una chiesa clericale e addormentata quella italiana – parola del card. Bassetti

il card. Bassetti scuote la Chiesa italiana:

“troppo clericale, dobbiamo svegliarci

sull’Osservatore Romano l’elogio di don Benzi: “Fu uno schiaffo a una società ipocrita”

ANDREA ACALI

Il cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti
“La Chiesa italiana è in una fase felice ma vedo anche un po’ di stanchezza. Il nuovo dell’Evangelii Gaudium tarda a spuntare perché quella italiana è una Chiesa abbastanza clericale“. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, ospite del programma ‘Pastori, incontri con i vescovi italiani’ condotto da Sergio Valzania in onda ogni sabato e domenica alle ore 18.30. L’arcivescovo di Perugia, che questa mattina è stato ricevuto da Papa Francesco, ha aggiunto che “Si viene da una mentalità pregressa in cui la Chiesa era il parroco o il vescovo. Anche le persone formate come collaboratori erano figli di questa mentalità. Se era clericale il parroco lo erano anche i suoi collaboratori. Ciascuno era terribilmente attaccato al proprio ruolo e al proprio ministero. Quando in passato cambiavo un parroco mi veniva detto: ‘Può cambiare anche il parroco ma qui si è sempre fatto così’. E proprio il conservatorismo è una nota tipica di noi italiani. In questo modo si fa più fatica a far emergere il nuovo. Le giovani generazioni hanno delle grandi difficoltà. Nel volontariato, infatti, ci sono tanti anziani ma pochi giovani”.

La sinodalità

“La parola sinodalità – ha ricordato il card. Bassetti – in greco significa ‘andare sulla stessa strada’ ed è il contrario del clericalismo. La mentalità clericale è ‘io ho il compito di parroco, vescovo, catechista, animatore e questo è il mio campo’. Sinodalità vuol dire condividere insieme i doni, carismi, ministeri. Le membra della Chiesa devono essere infatti in armonia tra di loro. Spesso è più facile racchiudersi nelle proprie idee. La sinodalità richiede dunque il superamento del clericalismo. In Italia serve una Chiesa non dove alcuni hanno molti ministeri, e purtroppo siamo ancora a questo livello, ma dove molti hanno pochi ministeri in modo da poterli fare bene e in armonia tra loro”.

Immigrazione

Il cardinale poi ha parlato dell’immigrazione che a suo avviso “non è solo un problema ma soprattutto una risorsa. Presenta degli aspetti di problematicità perché siamo di fronte ad un fenomeno di masse umane in movimento. Non dobbiamo però fermarci alla corteccia del fatto. Dobbiamo cogliere più che la problematicità, l’aspetto di novità e risorsa. Il fenomeno migratorio – ha ricordato il card. Bassetti – c’è sempre stato nell’umanità, fin dai tempi di Abramo. I quattro verbi che ci ha dato Papa Francesco parlando dell’immigrazione sono quattro azioni da mettere in pratica: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Sono le sfide del mondo di oggi. L’accoglienza e la protezione della persona umana sono il pulsante del cuore della carità cristiana. La promozione e l’integrazione di una persona sono il fulcro vitale di una società che non si dimentica di nessuno. Il fenomeno dell’immigrazione va accolto. Allo stesso modo capisco che una società civile che ha delle regole da rispettare, deve anche proteggere queste persone dai luoghi di provenienza attraverso corridoi umanitari e favorendo delle condizioni per cui non tutti siano costretti a partire. L’Italia – ha sottolineato – è un Paese accogliente e si sta distinguendo da tutto il resto dell’Europa. Di questo non possiamo fare altro che ringraziare la Provvidenza”.

Secolarizzazione

Il presidente dei vescovi italiani ha quindi affrontato il tema della secolarizzazione: “E’ un fenomeno che in parte è ancora in atto ma non credo che oggi sia il principale dei problemi. Il principale problema è quello dell’annuncio della fede. Trovare i canali giusti per portare la buona notizia del Vangelo. È vero che è un mondo secolarizzato ma è anche un mondo che rischia di chiudersi nelle sue povertà. Oggi ci sono anche delle condizioni nuove per annunciare il Vangelo, in situazioni inaspettate. Vedo che si avvicinano delle persone che erano in conflitto con la Chiesa, vengono perché sentono come una sete che li porta a ricercare il bene e il meglio. È una sete di Dio. Viviamo dunque in un mondo secolarizzato ma anche assetato di Dio. Dobbiamo svegliarci tutti dal sonno – ha concluso il card. Bassetti – e metterci in cammino. Non si deve avere paura di sporcarsi le mani. Bisogna affrontare tutte le situazioni. Tutto ciò che riguarda, nel bene e nel male, gli uomini è benedetto da Dio”.

