le beatitudini di oggi

Beatitudini sociali

 

  • Beati quelli che non usano le persone per garantire il profitto.
  • Beati quelli che rifiutano la competizione e il consumismo.
  • Beati quelli che non devono difendere ricchezze.
  • Beati quelli che stringono la mano ad un malato.
  • Beati quelli che accolgono un figlio c.d. disabile.
  • Beati quelli che assistono i genitori anziani e malati.
  • Beati quelli che nel silenzio si accorgono della consolazione di Dio.
  • Beati quelli che non credono negli idoli.
  • Beati quelli che si fermano e chiedono se serve aiuto.
  • Beati quelli che si mettono dalla parte degli ultimi.
  • Beati quelli che credono nell’amore.

 
Vangelo di Matteo 5,1-12a

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

  • Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
  • «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
  • Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
  • Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
  • Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  • Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
  • Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
  • Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
  • Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»” 

pubblicato da altranarrazione

papa Francesco contro i consevatori e la loro pastorale da custodi di musei

 no alla “pastorale di conservazione” da “custodi di musei”

«Guai a chi predica il Regno di Dio con l’illusione di non sporcarsi le mani»

“serve coraggio di gettare il seme cristiano, non stare nelle sicurezze”

Messa del Papa a Santa Marta

domenico agasso jr

Per far crescere il Regno di Dio, bisogna gettare seme cristiano. Per riuscirci, ai fedeli serve coraggio, non una «pastorale di conservazione» che punta solo alle sicurezze. Lo dice papa Francesco nella Messa a Casa Santa Marta di questa mattina, 31 ottobre 2017. Il Pontefice avverte: «Guai a chi predica il Regno di Dio» senza «sporcarsi le mani».   

Jorge Mario Bergoglio – riporta Radio Vaticana – basa l’omelia sul Vangelo odierno, da San Luca, in cui Cristo paragona il Regno del Signore al granello di senape e al lievito: il Vescovo di Roma osserva che entrambi gli elementi sono piccoli, sì, ma «hanno dentro una potenza» che cresce. E così è il Regno di Dio: la Sua potenza proviene dall’interno. 

San Paolo nella Lettera ai Romani, proposta dalla Prima Lettura di oggi, evidenzia le tensioni della vita: sono dolori, angosce e sofferenze che però «non sono paragonabili alla gloria che ci aspetta». Si affronta continuamente «una tensione fra sofferenza e gloria». E nelle tensioni dell’esistenza c’è «un’ardente aspettativa» per una «rivelazione grandiosa del Regno di Dio».  

È un’aspettativa anche della Creazione, che non può sfuggire alla caducità «come noi», ed è «protesa verso la rivelazione dei figli di Dio». Questa è la forza che si ha dentro e che «ci porta in speranza alla pienezza del Regno di Dio»; è l’energia dello Spirito Santo. 

Ed è «la speranza quella che ci porta alla pienezza – spiega – la speranza di uscire da questo carcere, da questa limitazione, da questa schiavitù, da questa corruzione e arrivare alla gloria: un cammino di speranza. E la speranza è un dono dello Spirito. È proprio lo Spirito Santo che è dentro di noi e porta a questo: a una cosa grandiosa, a una liberazione, a una grande gloria». E perciò il Figlio di Dio afferma: «Dentro il seme di senape, di quel grano piccolino, c’è una forza che scatena una crescita inimmaginabile». 

Sottolinea Papa Bergoglio: «Dentro di noi e nella creazione c’è una forza che scatena: c’è lo Spirito Santo», il Quale «ci dà la speranza».  

Il Papa illustra il significato di vivere in speranza: permettere che «queste forze dello Spirito ci aiutino a crescere» verso la pienezza che attende ogni essere umano nella gloria eterna. Ma come il lievito deve essere mescolato e il granello di senape buttato, perché altrimenti quella forza resta lì rinchiusa e non si espande, così è per il Regno di Dio che aumenta «da dentro», e «non per proselitismo», ammonisce il Pontefice. 

Il Regno del Signore «cresce da dentro, con la forza dello Spirito Santo. E sempre la Chiesa ha avuto sia il coraggio di prendere e gettare, di prendere e mescolare, anche ha avuto la paura di farlo. E tante volte noi vediamo che si preferisce una pastorale di conservazione e non di lasciare che il Regno cresca. Ma, rimaniamo quelli che siamo, piccolini, lì, stiamo sicuri… E il Regno non cresce». Affinché «il Regno cresca ci vuole il coraggio: di gettare il granello, di mescolare il lievito». 

Francesco riconosce che se si getta il seme, lo si perde, e che se si mescola il lievito, «mi sporco le mani», perché «sempre c’è qualche perdita nel seminare il Regno di Dio». Ma «guai a quelli che predicano il Regno di Dio con l’illusione di non sporcarsi le mani», esclama. Queste persone sono «custodi di musei: preferiscono le cose belle, e non questo gesto di gettare perché la forza si scateni, di mescolare perché la forza faccia crescere». È il messaggio di «Gesù e di Paolo: questa tensione che va dalla schiavitù del peccato, per essere semplice, alla pienezza della gloria». E la «speranza è quella che va avanti, la speranza non delude: perché la speranza è troppo piccola, la speranza è tanto piccola come il grano e come il lievito. È la virtù più umile, la serva», però, dove è la speranza, c’è lo Spirito Santo, che conduce sempre in avanti il Regno di Dio.