gli ‘scarti umani’ bussano alla nostra responsabilità

i ‘senzavolto’

Chi sceglie di togliere il velo dal volto di coloro che il mondo vuole rendere invisibili, si prepari a lasciarsi ferire dal loro sguardo e a non dimenticarlo mai più.

Chi sceglie di guardare il volto di coloro che il mondo non può vedere, si prepari a perdere la propria faccia.

Chi sceglie di essere umano e leale con coloro che il mondo rifiuta, scarta, toglie di mezzo, si prepari ad essere tagliato fuori e a condividerne l’emarginazione.

Chi sceglie di andare fuori, si prepari a restarci.

Chi sceglie di fare come Gesù, si prepari a lasciare il potere, l’approvazione, il riconoscimento, e a subirne lo stesso destino: crocifisso come bestemmiatore, fuori dalla città.

Levitico 13,45

Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!

vangelo di Marco 1,40-45

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

pubblicato da Altranarrazione

ogni giorno in Italia cinque casi di razzismo

il razzismo in Italia non è una fake news

almeno cinque casi di discriminazione al giorno

la rete di 16 associazioni ed enti pubblici di cui fa parte il Csv delle Marche

“Pericoloso mettere in connessione immigrati e sicurezza”

No Razzismo- immagine di repertorio

“La tentata strage di stampo razzista di Macerata impone una profonda riflessione sulla pericolosa diffusione del fenomeno del razzismo”: ad affermarlo le 16 organizzazioni ed enti locali che fanno parte, insieme anche al Csv delle Marche, del progetto Voci di confine, nato nel 2017 per raccontare – attraverso dati, storie e testimonianze – il fenomeno migratorio al di là degli stereotipi.

I dati diffusi nel comunicato stampa delle organizzazioni che aderiscono al progetto sono preoccupanti: nonostante l’Italia abbia un sistema normativo adeguato (leggi 654/1975, 205/1993, 40/1998, DL 9-7-2003 n.215) i casi di razzismo sono all’ordine del giorno.
Dei 2.652 episodi di discriminazione rilevati dall’Unar nel 2016, il 69% – ovvero più di 1800 – riguarda fatti discriminatori per motivi razziali, con una media di 5 al giorno.
A questi si aggiungono i dati sui crimini d’odio: secondo l’Odihr (Office for Democratic Institutions and Human Rights) dell’Osce, su 555 crimini d’odio rilevati dalle Forze dell’Ordine in Italia nel 2015, 369 erano relativi a episodi di razzismo e xenofobia. A cui si aggiungono altri 101 casi riportati da organizzazioni della società civile. La relazione della commissione d’indagine del Parlamento italiano su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo (nota come Commissione Jo Cox) dimostra infinel’esistenza di una piramide dell’odio alla cui base si pongono stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile “normalizzato” o banalizzato e, ai livelli superiori, le discriminazioni e quindi il linguaggio e i crimini di odio”.

“La narrazione sui cittadini di origine straniera presenti in Italia va normalizzata su dati precisi di realtà e con informazioni corrette”, ha sottolineato Renata Torrente, referente di Voci di Confine per Amref, organizzazione capofila. Anche per questo l’obiettivo di Voci di confine per il 2018 è quello di portare avanti campagne d’informazione basate su dati concreti e storie di vita vissuta; percorsi educativi nelle scuole e nei centri di aggregazione, per diffondere tra i giovani un punto di vista basato sull’obiettività delle statistiche e delle esperienze. Il progetto prevede anche scambi di buone pratiche, con incontri territoriali che vedranno protagonisti le associazioni delle diaspore e di volontariato, gli enti locali, le ong e i soggetti privati, con l’obiettivo di raggiungere 4 milioni di cittadini, oltre 6.500 giovani, docenti ed educatori, quasi 2.000 operatori della cooperazione, ricercatori, imprenditori e 300 rappresentanti di enti locali italiani ed euromediterranei.

I fatti di Macerata “sono un campanello d’allarme da non sottovalutare come cittadini, prima di tutto, e poi come operatori del terzo settore”, ha sottolineato Simone Bucchi, presidente del Csv delle Marche –  tra i partner del progetto Voci di confine – confermando l’impegno a “rafforzare le reti territoriali che mettono al centro i bisogni delle persone più vulnerabili,  lavorando nel mondo del volontariato, rivolgendoci ai giovani e ai ragazzi, interloquendo con gli enti locali e con tutti coloro che come noi credono fermamente che le Marche siano una regione plurale, solidale e accogliente verso ogni individuo desideroso di costruirsi un futuro qui, a prescindere dal colore della pelle o dalla religione professata”.

Il progetto Voci di confine è stato cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ed è promosso da Amref Health Africa – Italia Onlus,; Amref Health Africa – Headquarters, Africa e Mediterraneo;  Associazione Le Réseau; Centro Servizi Volontariato Marche; Centro Studi e Ricerche Idos (IDOS); Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo (COPPEM); Comune di Lampedusa; Comune di Pesaro; Etnocom; Internationalia; Provincia Autonoma di Bolzano; Regione Puglia; Rete della Diaspora Africana Nera in Italia (REDANI); Step4; Terre des Hommes Italia.

l’inferno di Auschwitz e il nostro presente di indifferenza globalizzata

indifferenza seriale

“Come è stato possibile l’inferno di Auschwitz?”,

ci chiediamo, oggi, scandalizzati

mentre vediamo i migranti affogare in mare o tra i pomodori. Di quelli che invece rimangono in Libia siamo contenti perché rafforzano l’immagine di un Paese capace di ridurre gli sbarchi. D’altronde vuoi mettere: meglio morire subito in Libia che successivamente nel Mediterraneo dopo aver pagato inutilmente gli scafisti. Nel primo modo almeno si risparmia. Sono soddisfazioni.

“Come è stato possibile l’inferno di Auschwitz?”,

ci chiediamo, oggi, scandalizzati

mentre vediamo le bombe fabbricate in Italia esplodere in giro per il mondo. D’altronde l’importante è dichiararsi, nei sondaggi, contrari alla guerra e pure alla violenza (escluso il posto di lavoro e lo stadio).

“Come è stato possibile l’inferno di Auschwitz?”,

ci chiediamo, oggi, scandalizzati

mentre riempiamo gli ospizi di anziani. Ma non si tratta di abbandono, infatti ci preoccupiamo di mantenere le giuste relazioni dei nostri cari affidandoli alle premure di Rete 4.

“Come è stato possibile l’inferno di Auschwitz?”,

ci chiediamo, oggi, scandalizzati

mentre assistiamo alle manganellate di ordine pubblico che ricevono studenti, precari e disoccupati. Protestare rimane comunque consentito (al limite anche giusto) purché non si blocchi il traffico e non si disturbi il potere mentre produce disoccupazione e precariato. Che non è semplice e richiede concentrazione.

Testo di Elie Wisel:

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte del campo,
che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

(Elie Wiesel, La notte, trad. Daniel Vogelmann, Giuntina, Firenze 2012, p 39-40)

 

da Altranarrazione

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