il presepe sul gommone dei profughi

Gesù sul gommone e la foto di Aylan

il presepe in chiesa di don Vitaliano della Sala


PRESEPE

un presepe di fortuna ma con un alto significato simbolico: la statua di Gesù Bambino sul gommone e la foto del piccolo Aylan Kurdi, trovato morto sulla spiaggia turca di Bodrum

Don Vitaliano della Sala, sacerdote noglobal e controcorrente, lo ha voluto così: dentro la sua chiesa, davanti all’altare in modo che tutti i fedeli possano vederlo e riflettere. Nei giorni scorsi in una intervista aveva criticato Matteo Salvini e la sua difesa a oltranza dei simboli della tradizione cattolica: “Strumentalizza il Natale così come l’Isis strumentalizza l’Islam”.

Nel proprio sito don Vitaliano spiega la sua scelta:

E, in questo particolare momento storico, chi è più privo di prossimo dei fratelli immigrati, sradicati dalla loro terra, lontani dalla patria e dagli affetti? Accettare fino in fondo il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa ci deve portare a denunciare fermamente l’imperante ondata di razzismo e ci deve far andare controcorrente.

  

Accoglieremo tutte le sorelle e tutti i fratelli “clandestini” che vorranno farci dono della loro presenza, e attraverso loro accoglieremo Dio stesso che ci fa il dono della sua visita: è giunta l’ora di rivendicare il nostro diritto ad essere antirazzisti, uscendo allo scoperto con la stella di Davide cucita sulla giacca pur senza essere ebrei, dichiarandoci idealmente siriani o afghani pur essendo nati in Italia e tutto questo semplicemente perché siamo esseri umani e cristiani.

la nuova tessera sanitaria

in arrivo la nuova tessera sanitaria

come attivarla

gli uomini più feroci degli animali

Gino Strada

‘la guerra è sempre un crimine

gli uomini più feroci degli animali nell’uccidere’

Gino Strada ha concesso una lunga e interessante intervista sulla sua attività, sulla guerra, sulle sue cause e il suo contrasto, al quotidiano svizzero Blick. Ecco come è stata sintetizzata su Giornalettismo.

ha raccontato al quotidiano svizzero Blick la sua esperienza di medico impegnato da 25 anni nella cura dei feriti nelle zone di guerra, così come ha spiegato i suoi motivi per opporsi a ogni tipo di conflitto armato.

Il medico fondatore di Emergency, Gino Strada, ha concesso una lunga intervista al più diffuso giornale della Svizzera, Blick. Nel colloquio con il quotidiano elvetico Gino Strada spiega di non trovare attrattivi i luoghi di guerra dove opera, come Gaza, Afghanistan o l’Iraq, ma di considerare un suo dovere offrire un aiuto medico là dove manca.

Da oltre 25 anni trascorro dieci mesi ogni anno nei territori di guerra. Non so più se la mia patria sia l’Italia o l’Afghanistan. La guerra è la mia realtà, il mio lavoro.

 

Gino Strada rimarca come la guerra lo renda furioso, perchè i politici ignorano spesso come il 90% delle vittime dei conflitti siano civili, e non soldati.

Se si buttano giù bombe da un’altezza di 10 mila metri, si colpiscono i civili. Non c’è nessuna città che si chiama Terror City da bombardare.

Il fondatore di Emergency evidenzia di non giudicare chi cura, perchè il suo dovere da medico è solo quello di aiutare i feriti.

Mi interessano quelli che sono stati colpiti dalle bombe, non chi le lancia.

Gino Strada illustra la sua posizione di ferma contrapposizione alle guerre, anche se rimarca di non essere un pacifista, ma solo una persona contraria a ogni intervento bellico.

Tutti coloro che muovo guerra sono in fondo uguali. La parola terrorista sta per il male, la parola soldato invece sta per il bene. Entrambi uccidono, entrambi esercitano violenza contro altri uomini. Li chiamiamo solo in modo diverso.

Gino Strada sottolinea come dalla sua esperienza di medica abbia notato come gli uomini non abbiano ancora afferrato come la violenza contro un altro uomo rappresenti sempre un crimine, e come provochi nuova, ulteriore violenza.

