ode alla vita

contro una morte lenta

 

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

insensibili alle grida dei disperati?

 

La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, che porta alla globalizzazione dell’indifferenza.

(#PapaFrancesco)

Fermiamoci, chiudiamo gli occhi, ma per guardare meglio, cioè per analizzare, riflettere, decidere.

Abbiamo bisogno di rivedere i protocolli sanitari per ridurre al minimo il contagio con il capitalismo, pericoloso virus deformante.

Individuiamo i focolai dentro di noi, studiamo i sintomi fisici come il senso di alienazione per l’eccesso di fatica ed i sintomi spirituali come l’egoismo e il desiderio di prevalere sull’altro.

Cambiamo abitudini, rimettiamo in discussione ciò che è stato assorbito come presupposto ineludibile, modifichiamo i parametri.

Sottoponiamo ad un rigoroso vaglio critico la nostra eredità culturale.

Liberiamoci del senso di superiorità, deponiamo le armi sia fisiche che ideologiche e rinunciamo ad ogni forma di conquista e di sfruttamento.

Convertiamoci dall’eurocentrismo, chiediamo scusa e consideriamo preziosa ogni diversità (o meglio alterità).

Interrompiamo la propaganda ed iniziamo un lungo tirocinio dedicato all’ascolto.

Ricominciamo da capo, anche se non ci siamo mai riusciti e questo ci spaventa.

Evitiamo l’isolamento e la costruzione di oasi felici ma non condivise, sentiamoci coinvolti perché non esiste sofferenza che non ci riguardi o di cui non siamo responsabili.

Ascoltiamo il grido degli oppressi e non il sibilo dei tanti Lucignolo in giacca e cravatta, arruolati dal Potere.

Riscopriamo la bellezza delle relazioni gratuite e disertiamo le gare di braccio di ferro.

Rientriamo in contatto con le nostre profondità e leggiamo la Scrittura per guarire le ferite, illuminare le tenebre e continuare a sperare contro ogni speranza

(1). In una parola: preghiamo.

(1) Cfr. Lettera ai Romani 4,18

da ‘altranarrazione’

togliere il vangelo dalla naftalina

chiesa migrante e dei migranti

«La teologia non è neutrale: o serve esplicitamente l’oppresso o è quantomeno,  implicitamente, teologia  del dominio»

E. Dussel

 

Occorre un rapido aggiornamento del linguaggio, delle sensibilità, delle opzioni e delle prassi conseguenti. Dobbiamo farci migranti, cioè itineranti, lasciando le posizioni acquisite che ci rendono immobili ed egoisti. Ed è arrivato pure il momento di togliere dalla naftalina la Buona Notizia che non è: «Ecco per te una dottrina da imparare o una religione a cui aderire», ma: «Dio sta dalla parte degli ultimi e sostiene il loro riscatto».

Allontanati dal centro della città per non disturbare la compulsione al consumo dell’inciviltà occidentale, i migranti vengono segregati, come lebbrosi, in luoghi invisibili, anche se per il momento, nel caso dovesse avvicinarsi qualcuno, pare non debbano agitare campanelli e gridare: «Clandestino impuro! Clandestino impuro!».

I migranti annegati nel Mediterraneo rappresentano la risposta, nel concreto, all’asfittico dibattito sulle eventuali radici cristiane dell’Europa. Quei morti sono un macigno sulle nostre coscienze e scandalizzeranno le generazioni future. Il capitalismo con le sue velenose esigenze, ci ha deformato a tal punto che non riconosciamo più storie, ferite, ingiustizie ma solo provenienze, colore della pelle ed utilità. Accogliamo manodopera mica persone. Per gli schiavi un posto si trova sempre, per chi ha bisogno no. «Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore», dice Gesù. Il cuore dell’europeo sta vicino alla sua casetta (in Italia con il mutuo incorporato), alla macchina (in Italia con le rate del prestito incorporate), ed al divertimento (in Italia: calcio, vacanze, TV) .

Se da piccoli avevamo amici immaginari e parlavamo da soli, da grandi abbiamo nemici immaginari e parliamo secondo le indicazioni dei manipolatori di professione. Ma la vita, che abbiamo defraudato ai migranti, grida e le proteste dei migranti sono giunte alle orecchie del Signore. E se non le ascoltiamo nella storia potremmo correre il rischio di doverle ascoltare, in eterno, nell’aldilà. Abbiamo accumulato ingiustizie, adesso siamo costretti a difenderle con la violenza di una legge o di accordi stipulati con Stati che non assicurano i diritti più elementari. Se poi non risulta sufficiente abbiamo a disposizione soldati pronti ad obbedire e armi rigorosamente made in Italy. Tutto questo per garantire un benessere che produce ansia, che è capace però di attrarre, corrompere e contaminare.

un ‘credo’ non di comodo …

credo profetico

«L’oligarchia cerca, attraverso pressioni economiche e politiche, e anche con la violenza, di mantenere l’attuale struttura palesemente ingiusta e ormai intollerabile»

O. Romero

aprile 02, 2018

 

Rinunci all’accumulo di ricchezze, allo sfruttamento degli altri e all’inquinamento ambientale?

Rinuncio.

-Rinunci a tutte le opere che generano iniquità e oppressione?

Rinuncio.

Rinunci a tutte le seduzioni del consumismo?

Rinuncio.

-Credi in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, Padre degli orfani, difensore delle vedove e liberatore degli oppressi?

Credo.

-Credi in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, si è identificato con i poveri, i forestieri, i malati, i carcerati, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

Credo.

-Credi nello Spirito Santo che ha parlato per mezzo dei profeti, la santa Chiesa Cattolica Povera e dei Poveri, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

Credo.

image_pdfimage_print