un disumano dopo-Idomeni

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emergenza migranti

dopo Idomeni: ecco dove sono finiti i profughi

le foto dei campi militari dove sono state trasferite le prime famiglie dopo lo sgombero di Idomeni

migliaia di bambini e donne incinte costrette a vivere in condizioni disumane e aria irrespirabile

sono le immagini dell’ennesima vergogna d’Europa, quelle catturate da Antonio Nicolini, volontario italiano, tra i pochissimi ad essere riusciti ad entrare a Sindos, uno dei campi militari dove sono state trasferite le prime famiglie, dopo lo sgombero di Idomeni. “Sono riuscito a entrare in un momento di confusione e la situazione che ho trovato è sconvolgente” racconta Nicolini. “ A Sindos ci sono tre hangar polverosi dove l’aria è irrespirabile, c’è poca luce e ci sono appena 18 bagni per 600 persone, tra cui moltissimi bambini e diverse donne incinte.”

A Sindos ci sono tre hangar polverosi dove l’aria è irrespirabile, c’è poca luce e ci sono appena 18 bagni per 600 persone, tra cui moltissimi bambini e diverse donne incinte

Martedì scorso UNHCR aveva confermato a Vita.it che, oltre ai 34 campi formali già funzionanti, il governo greco ha adibito diversi capannoni della zona industriale di Salonicco a centri di accoglienza, che dovrebbero arrivare ad ospitare circa 8mila persone. UNHCR non aveva però ancora valutato le condizioni di questi spazi e l’ingresso in molti campi è ancora oggi vietato alle ONG, una situazione giudicata inaccettabile anche da Save the Children.

“Quando le famiglie sono arrivate nei nuovi campi, molti bambini, anche piccolissimi, hanno trovato pessime condizioni di accoglienza, con pochissimo cibo e acqua a disposizione e solo quattro servizi igienici completamente sporchi per più di 200 persone, ora destinate ad aumentare,” ha dichiarato Amy Frost, Responsabile di Save the Children in Grecia. “I nostri team di emergenza hanno distribuito aiuti in uno dei campi e hanno incontrato famiglie costrette a dormire in tende vuote su una coperta che avevano disteso sulla terra nuda. Per l’Europa del 2016 questo è assolutamente inaccettabile.

Appena arrivate nei capannoni di Sindos, le persone trasferite da Idomeni non hanno nemmeno trovato i rubinetti, installati il giorno stesso del trasferimento. “L’acqua potabile viene fornita solo in bottiglie. Il pavimento è pieno di polvere e fango e l’aria è irrespirabile. Mi sono bastati quindici minuti nel campo per uscire con un mal di testa terribile.” Racconta Nicolini. “Swiss Cross, l’unica organizzazione presente nel campo, cerca di essere ottimista, dice che le condizioni miglioreranno e probabilmente sarà così. Perché però si sono spostate tutte queste persone quando i campi non erano ancora pronti?” A peggiorare la situazione, ancora una volta la mancanza di informazioni. “Ci sono voci incontrollabili, confusione enorme e la paura che questi luoghi vengano trasformati in campi chiusi. Molte persone sono scappate, l’autostrada ieri era piena di famiglie che cercavano un passaggio, o camminavano per cercare un altro posto.”

Dal 30 maggio alla fine di luglio sulla terraferma, verrà avviato un piano di pre-registrazione, per avviare le pratiche di richiesta asilo, ricongiungimento familiare e ricollocamento (accessibile solamente a siriani e iracheni), aperto a tutti coloro arrivati in Grecia prima dell’accordo Europa-Turchia dello scorso marzo. E mentre l’UNHCR ha messo a disposizione dell’operazione, a supporto del Servizio di Asilo greco 130 funzionari, è chiaro che il numero non sia ancora adeguato per gestire le pratiche delle circa 50mila persone che aspettano in Grecia da mesi.

“La paura delle persone è quella di rimanere in questi campi per un tempo indefinito”, racconta Nicolini. I campi della zona industriale, che non sono ancora nemmeno mappati da UNHCR, spaventano più degli altri, sono lontano dal centro di Salonicco, lontano dagli occhi dei cittadini e dai microfoni della stampa. Qui è più facile nascondere la vergogna d’Europa, è più facile essere dimenticati. “Idomeni era un limbo, ma questo non è meglio.”

“Con un coordinamento e una gestione migliore si sarebbero potute evitare simili condizioni preparando adeguatamente i nuovi campi in tempo, invece di sottoporre queste persone a ulteriori e inutili sofferenze.” Ha dichiarato Frost. “Per molti di loro è un’ennesima terribile esperienza, dopo aver vissuto per mesi o spesso anni sotto la guerra ed essere sopravvissuti ai pericoli del viaggio verso l’Europa. Molti hanno perso ogni speranza.”

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