Con la legittima difesa giustifichiamo questo crimine. Ci immaginiamo di essere i buoni, gli altri invece sono i cattivi, i buoni devono ucciderli.

Per il fondatore di Emergency questo atteggiamento così radicato è la causa del continuo scoppio di nuovi conflitti, visto che chi viene colpito poi si organizza per contrattaccare.

Da 15 anni iniziamo guerre dappertutto, uccidiamo e feriamo migliaia di persone, distruggiamo i Paesi e spingiamo alla fuga masse di uomini impoveriti. Ci ringraziano? No, contrattaccano!

Gino Strada rimarca come gli uomini siano più brutali degli animali, per la sistematicità della violenza organizzata contro altri uomini. In merito all’ISIS Gino Strada spiega come

Il problema non sia questo o quel mostro. Tra tre anni nessuno parlerà di ISIS. Ci sarà un nuovo mostro. Tre anni fa nessuno parlava dell’ISIS. Allora erano i Talebani i mostri. Oggi invece i Talebani ci dovrebbero aiutare per sconfiggere ISIS. Cambiare il mostro ogni due anni è una strategia pericolosa.

Per Strada ISIS si può sconfiggere fermando i loro flussi finanziari, così come non vendendo più loro armi.

Per ISIS gli attentati di Parigi erano una vendetta per i bombardamenti francesi contro la Siria. Ogni gruppo utilizza le armi che ha a disposizione. Avessero avuto i caccia, avrebbero bombardato Parigi.

Gino Strada rimarca come per porre fine alle guerre bisogna cancellare l’idea che una parte debba sconfiggere l’altra.

Tutti devono deporre le armi. La radice del male si trova nella nostra convinzione che noi abbiamo ragione e gli altri invece no. Che noi siamo il bene, e gli altri il male.

Gino Strada si definisce comunque ottimista sulla possibilità di vivere in un mondo senza guerre, visto che milioni di persone scendono per le strade per la pace, non per i conflitti.

 

il commento al vangelo del primo giorno del’anno

MARIA MADRE DI DIO

I PASTORI TROVARONO MARIA E GIUSEPPE E IL BAMBINO 

DOPO OTTO GIORNI GLI FU MESSO NOME GESU’

commento al vangelo del primo giorno dell’anno (1 gennaio 2016) di fra Alberto Maggi 

p. Maggi
Lc 2,16-21

<Ebbene, quando Dio si incontra con i peccatori, smentisce quello che la religione ha insegnato. Non li rimprovera, non li punisce, non li incenerisce nel fuoco della sua ira, ma li avvolge del suo amore. Infatti i pastori vengono avvolti dalla luce del Signore. Quindi loro annunciano questo: per essi è nato un salvatore, colui che li viene a salvare.
E’ lo scandalo della misericordia che sarà il filo conduttore di tutto il vangelo di Luca.>