Il ricordo di don Benzi

Lo stesso cardinale Bassetti ha anche ricordato in un articolo per la rubrica “Dialoghi” sul Settimanale dell’Osservatore Romano in edicola oggi l”impegno di don Oreste Benzi per le donne vittime della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, “le nuove schiave”. E’ stato “uno schiaffo in pieno volto a una società ipocrita, che non solo chiude gli occhi davanti a un tale scempio, ma ne fa un mercimonio nel buio, nel segreto inconfessabile di una passione avida e ricattatoria”: così il presidente della Cei ha ricordato il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII a dieci anni dalla morte.  “Come diceva don Oreste – ha scritto ancora – ‘nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare’. Incontrandole con il suo rosario in mano, ha salvato dal racket della prostituzione circa settemila donne”. Per il cardinale Bassetti, don Oreste Benzi, è stato “il prete degli ultimi, il sacerdote ‘dalla tonaca lisa’, un Filippo Neri dei nostri tempi”. Una nota della diocesi di Perugia spiega anche il significato del titolo dell’articolo, il “legno di Gesù“. E’ un diretto riferimento al regalo “inaspettato” che i ragazzi della cooperativa sociale “Ro’ la formichina” della Comunità Papa Giovanni XXIII hanno fatto a Bassetti, un pastorale fatto con il legno recuperato dalle carcasse dei barconi dei migranti che porta la scritta “È un legno che ha portato tanta sofferenza, tanta speranza, proprio come il legno della croce di Gesù”. Don Benzi – ha sostenuto ancora il cardinale – “ha conosciuto questa sofferenza e questa speranza, abbracciando gli ultimi e poveri, per amore a Cristo”. In quel pastorale vi sono dunque “due grandi messaggi: il primo riguarda l’eredità spirituale di don Benzi; il secondo si riferisce al ruolo della Chiesa nell’Italia odierna”.

per capire Dio occorre diventare le sue mani nel mondo

immagini di Dio

dall’Altissimo al papà

 da: Adista Segni Nuovi n° 39 del 11/11/2017
 
 “Non sarebbe bello un Dio di cui ci accorgiamo dì essere mani, che, per esistere fra noi ha bisogno delle nostre mani, che vive nel ‘condividere’ il necessario alla vita e nella ‘gioia’ che ha la sua radice nel servire e nel saziare ogni vivente?”

Tenetevi pure, cari cultori del Dio-Altissimo, il vostro Altissimo Dio! È un Dio che vuole essere adorato perché si vede che gli manca qualcosa che deve venire dalle proprie creature, che sono tenute a farlo; che vuole essere ringraziato per quello che le sue creature ricevono non da Lui, ma dalle altre sue creature; che vuole essere placato perché le creature create da Lui non gli sono riuscite bene e ne combinano di tutti i colori; che vuole essere pregato per inchinarsi verso di loro quando esse non ne hanno bisogno, ma quando esse hanno bisogno di Lui, eccolo zitto, a far raccontare ai suoi galoppini-sacerdoti che l’aiuto arriverà quando loro guarderanno l’erba dalla parte delle radici.

Io, di questo Dio, non so cosa farmene: è lontano, freddo; con tutta l’onnipotenza che Gli viene attribuita, riesce a lasciare nella sofferenza, nel dolore, uno sterminato numero di sue creature. Mi dicono che, oltre ad essere onnipotente, è anche buono. Sarà vero, ma io non me ne sono accorto, soprattutto quando nella mia esperienza incontro il dolore innocente, i piccini seguiti dalla Lega del Filo d’Oro; le vittime del nostro ordine costituito, che lascia morire migliaia di piccini ogni giorno mentre lo spread sale e scende; la violenza blasfema che i ricchi impongono legalmente ai poveri e che gli uomini in generale praticano sulle bestioline, delle quali si sentono padroni e che straziano, dimenticando che anch’esse sono esposte al dolore… Questo Dio dicono anche che sia un Dio geloso, che esige di essere scelto fra tutti gli altri Dio concorrenti; e che non disdegna il fatto che delle Sue creature, a causa della loro fedeltà a Lui, debbano subire il martirio da parte di altre Sue creature che hanno scelto la concorrenza!

