per nulla intimorito Galantino risponde per le rime ai ‘piazzisti di fanfaronate

PARLA MONSIGNOR GALANTINO 

«NOI E GLI IMMIGRATI, NELLA TRINCEA CATTOLICA DELL’ACCOGLIENZA»

Galantino

  Salvini, Zaia e Grillo? «Piazzisti di fanfaronate», conferma e rilancia il segretario generale della Cei, che rivela di ricevere molte lettere di solidarietà, ma anche minacce. «Poi smettiamola con la richiesta ai vescovi di ospitare i migranti nelle chiese e nei seminari: «In Vaticano papa Wojtyla ha aperto una delle prime mense per i poveri. Ci sono vescovi che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di soldi, anzi. Lo fanno anche questi signori?».

 

Li invita ad andare a vedere quello che fa la Chiesa per i migranti. Anzi consiglia di fare un viaggio nei campi profughi in Medio Oriente “così si rendono conto di come soffre quella gente”. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, risponde tono su tono al segretario della Lega Matteo Salvini e al presidente del Veneto Luca Zaia e anche a Grillo. Non si meraviglia degli attacchi: “Hanno criticato pesantemente il papa, ma hanno visto che può essere controproducente per il loro consenso, perché papa Francesco è molto popolare. E allora se la prendono con un Galantino qualsiasi”. Rivela che riceve molte lettere di solidarietà, ma anche lettere minatorie e di minacce e spiega c’è solo un modo per uscire dalle polemiche e cioè cambiare la legge Bossi-Fini: “Noi salviamo gli immigrati in mare, ma poi non abbiamo nessuna intensione di accoglierli”

così risponde in un’tervista a :Alberto Bobbio:

 

Mons. Galantino la migliore risposta è questo progetto della Cei in Giordania?


“Mi pare di sì. Noi guardiamo in faccia ai bisogni, a chi bussa alle nostre porte e cerchiamo di offrire risposte. Sappiamo bene che non è la migliore risposta, ma dobbiamo far fronte all’emergenza”.

Però lei è sotto attacco periodicamente per ciò che la Chiesa fa per gli immigrati…


“Il problema è la percezione che gli italiani hanno del fenomeno. Qualche mese fa un sondaggio indicava che in Italia c’è la percezione che gli immigrati siano il 30 per cento degli italiani. Significa che la gente crede che abbiamo accolto 18 milioni di stranieri. Invece sono meno del sette per cento, lavorano, pagano le tasse e contribuiscono quasi all’ 7 per cento della nostra ricchezza. Salvini fa leva sulla percezione, ma sa bene che i numeri sono altri. Utilizza le parole con irruenza invece di guardare le cose in maniera corretta. La realtà è un’altra”.

Lei ha detto alla Radio Vaticana che ci sono piazzisti da quattro soldi che pur di raccattare voti dicono cose insulse. E così?


“Esattamente e aggiungo che sui quei piazzisti molti ci sguazzano. La percezione diventa notizia e alimenta le polemiche. I media, alcuni non tutti, ci vanno dietro, alimentano la polemica, non raccontano qual è la realtà. Anzi i piazzisti sono molti, piazzisti di fanfaronate da osteria, chiacchiere da bar che rilanciate dai media rischiano di provocare conflitti”.

Faccia un esempio…


“Un pugno di cittadini, appoggiati da un movimento di estrema destra a Roma si oppone alla presenza di venti immigrati, ma sui giornali diventa subito ‘la rivolta della capitale’. Non è così che si favorisce la convivenza pacifica”.

La Cei è stata accusata anche di guadagnarci con gli immigrati…


“Una banalità spaventosa. Perché non vengono a vedere? Nelle nostre strutture, quelle accreditate, la polizia ci porta gli immigrati e poi chi si è visto si è visto. Ogni tanto vengono a dare un’occhiata, appare magari un impiegato della Asl per controllare e basta. Noi ci arrangiamo, tiriamo fuori soldi di tasca nostra e nessuno ci guadagna. Noto che anche in questo caso parlano piazzisti di parole che incendiano ed esasperano gli animi”.

Però voi continuate?


“Facciamo quello che ci impone di fare il Vangelo e non dobbiamo giustificarci. Piuttosto è il governo che è del tutto assente sul tema immigrazione. Non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale. Potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece noi abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva.

Prima la Turco-Napolitano e adesso la Bossi-Fini. Le pratiche per la richiesta di asilo sono lunghissime, un calvario la richiesta di permesso di soggiorno. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno stracco di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione”.

Ma c’è il solito problema del consenso…


“E’ vero. Nessuna forza politica si applica alla questione perché rischia voti. Ma così non si esce dall’impasse e si rischia grosso. Io ricevo molte lettere di solidarietà per ciò che fa la Chiesa, ma anche pesanti lettere di minaccia e allora mi chiedo dove è finito il Vangelo in questo Paese. Il Vangelo dice solo ‘Ero forestiero e mi avete accolto’, ‘Ero perseguitato e mi avete accolto’. Il permesso di soggiorno viene dopo”.