[In quel tempo, i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il primo giorno del nuovo anno si apre con la buona notizia.
E qual è questa buona notizia?
Quelli che la religione considera i più lontani da Dio, in realtà per Gesù, per il vangelo, sono i più vicini a Dio. Questa è la buona notizia che Luca l’evangelista ci riporta nel brano della visita dei pastori a Betlemme.
Scrive Luca: “andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era stato detto loro”.
Che cosa era stato detto loro? Cos’era questa grande novità, la buona notizia?
L’angelo aveva annunziato loro una grande gioia per loro, che era nato per loro il salvatore. Quindi non un giustiziere.
I pastori, lo sappiamo, erano considerati una categoria di gente lontana da Dio perché viveva in uno stato continuo di impurità, di furti. Erano selvatici come le bestie che accudivano. Quindi i pastori erano nella lista degli individui che il messia, alla sua venuta, avrebbe dovuto eliminare in quanto peccatori.
Ebbene, quando Dio si incontra con i peccatori, smentisce quello che la religione ha insegnato. Non li rimprovera, non li punisce, non li incenerisce nel fuoco della sua ira, ma li avvolge del suo amore. Infatti i pastori vengono avvolti dalla luce del Signore. Quindi loro annunciano questo: per essi è nato un salvatore, colui che li viene a salvare.
Ebbene, nessuna gioia da parte di quelli che ascoltano. La gioia dei pastori non è condivisa, ma, scrive Luca “tutti quelli che udivano si stupirono”. C’è qualcosa di nuovo, qualcosa di inaudito in quello che viene detto. E’ lo scandalo della misericordia che sarà il filo conduttore di tutto il vangelo di Luca.
Gesù con la sua misericordia scandalizzerà tutti quanti, specialmente le persone pie, quelle che pensano che l’amore di Dio vada meritato e non hanno sperimentato come i pastori l’amore come regalo anziché come premio.
Quindi “si stupirono delle cose delle loro dai pastori”, perché crolla quello che la religione insegnava loro riguardo a Dio. Un Dio che premiava i giusti, ma che puniva i malvagi. Anche se tutti si stupiscono di questa novità, c’è Maria, la madre di Gesù, che “da parte sua custodiva tutte queste cose”, non “meditandole”, come qui è stato tradotto: il verbo (sumb£llw) significa “esaminare, interpretare, cercare il vero senso”.
Quindi anche Maria è stupita, è sconcertata di fronte a questa novità, ma lei non la rifiuta. Cerca di capire il vero senso. E’ questo atteggiamento di Maria che non si chiude al nuovo, anzi si apre e cerca di capirlo, che la porterà da madre di Gesù a diventarne poi la discepola.
“I pastori se ne tornarono”, e poi Luca scrive qualcosa di straordinario. Nella cultura dell’epoca i pastori erano ritenuti i più lontani da Dio per la loro condizione di impurità, di peccato. Dio, nell’alto dei cieli, era circondato da quelli che erano chiamati i sette angeli del servizio. Questi sette angeli avevano il compito di lodarlo e glorificarlo continuamente.
Ebbene, scrive Luca, “I pastori si se ne tornarono glorificando e lodando Dio”. Una volta che hanno sperimentato l’amore di Dio – un amore che, come abbiamo visto, non viene dato come un premio per i propri meriti, ma come un regalo per i propri bisogni – anche le categorie ritenute le più lontane da Dio sono le più vicine.
L’amore rende intimi al Signore. E’ cambiata l’immagine di Dio, è cambiata la situazione dei pastori. Non c’è nessuna persona al mondo che, per la sua condizione, si possa sentire esclusa o emarginata dall’amore di Dio.
Quindi i pastori se ne tornano lodando e glorificando Dio esattamente come gli esseri più vicini a Dio. Ma la novità di Gesù fa fatica ad essere accolta. Il piano divino incontra la resistenza degli uomini e l’evangelista infatti scrive che “quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione gli fu messo nome Gesù”.
I genitori vogliono rendere figlio di Abramo – era questo il significato della circoncisione – colui che era stato annunziato come il figlio dell’Altissimo, il figlio di Dio. L’evangelista vuol far comprendere la resistenza da parte del suo popolo verso l’accoglienza di questa novità portata da Gesù e ci anticipa il conflitto che subito si scatenerà perché Gesù non seguirà la via dei padri, ma seguirà la via del Padre.

papa Francesco ‘pietra d’inciampo’ e ‘delusione’ per troppi ma non per i poveri

papa Francesco

che “delusione”!

di Alberto Maggi

 
 

all’inizio era solo una discreta mormorazione, poi è diventata mugugno sempre più crescente, e ora, senza più remore, aperto dissenso nei confronti del Papa venuto dalla fine del mondo (e sono tanti che ce lo vorrebbero ricacciare). Papa Francesco in poco tempo è riuscito a deludere tutti. E la delusione si trasforma in un risentimento dapprima covato e ora platealmente manifesto

Sono delusi molti dei cardinali, che pure lo hanno eletto. Era l’uomo ideale, senza scheletri negli armadi, dottrinalmente sicuro, tradizionalista ma con accettabili aperture verso il nuovo. Avrebbe potuto garantire un periodo di tranquillità alla Chiesa terremotata da scandali e divisioni. Mai avrebbero pensato che Bergoglio avrebbe avuto intenzione di riformare nientemeno che la Curia romana, eliminare privilegi e fustigare le vanità del clero. La sua sola presenza, sobria e spontanea, è un costante atto d’accusa ai pomposi prelati, anacronistici faraoni pieni di sé.
 
