gli ‘zingari’ sono troppo parassiti e ladri per fare i poliziotti – parola del sindacato di polizia

assumere ‘zingari’ in Polizia? No, grazie

per la Consap sono tutti ladri e parassiti

Assumere ‘zingari’ in Polizia? No, grazie. Per la Consap sono tutti ladri e parassiti
Profilo blogger

Presidente Associazione 21 luglio

Gli “zingari”? Parassiti, ladri, culturalmente lontani dalla legalità. A dirlo non è il solito sondaggio somministrato a un gruppo anonimo di cittadini esasperati, ma nientemeno che la Confederazione sindacale autonoma di Polizia (Consap) che, in virtù delle diverse migliaia di aderenti in tutta Italia è una delle organizzazioni maggiormente rappresentative della Polizia di Stato con strutture in ogni città e rappresentanti in tutti gli uffici di polizia. La sede nazionale dell’organizzazione è a Roma, città dove la Consap è, per numero di iscritti, il secondo sindacato di Polizia. La Consap fa anche parte della più grande associazione europea di Polizia, rappresentativa di oltre 500mila operatori della sicurezza.

Tutto nasce nei giorni scorsi, quando il Parlamento europeo ha emesso un documento per combattere il fenomeno dell’antigitanismo nel nostro Continente. Il testo raccomanda alla Commissione europea e agli Stati membri di compiere sforzi concreti verso una reale inclusione delle comunità rom in condizione di emarginazione sociale. Tra le misure indicate c’è quella di

“garantire che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge, assicurando un uguale accesso alla giustizia e ai diritti; di fornire una formazione sui diritti umani ai dipendenti pubblici e del sistema giudiziario nazionale; di perseguire i crimini d’odio fornendo strumenti per combatterli nella maniera più adeguata; istituire all’interno del corpo di Polizia delle unità che, formate sull’antiziganismo, sappiano combattere in maniera efficace i crimini d’odio; di favorire l’accesso alle giustizia da parte delle donne rom”; “incoraggiare l’assunzione di persone rom all’interno dei Corpi di Polizia”.

Raccomandazioni di buon senso visto che si tratta di misure già adottate con successo in diversi Paesi. In Italia l’unica a commentare la notizia è stata la Consap che, in un comunicato stampa, ha definito quest’ultima raccomandazione “una priorità delirante”. Il motivo è facilmente spiegato: 

“Il concetto di integrazione dei rom è un controsenso, infatti la loro cultura è da sempre quella di vivere ai margini della società per esaltare il loro parassitismo. Buttandola in metafora disneyana, come ha già detto qualcuno, non si rischierebbe di far sorvegliare alla Banda Bassotti il deposito di Paperone? Immaginiamo che le stesse nostre perplessità le potrebbero avere anche i zigani, che vedono, nelle divise, persone da evitare assolutamente e che questa cultura del “lontani dalla Polizia” se la tramandano da generazione in generazione, fin dalla tenera età dove il poliziotto potrebbe impedire loro di chiedere l’elemosina” 

Insomma, “zingari in Polizia?”. No, grazie, perché per il sindacato

“rimane assodato che in polizia può entrare chiunque, a patto che abbia requisiti morali, personali e generazionali per difendere la libertà e la democrazia

e quindi, secondo la Consap, chi ha sangue rom resta fuori.

Eppure la storia, come sempre racconta una verità diversa. Ho conosciuto funzionari rom della polizia bulgara e rumena addetti alla formazione dei loro colleghi. Così come in Abruzzo e Molise ci sono persone di origini rom arruolate in diversi corpi delle forze dell’ordine, qualcuno destinato anche alle missioni all’estero. Pochi lo sanno, visto che generalmente quando si indossa una divisa, non c’è la necessità di dovere sbandierare le proprie origini ai quattro venti. Soprattutto poi, quando a causa di pregiudizi e stereotipi, si potrebbe incorrere in sgradite conseguenze. D’altronde, anche nel Corpo di Polizia romano è da segnalare la presenza di agenti che, senza divisa, sarebbero annoverati tra gli “zingari parassiti, ladri e sfruttatori“.

Non ce lo possiamo nascondere: questi ragazzi, come tanti altri, sono il futuro del nostro Paese, i costruttori del ponte che ci proietta nel futuro di un’Italia ormai irrimediabilmente “contaminata“ dalla multietnicità. Lasciamo tranquillamente a questi giovani con il sogno della divisa – che siano rom o che non lo siano – la responsabilità di difendere la nostra “libertà e democrazia”, messa a rischio non certo da loro ma da prese di posizione offensive e ridicole. Che da un parte preoccupano ma dall’altra fanno sorridere benevolmente per il livello di un comunicato stampa che – per forma e contenuto – si pone sullo stesso piano delle barzellette indecorose sulle forze dell’ordine raccontate anche all’interno delle comunità rom.

Ma quando si è infarciti di pregiudizi reciproci, ognuno combatte la propria battaglia tra “guardie e ladri” (o riprendendo la metafora disneyana tra il commissario Basettoni e la banda Bassotti) utilizzando le armi che sa usare, a colpi di infelici comunicati stampa o di storielle irrispettose

una giornata mondiale dei poveri voluta da papa Francesco

verso la I Giornata Mondiale dei Poveri

In chiusura del Giubileo della Misericordia Papa Francesco ha voluto indire la Giornata Mondiale dei Poveri, con l’intenzione di aiutare le comunità  cristiane, ma anche i singoli cristiani, ad essere più  vicini agli ultimi, alle “vittime dello scarto della società”.
Come stabilito nella sua Lettera Apostolica “Misericordia et misera”, Francesco spiega che “L’evento verrà celebrato ogni anno nella XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, che quest’anno cade il 19 novembre”.
Il pontefice, ricordando l’esempio di Francesco d’Assisi, perché la Giornata non sia solo un evento “una tantum”, dice:
 “Non pensiamo ai poveri solo come destinatori di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana o, tanto meno, di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze pur validi e utili (…) dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita”.
Siamo invitati, in questa particolare occasione, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, pure ad abbracciarli,
“per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine”,
aggiunge ancora il Papa.
Le persone che ci capita di incontrare o vedere nelle piazze o ai bordi delle strade, spesso, hanno
“la loro mano tesa verso di noi, ed è un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce”.
Poi, il papa, più concretamente, suggerisce cosa fare in questa giornata: 
“Invito la Chiesa, gli uomini e le donne di buona volontà a tenere fisso lo sguardo su quanti tendono le loro nani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà”.
Si chiede quindi una reazione alla “cultura dello scarto” che vorrebbe dominare nella società e nei cuori delle persone, indicando la strada della condivisione coni poveri in ogni forma di solidarietà, come segno concreto di solidarietà.
Infatti, in conclusione del suo messaggio, Francesco suggerisce:
 “Se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Invitiamoli a pranzo: potranno essere maestri che ci aiutano a vivere la fede in modo più coerente”.
 
Germano Baldazzi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi