la fede e la ragione, tutte le fedi e tutte le ragioni, ma non l’Amore.

Il dolore dei poveri è pura disperazione da condividere, non da spiegare o trattare in modo infantile.

Il dolore dei poveri rende inique le gioie effimere dei ricchi.

Il dolore dei poveri non è involontario ma causato.

Il dolore dei poveri parla con le lacrime perché ha finito le parole.

Il dolore dei poveri, agli occhi di Dio, rimane innocente anche quando, per le leggi umane, è colpevole.

Il dolore dei poveri è il riassunto di tutta la Bibbia, di tutta la spiritualità, di tutta la morale.

Il dolore dei poveri è l’unico dogma che converte realmente.