Sono delusi i vescovi in carriera, quelli per i quali una nomina in una città era solo il piedistallo per un incarico di maggiore prestigio. Erano pronti a clonarsi con il pontefice di turno, a imitarlo in tutto e per tutto, dall’abbigliamento alla dottrina, pur di entrare nel suo gradimento e ottenerne i favori. Ora questo papa invita gli ambiziosi e vanesi vescovi ad avere l’odore delle pecore… che orrore!
 
È deluso gran parte del clero. Si sente spiazzato. Cresciuto nel rispetto rigido della dottrina, indifferente al bene delle persone, ora non sa come comportarsi. Deve recuperare un’umanità che l’osservanza delle norme ecclesiali ha come atrofizzato. Credevano di essere, in quanto sacerdoti, al di sopra delle persone, e ora questo papa li invita a scendere e mettersi a servizio degli ultimi.
 
Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato. Per questi ultimi il papa è un traditore che sta portando la Chiesa alla rovina. Per i primi, papa Bergoglio non fa abbastanza, non cambia norme e legislazioni non più in sintonia con i tempi, non legifera, non usa la sua autorità di comandante in campo.
 

Sono entusiasti di lui i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo

 
 p. Maggi
 
Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere. Ha pubblicato, tra gli altri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. E’ in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita.
(fonte: IL LIBRAIO)

”curricula o ‘curriculum’ anche se è plurale?

il plurale di curriculum è curriculum!

una volta per tutte! …  anche se per ogni dizionario della lingua italiana il plurale in “a” è ormai entrato nell’uso comune e perciò può essere ammesso

Umberto Croppi Headshot

 

C’è un’Italia degli intercalari, dei “come dire“, dei vizi linguistici, delle scoperte lessicali che fanno fino. L’ultima frontiera pare essere quella dei curricula. Solo pochi anni fa a nessuno sarebbe venuto in mente di flettere al plurale la parola curriculum, ma qualcuno, sempre più spesso, per far sfoggio della conoscenza del latino ha cominciato a usare un inaudibile neutro plurale. Come quando – ci spiegava il nostro professore al liceo – con una derivazione dalla lingua avita il carabiniere meridionale, al posto di blocco, ci chiede: documenta!

E come nel celebre saggio del marchesino Eufemio, il neolatinista di turno riceve il premio, che consiste nell’imitazione di timidi laudatores (questo va bene al plurale, vedremo perché) che, per non sbagliare, ne rilanciano l’espressione. È ormai una specie di virus.

Come tutti sanno, una parola straniera entrata nel nostro vocabolario non segue più le regole della lingua di provenienza. Così film, bar, camion, boutique, non si declinano al plurale secondo la propria lingua d’origine, a meno che uno non voglia proprio citarli in quella lingua e, quindi, evidenziarli in corsivo. Vi sono poi parole latine, per così dire, riacquisite attraverso l’inglese o altri idiomi, come forum, che pure hanno perso la valenza originale. Come la mettiamo allora con mass media? Vallo a chiedere agli inglesi, loro hanno coniato il termine e l’hanno voluto così e così resta.

Dice: però il latino non è una lingua straniera, è la matrice dell’italiano e allora dobbiamo rispettarla. Si ma le cose non cambiano: i referendum sono i referendum, come i lapsus, gli alibi, i vademecum e i virus, anche al plurale.

E poi, a ben vedere, curriculum, per come noi la usiamo, non è neppure una parola latina in senso stretto. Per i nostri antenati Romani, il curriculum era una corsetta, una breve corsa. C’era, semmai, il cursus honorum a tenere il conto degli incarichi pubblici di una personalità.

Il “curriculum vitae”, latinismo usato per descrivere in breve le proprie esperienze lavorative e di studio, è un neologismo introdotto in documenti pubblici italiani solo alla fine dell”800, che utilizzato nella sua forma breve, curriculum, compare addirittura alla metà del secolo scorso; in seguito anche italianizzato in curricolo (il cui plurale è, ovviamente, curriculi).