Ma la Lega ha difeso il crocefisso nelle scuole…


“Lodevole iniziativa. Ma ha difeso il crocefisso finché sta appeso al muro, ma quando smette di essere solo un’immagine e il crocefisso scende dalla parete e diventa il volto sofferente che bussa alla mia porta, uno che magari puzza perché ha attraversato il mare, allora non va più bene Che credibilità ha una tale forza politica? Il Vangelo non è una sommatoria generica di precetti morali”.

Anche molti cattolici sono d’accordo con la Lega…


“Allora c’è davvero un problema. Se ci sono preti e vescovi che simpatizzano per questi signori, ammesso che sia vero, come dicono quelli che mi hanno pesantemente attaccato accusandomi perfino di aver offeso milioni di italiani, allora è bene che vadano a spiegare a loro cosa accade nelle nostre parrocchie. Hanno tirato in ballo preti di campagna che starebbero con la Lega. Va bene, ma anche i preti di campagna sanno ciò che accade nella trincea cattolica dell’accoglienza. E poi smettiamo una volta per tutte con quella richiesta al papa di portare gli immigrati in Vaticano e ai vescovi di ospitali nelle chiese e nei seminari. E’ un mantra che non si può più ascoltare.

In Vaticano papa Wojtyla ha aperto una delle prime mense per i poveri. Ci sono vescovi che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di soldi, anzi. Lo fanno anche Salvini, Zaia e Grillo? Per questo una visita ai campi profughi e alle nostre Caritas aiuterebbe a capire. Non dico che cambierebbero opinione, ma li aiuterebbe a capire. Noi qualche titolo in più per parlare di queste cose lo abbiamo perché siamo sulla strada in prima linea e conosciamo la realtà e alle male parole di Salvini rispondiamo con i fatti. Noi conosciamo i nomi degli immigrati, per loro invece sono solo numeri e anche sbagliati”.

 

 

 

la ‘parresia’ di Galantino è quella di papa Francesco

nelle parole «rudi» di Galantino la linea di Francesco

Galantino

di Luigi Accattoli
in “Corriere della Sera” del 11 agosto 2015

Nunzio Galantino è il segretario della Cei ma non parla come un vescovo. Usa un linguaggio diretto, simile a quello di papa Bergoglio quando grida «vergogna» per Lampedusa. Anzi di più: se Bergoglio è schietto, Galantino è rude.

papa-francesco

La sua cifra è quella del Papa dei poveri che per farsi capire non teme di alzare i toni, o di mescolare i linguaggi, buttando là — poniamo — che per essere buoni cattolici non bisogna fare figli «come i conigli». Galantino taglia e cuce ma non lo fa per inesperienza della vita o della lingua. Sta per compiere 67 anni, ha una laurea in Filosofia e un dottorato in Teologia, ha scritto su Rosmini e Bonhoeffer. Quando qualifica i politici che cavalcano la «paura dell’invasione» come «piazzisti da quattro soldi» intende affermare proprio questo. Non è un «errore comunicativo» come si usa dire nei salotti che non frequenta: è un attacco frontale. Del resto tornava dal Medio Oriente e parlava di richiedenti asilo per i quali venerdì il Papa aveva detto che respingerli «è guerra, si chiama violenza, si chiama uccidere». Con la stessa attitudine combattiva con cui oggi sfida i Grillo e i Salvini, a fine luglio aveva definito «pericolosa» e «ideologica» la sentenza della Cassazione sull’Ici per le scuole paritarie. In maggio aveva commentato così il referendum irlandese che introduceva le nozze gay: «Prevale un delirio dell’emotività e un sonno della ragione». Papa Bergoglio chiede ai vescovi italiani di parlare per il «loro popolo» e di farlo con concretezza di riferimenti, in modo che «il popolo capisca». Si direbbe che Galantino si diverta a fornire esempi di quell’arte, sconosciuta all’Italia ecclesiastica, e può capitare che qualche volta vada più in là del maestro.

nostalgie da destra per la chiesa di Biffi e Ratzinger contro quella di Galantino e papa Francesco

Marcello Pera

“che abisso fra la chiesa di Biffi e quella di Galantino”

 

 

Pera

il cardinale Biffi è stato un eroe della chiesa, nulla a che vedere con certi prelati che oggi vanno per la maggiore

chi parla è Marcello Pera, dal 2001 al 2006 presidente del Senato, filosofo, considerato uno dei principali studiosi italiani di Popper, negli anni in cui ricopriva la seconda carica dello Stato ha conosciuto e stretto amicizia con Benedetto XVI, un rapporto continuato anche quando Ratzinger è diventato Papa emerito. Dalla sintonia intellettuale fra i due sono nati in particolare tre volumi: Senza radici (2004, Mondadori) scritto a quattro mani e dedicato a Europa, relativismo, cristianesimo e islam, quindi L’Europa di Benedetto (2005, Cantagalli) di Joseph Ratzinger, per il quale Marcello Pera ha scritto l’introduzione, e Perché dobbiamo dirci cristiani: il liberalismo, l’Europa, l’etica (2008, Mondadori), di Marcello Pera, introdotto da una lettera di Benedetto XVI.