Questo era il Dio che mi era stato raccontato, e dal quale sto ancora cercando di liberarmi, e ci sono quasi riuscito. Sono andato a scuola dai portatori delle malattie genetiche; ho preso lezioni nelle aule di oncologia pediatrica; mi sono tenuto in contatto con quelle creature che stanno sperimentando sulla loro pelle i frutti sia del capitalismo che della fantasia creativa del Creatore, che si è degnato di creare, oltre a loro, i virus, il cancro, la lebbra, i bacilli della Tbc, della meningite e via di seguito, per far sperimentare loro le delizie dell’esistere.

Allora mi sono convertito ad un altro Dio, ho creduto in quello che mi ha detto Gesù, e mi sono trovato un Padre, un Papà. Questo Papà, col quale rifletto ogni tanto, abita dentro me stesso; dell’adorazione, del ringraziamento non Gliene cale niente; vuole che noi ringraziamo coloro che ci hanno fatto del bene; che chiediamo perdono a coloro che noi abbiamo offeso, e che ripariamo al danno; che ci vogliamo bene fra noi come Lui ci ama. Mi sembra di aver capito che Lui sia più felice quando io non penso a Lui, ma alle creature che incrocio intorno a me, alle quali Lui vuol far arrivare il Suo amore. Questo succede perché, se io non mi faccio mano del suo amore per loro, loro sperimentano il Suo silenzio e l’inferno della Sua assenza. Questo Papà, infatti, non è affatto onnipotente; direi quasi che è onnidebole! Quando io soffro vedendo soffrire le altre creature, le minime incluse, io voglio pensare di averlo accanto a me a soffrire. Quando mi scandalizzo per la tragedia di un Creato che è tutta una lotta, una violenza, una ingiustizia blasfema, nella quale gli uni per vivere devono far morire altre vite; quando mi è insopportabile vedere la crudeltà indifferente degli uomini sulle bestioline e delle bestioline fra di loro; quando mi sento soffocare in questo nostro mondo che può servire da modello per costruire l’inferno, dato che esso è ancora pieno di viventi che torturano altri viventi, che violentano, rapinano, lasciano morire gli scarti del sistema e i piccini della favela; quando io provo tutto questo penso che esso sia condiviso anche da Lui, dal mio Papà, dato che i figli assomigliano ai padri, e che sono anche la continuità dei padri stessi.

Quando io non mi voglio rassegnare al fatto che la morte sia strutturale alla vita, che la vita sia una lotta per la vita, che, per vivere, sia necessario distruggere altra vita, mi viene di pensare che questi siano anche i Suoi pensieri ed i Suoi desideri.

Mi sento un atomo del Suo pensiero e della Sua volontà. Mi sento che Lui c’è dove c’è, e non c’è dove non c’è. Mi sento che dove non c’è è necessario darGli esistenza perché ci sia. Quando mi lascio prendere dalla malinconia per il procedere inesorabile del tempo, per l’esistenza che si spegne, che sfiorisce, che ci abbandona o per il tutto o per il nulla, io penso che questa sia anche una Sua esperienza.

Quando mi trovo ostaggio della compassione per il dolore, la sofferenza, la miseria universali, spero di essere, di far parte del pensiero e del cuore di un Padre che, se non fosse come Lo penso, andrebbe creato e fatto esistere come io lo penso.

E non sarebbe bello se fossero anche gli atei, se fossero persino gli atei, però quelli che vivono l’amare e il condividere nella dimensione del gratuito, a dare vita a Dio e a vedere in Lui il loro Papà, a vedere in Lui la radice della loro compassione, che include il sentirsi compagni delle vittime, e l’impegnarsi perché ogni vivente possa avere il necessario e la gioia?

Non sarebbe bello un Dio di cui ci accorgiamo dì essere mani, che, per esistere fra noi ha bisogno delle nostre mani, che vive nel “condividere” il necessario alla vita e nella “gioia” che ha la sua radice nel servire e nel saziare ogni vivente?

* Mario Mariotti è da oltre 40 anni attivista sociale e studioso dei rapporti tra Nord e Sud del mondo