L’argomento che vale su tutti ce lo fornisce, tuttavia, qualsiasi dizionario della lingua italiana: s.m.inv. sostantivo maschile – non neutro – e invariabile. Invariabile, appunto!
Dice, ancora, ma il plurale in “a” è ormai entrato nell’uso comune e perciò può essere ammesso.

Manco per niente, è vero il contrario: sentire “curricula” stride come un freno arrugginito, proprio perché suona falso e rischia di gettare su chi usa questa forma innaturale l’ombra del parvenu (plurale parvenu o parvenus, a scelta).

natale è …

 

Gesù bambinoNatale

è il passaggio dall’inimicizia all’amicizia…

è il passaggio del cuore chiuso al cuore aperto…

è il passaggio del pugno minaccioso a mano che stringe quella lontana…

è il passaggio dell’odio all’amore…


è il passaggio della durezza alla tenerezza…


è il passaggio dell’indifferenza alla compassione…


è il passaggio dell’egoismo alla condivisione…


è il passaggio dell’ostilità all’ospitalità…


Natale è la nascita di Gesù


Dio che cerca un luogo nella nostra storia…


perchè Dio è AMORE MISERICORDIOSO,
per questo ci auguriamo: “BUON NATALE!!!”

AUGURI
Auguri ai poveri, ai senza casa, ai disoccupati.
Auguri agli sfruttati, agli esclusi, agli emarginati.
Auguri a chi soffre per le ingiustizie e le disuguaglianze.
Auguri alle vittime della guerra, dell’odio e dell’intolleranza.
Auguri ai giovani, costretti a vivere in una società senza futuro.
Auguri alle donne, vittime della violenza maschilista.
Auguri ai migranti, vittime della disumanità umana.
Auguri agli animali non umani, vittime dell’olocausto senza fine.
Auguri a Madre Terra, ferita a morte dall’avidità dell’uomo.
Auguri a tutti e tutte, perché venga il giorno della rivolta,
una rivolta nonviolenta per la giustizia e la dignità.
Per costruire la società della nonviolenza

la guerra uccide soltanto non risolve niente

«la guerra non è la medicina giusta

non cura, uccide e va abolita»

Gino Strada

Gino Strada: «La guerra non è la medicina giusta. Non cura, uccide. E va abolita»

«La guerra non è scritta nel destino dell’umanità. Abolire la guerra non è un’utopia, anzi, è qualcosa di molto realista. E non esiste la guerra giusta»

È Gino Strada che parla, con passione, in una intervista esclusiva su Left in uscita il 12 dicembre. Il fondatore di Emergency, testimone diretto della disumanità della guerra che miete vittime tra i civili, lancia un appello alle Nazioni Unite. «Perché non sono mai intervenuti? Devono stabilire che la guerra è come la schiavitù e dobbiamo capire come liberarcene». Il medico chirurgo paragona la guerra al cancro: «Occorre cercare la soluzione. E la violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente». Nell’ampio sfoglio dedicato al pacifismo di fronte alla violenza dell’Isis, Left pubblica un “Dialogo per pacifisti pieni di dubbi” tra il critico Filippo La Porta e lo storico Alberto Castelli, sul concetto di guerra “giusta”. Abbiamo poi scritto di pacifisti “concreti” che nella storia hanno evitato conflitti armati, quelli che alla crisi del pacifismo hanno risposto con la nonviolenza.  Infine le cifre: l’Italia spende per militari e armamenti 23,6 miliardi di euro all’anno, per la cooperazione allo sviluppo 3 miliardi e per la diplomazia 1,8 miliardi.

Dalla guerra al lavoro, o meglio alle dichiarazioni del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che non sono banalità o provocazioni ma parte di un vero manifesto politico che ripete come fosse un mantra: lo studio è inutile, così come il tempo libero e la vita privata, conta solo la dimensione utilitaristica e produttiva. Poi il racconto di un fenomeno tristemente in ascesa e poco contrastato nel nostro Paese: la tratta di esseri umani. Left pubblica la “storia di G.” una ragazza nigeriana venduta da bambina ad una maman e arrivata poi in Italia. Giacomo Russo Spena è entrato in una delle prime Rems (Residenza per le misure di sicurezza detentive) e ci fa capire come vivono i “rei folli” dimessi dagli ex Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari).  Infine, un focus sul “mercato” delle fotocopie che un ddl prova a liberalizzare. Negli Esteri l’analisi del manuale del Terrore, La gestione della ferocia; la Spagna che si avvicina alle elezioni del 20 dicembre sempre più frammentata a sinistra e l’intolleranza della destra indiana che arriva a colpire le megastar di Bollywood.