Marcello Pera era in prima fila al funerale del cardinale Biffi, che dall’84 al 2003 è stato arcivescovo di Bologna. 
Claudio Monti gli ha posto alcune domande:

Cosa ha significato il card. Biffi per Bologna, per la chiesa e per l’Italia.
Tre cose, detto in breve: la fede, la sapienza teologica, il coraggio. Tutta merce oggi non solo rara, ma pressoché introvabile. Bologna e la Chiesa tutta devono essere fiere di averlo avuto tra i suoi vescovi.

Ricordando la figura del card. Biffi in questi giorni alcuni commentatori hanno scritto che esprimeva una chiesa ormai pressoché definitivamente scomparsa, impegnata com’è, quella dei nostri giorni, ad essere politically correct, fino a scoraggiare, se non ad osteggiare, come ha fatto il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, la manifestazione del 20 giugno scorso a difesa della famiglia. Cosa ne pensa?
Dove vedevo fede profonda e testimonianza fiera e sincera e sorridente, oggi vedo molto calcolo e carriera. Dove sentivo dottrina meditata e approfondita, oggi sento molta approssimazione. E dove avvertivo la parola del coraggio oggi osservo conformismo. Per favore, non si permetta di confrontare il Segretario generale della Cei, e non solo lui, con Giacomo Biffi!

Per quale ragione?
Il card. Biffi era un eroe della Chiesa, un gigante della dottrina. Non aveva diffidenza della teologia e non la piegava all’interesse di moda o al potere di turno. Non pensava che la misericordia facesse eccezione alla verità o che la verità fosse astratta e avesse bisogno dell’integrazione della misericordia per rendersi viva e praticabile e accettabile. E non aveva in gran cura la carriera: ci scherzava sopra. Che meraviglia le sue battute di spirito, così ficcanti e così acute!

giacomo-biffiFece molto discutere il card. Biffi quando nel 2000, affrontando la questione dell’immigrazione, oltre a pronunciare parole profetiche, invitò a “salvare l’identità propria della nazione” perché “l’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto”. Così come chiese di non sottovalutare “il caso dei musulmani”, che “va trattato con una particolare attenzione”. Sono trascorsi 15 anni da quel discorso e verrebbe da dire che, anche su questi temi, aveva visto giusto. O no?
Posso risponderle con le prime parole che gli dissi la prima volta che andai a trovarlo: «Mi scusi, Eminenza, io sono tra coloro che non avevano ancora capito. Grazie per avermelo spiegato, non lo dimenticherò». Oggi mi fa tristezza che lo dimentichino anche i suoi confratelli. Che senso ha ancora parlare di evangelizzazione se poi si predica il dialogo e lo si intende e lo si pratica nel senso della cedevolezza, della chiacchiera, dello scambio di opinioni? Quando Gesù disse: «Io sono la verità» voleva forse dire che ce ne sono anche tante altre e che tutte vanno bene? Quando si dice: «Io sono seguace di Cristo» lo si intende alla stregua di «Io sono vegetariano» o «Io sono juventino»? Si ricorda il famoso e teologicamente tanto tribolato imperativo di Gesù rivolto a coloro che si rifiutavano di accogliere l’invito del padrone: «compelle intrare». D’accordo, Gesù non pensava alla forza, non pensava alla costrizione, pensava alla verità salvifica e irrinunciabile. E comunque, quanto a forza e costrizione, quale valore hanno i princìpi sacri e irrinunciabili scritti nelle costituzioni, se non appunto quello della forza e della costrizione, per legge, verso tutti coloro che intendono far parte della comunità in cui valgono quelle costituzioni? Quando un musulmano entra in Italia e lo Stato lo obbliga laicamente al dettato costituzionale di non contrarre più di un matrimonio, o di non interrompere il lavoro cinque volte al giorno, non dice, esso Stato, «compelle intrare»? Anche questo Biffi aveva capito più e meglio di tanti costituzionalisti e filosofi del diritto sedicenti aperti e tolleranti: che uno Stato che rinuncia alla forza dei suoi princìpi non è uno Stato. E quanto acuto e arguto egli si era mostrato verso la modalità di formazione del nostro Stato unitario, massonica e anticristiana, proprio durante i giorni in cui fuori risuonava la retorica trombona, celebrativa e cortigiana dei nostri politici, pronti a istituire un’altra festa nazionale, fredda come tutte le altre nella coscienza popolare! Mi creda, Giacomo Biffi è stato un grande. Scusi ancora, Eminenza, e grazie!

Claudio Monti

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