La cultura apre con l’incontro con il premio Nobel Orhan Pamuk, lo scrittore turco racconta a Left il suo Paese martoriato ma svela anche i segreti dell’amore che attraversa il suo ultimo romanzo.  E ancora: Michela Murgia che parla del suo romanzo “politico” Chirù, mentre il regista Gianni Zanasi racconta il senso del suo film La felicità è un sistema complesso. Per la scienza, Pietro Greco ci racconta della ricerca sulle zanzare geneticamente modificate contro la malaria e Left lancia insieme all’associazione Amica un appello al ministro Lorenzin per la demedicalizzaizone dell’interruzione di gravidanza attraverso la corretta procedura della pillola abortiva Ru486

gli ‘auguri scomodi’ per un natale diverso

AUGURI SCOMODI

di Tonino Bello

(con il video della sua voce)

Bello
Carissiminon obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

 Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

 I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

+ Tonino Bello

 

solo un Dio ‘folle’ riesce ad innamorarmi

natale

la “follia” di Dio

e il senso profondo della venuta al mondo di Gesù

di Alberto Maggi

p. Maggi

Solo un Dio pazzo poteva pensare di diventare un uomo. Ma chi gliel’ha fatto fare al Signore di lasciare il privilegio della condizione divina per assumere la debolezza della condizione umana?
In ogni tempo il sogno dei potenti è stato quello di diventare dèi, di elevarsi sopra di tutti (“Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono… mi farò uguale all’Altissimo”, Is 14,12.14). Raggiungere il Signore è stata anche la massima aspirazione di ogni persona religiosa: salire, spiritualizzarsi, per fondersi misticamente con il Dio invisibile. I potenti pensavano di raggiungere Dio e di essere al suo pari mediante l’accumulo del potere per meglio dominare il popolo; le persone religiose aspiravano a unirsi a Dio attraverso l’accumulo delle preghiere per presentarsi quali modelli di santità.
Ma più l’uomo si separava dagli altri per incontrare Dio e più questi pareva allontanarsi, diventare irraggiungibile.
Con Gesù si è capito perché. Con il Natale Dio diventa uomo, abbassandosi al livello di ogni altra creatura. Solo la “follia di Dio” (1 Cor 1,25) poteva spingere l’Altissimo non solo a diventare un uomo, ma a restarlo: “Svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,7). Non si era mai sentito parlare di un Creatore che si abbassava al livello delle sue creature.
Il Signore l’ha fatto, per amore della sua creazione, l’umanità. Con la nascita di Gesù, Dio non è più lo stesso e l’uomo neanche. È cambiato completamente il rapporto tra Dio e gli uomini, e tra questi e il loro Signore. Con Gesù Dio non è più da cercare, ma da accogliere. L’uomo non deve salire per incontrare il Signore, ma scendere verso gli altri uomini, perché in Gesù Dio si è fatto uomo, profondamente umano e non chiede di essere servito, ma lui si è messo a servizio di ogni uomo.
Per questo, che una persona sia in comunione con Dio non si vede da quel che crede, ma da come ama, non da quanto prega, ma da quanto presta ascolto ai bisogni degli altri, non dai sacrifici verso Dio, ma dal sapersi sacrificare per il bene dell’altro. È questa la meravigliosa sorpresa del Natale del Signore: più l’uomo è umano e più scopre e libera il divino che è in lui, un Dio che non assorbe le energie degli uomini, ma gli comunica le sue, un Dio che non chiede di vivere per lui ma di lui, e, con lui e come lui, irradiare amore, tenerezza e compassione per ogni creatura, un Dio che non chiede di obbedire a un Libro ritenuto sacro, ma di considerare sacra ogni creatura.